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Teatro italiano al Settecento
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Il rinnovamento e la sperimentazione nel campo della lirica si manifestarono anche nel teatro, con la restaurazione della parola e del suo primato a differenza di quanto accadeva nella Commedia dell’Arte, in cui la parola soggiaceva alla comunicazione corporea o si restringeva in un’espressività povera, e a differenza anche del melodramma, in cui la parola si dissolveva in musica.

Per quanto riguarda la commedia, in attesa della grande riforma goldoniana occorre ricordare Carlo Maria Maggi, autore anagraficamente secentesco ma la cui opera teatrale, prevalentemente composta negli anni Novanta, è dal punto di vista della sensibilità letteraria già ascrivibile al Settecento. Maggi scrisse quattro commedie e alcuni intermezzi in dialetto milanese, avviando la grande tradizione colta della letteratura milanese che, unica tra tutte le letterature dialettali, elaborò una tradizione – e un corpo consistente di testi – prolungatasi attraverso il Settecento (Balestrieri) e l’Ottocento (Porta) fino a tutto il Novecento (Tessa e Loi). La tragedia venne ripresa dal bolognese Pier Iacopo Martello (1665-1727), che cercò di riproporre, con minore rigidezza, le forme del teatro francese del Seicento, tanto da impiegare in molte sue tragedie un verso di quattordici sillabe, modellato sul dodecasyllabe e chiamato “martelliano” o “alessandrino”.

 

Tuttavia, quando si parla di teatro del Settecento, si pensa subito (a parte la commedia di Goldoni) al melodramma, nato nel Cinque-Seicento per indicare l’opera in musica. Con la struttura del libretto del melodramma (struttura già definita sul piano metrico con la distinzione tra recitativi e arie), la lingua e la letteratura italiana acquistarono, nel Settecento, una diffusione internazionale e raggiunsero anche strati popolari, soprattutto nell’Ottocento.

Il melodramma – che era già stato oggetto di attenta cura da parte di Apostolo Zeno, il predecessore di Metastasio come poeta cesareo alla corte di Vienna – trovò il suo maggiore interprete in Pietro Metastasio. Questi (il vero nome Pietro Trapassi era stato grecizzato), educato da Gian Vincenzo Gravina e segnalatosi per il virtuosismo nell’improvvisare versi, nel corso del Settecento elaborò una vera e propria riforma del teatro attraverso una serie di soluzioni compositive e, in particolare, assegnò alla parola una decisa preminenza sulla musica e sugli altri elementi dello spettacolo. Con Metastasio si configurò un nuovo linguaggio sentimentale della poesia che, impostosi grazie alla facilità comunicativa, avrebbe influito anche su Goldoni. Dalla cultura arcadica Carlo Goldoni, il più grande scrittore di teatro italiano derivò l’istanza riformatrice, applicandola alla Commedia dell’Arte (il

teatro di grande consumo popolare), ma soprattutto apprese la lezione di una lingua semplice e comunicativa, tanto che i suoi testi reggono ancora oggi come nessun altro del Settecento. Egli creò un teatro realistico e popolare capace di magica fascinazione per la leggerezza dell’intreccio e la vivacità dell’invenzione. E le commedie in dialetto, che costituiscono l’epilogo del suo percorso realistico, non sembrano appartenere quasi all’area dialettale, tanto sono naturalmente pervasive.

Nel secolo delle riforme, anche la tragedia ebbe un esito finalmente grande. Questo genere superregolato e considerato il più alto aveva dato prove scolasticamente dignitose fino ai moderni esempi con Pier Iacopo Martello e con la Merope di Scipione Maffei. Occorreva il temperamento anarchico ma forte di un intellettuale alla perpetua ricerca di se stesso, il piemontese Vittorio Alfieri, per fare della tragedia l’espressione di una moderna tensione libertaria, che si oggettivizza nel conflitto radicale tra il tiranno (cioè qualsiasi principio di autorità, anche interiore, come un sentimento, ad esempio nella Mirra, 1784-1786) e l’uomo libero. Anche il linguaggio letterario artificioso della tradizione riuscì a veicolare una tensione viva e palpitante, attraverso forme tese e brevi, anche se lontane dalla dimensione colloquiale. "Letteratura italiana," Microsoft® Encarta

Vittorio Alfieri
Vittorio Alfieri. Encarta
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