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Stati Uniti negli anni 2000


Marines in Afghanistan
Marines Afghanistan. Encarta

Dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 la lotta contro il terrorismo diventò la preoccupazione principale dell’amministrazione statunitense. Il presidente Bush lanciò una campagna diplomatica volta a ottenere il più ampio sostegno internazionale per un’energica offensiva contro l’organizzazione Al Qaeda di Osama Bin Laden, ritenuto il mandante dell’attacco terroristico, e l’Afghanistan che ne ospitava le basi. Bush ottenne il sostegno, oltre che degli alleati della NATO (che attivò il meccanismo di solidarietà militare previsto dall’articolo 5 dell’organizzazione), di moltissimi altri paesi. Alla coalizione capeggiata da Washington si aggiunse anche il Pakistan, sino ad allora il maggior alleato del regime afghano dei taliban. Fallito l’ultimo tentativo diplomatico con il rifiuto di Kabul di consegnare Bin Laden, il 7 ottobre la coalizione capeggiata dagli Stati Uniti lanciò contro l’Afghanistan l’operazione Enduring Freedom (“Libertà duratura”), rivolta ad annientare la macchina bellica dei taliban e a favorire l’instaurazione di un regime moderato nel paese. Nell’arco di pochi mesi la nuova amministrazione statunitense ridisegnò completamente il quadro strategico e quello dei rapporti diplomatici con i suoi alleati e con il resto del pianeta. Nel discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato il 29 gennaio 2002, il presidente Bush pose la lotta al terrorismo al centro dell’attività del suo governo; secondo la nuova strategia, gli Stati Uniti avrebbero dovuto promuovere e guidare una lotta senza quartiere sia contro le organizzazioni terroriste, sia contro gli stati sospettati di favorirne l’azione.

Tra quelli considerati “stati canaglia” dall’amministrazione americana, Bush ne menzionò esplicitamente tre (Iraq, Iran e Corea del Nord), accomunandoli sotto l’etichetta di “asse del male” e accusandoli di perseguire lo sviluppo di armi di distruzione di massa. Nei mesi successivi Washington concentrò la sua offensiva diplomatica contro l’Iraq.

La nuova politica di Bush si scontrò in diverse occasioni con gli alleati europei – in particolare con la Germania e con la Francia, anche per la svolta compiuta nei confronti della crisi israelo-palestinese, che aveva visto l’amministrazione statunitense schierarsi apertamente al fianco del premier israeliano Ariel Sharon – ma infine prevalse: a sancire l’affermazione della visione strategica fu il nuovo ruolo assegnato alla NATO e l’allargamento dell’alleanza ai paesi dell’Est europeo. La crisi internazionale determinata dagli effetti degli attentati dell’11 settembre ebbe l’effetto di far passare in secondo piano la situazione economica del paese, che nonostante una serie di interventi della Federal Reserve registrava un forte rallentamento.

A ostacolare la ripresa economica intervennero anche una serie di gravi scandali finanziari (e in particolare, nel dicembre 2001, quello della Enron, gigante texano del settore energetico), che assestarono un duro colpo alla credibilità del mercato borsistico statunitense e internazionale. Il caso Enron, diventato in poche settimane uno scandalo di enorme portata, provocò un grave scontro tra le due principali istituzioni statunitensi, il Congresso e la Casa Bianca; in seguito al rifiuto di consegnare alle commissioni parlamentari gli atti relativi al rapporto intercorso tra la presidenza e la Enron, il General Accounting Office (una sorta di “corte dei conti”, formata però da parlamentari) avviò infatti, per la prima volta nella storia del paese, una formale causa contro il governo davanti al Tribunale di Washington.

Agli inizi del 2002 la pubblicazione di alcune foto dei prigionieri catturati in Afghanistan e rinchiusi nella base militare di Guantánamo, a Cuba, sollevò le proteste delle organizzazioni per i diritti umani, che invocarono il rispetto della convenzione di Ginevra. L’amministrazione statunitense accolse solo in parte gli appelli, riconoscendo lo status di prigionieri di guerra ai taliban ma non ai membri di Al Qaeda, l’organizzazione di Osama Bin Laden.

Un nuovo motivo di dissidio con i paesi europei arrivò in marzo, con l’annuncio dell’imposizione di tariffe doganali del 30% sull’importazione di prodotti siderurgici che provocò le proteste dell’Unione Europea; conseguirono scarsi risultati le missioni in Medio Oriente del vicepresidente Dick Cheney e del segretario di stato Colin Powell, rivolte rispettivamente a ottenere il consenso degli stati arabi a un nuovo attacco contro l’Iraq, sospettato dello sviluppo di un programma di riarmo, e il ritiro delle truppe israeliane dai territori palestinesi. L’amministrazione statunitense proseguì tuttavia sul cammino intrapreso, volto alla difesa politico-economica e militare degli Stati Uniti, e, dopo la denuncia del trattato ABM (Anti-Ballistic Missile) firmato con l’Unione Sovietica nel 1972, riprese i test missilistici rivolti alla costruzione dello “scudo spaziale”. In maggio, alla firma di un accordo tra Bush e Putin per una drastica riduzione degli arsenali atomici statunitense e russo, seguì lo storico accordo, siglato da Putin e dai capi di governo dei paesi membri della NATO, che diede vita al Consiglio NATO-Russia, diretto ad approfondire la collaborazione tra Mosca e i paesi membri dell’Alleanza atlantica.

Sul fronte interno, una nuova crisi si abbatté nel giugno 2002 sul mercato finanziario statunitense. Accusata di frode, la compagnia di telecomunicazioni WorldCom, la seconda del paese, perse in borsa il 90% del suo valore. Il crollo di WorldCom trascinò al ribasso i listini di tutte le principali piazze finanziarie del mondo. Nell’intento di rassicurare gli investitori, a luglio il Parlamento statunitense votò un provvedimento per rafforzare le pene (fino a 25 anni di carcere) verso i responsabili di falsificazione dei bilanci delle società. Le elezioni di medio termine del 5 novembre 2002 registrarono una forte avanzata dei repubblicani, che confermarono con 226 seggi (su 435) la maggioranza già posseduta alla Camera e ottennero, con 51 seggi, anche la maggioranza del Senato. Nelle contestuali elezioni per il rinnovo dei governatori, i democratici si aggiudicarono 23 stati su 36. Alla fine di novembre il Senato approvò definitivamente l’istituzione di un nuovo ministero incaricato della sicurezza interna e della lotta al terrorismo. Contro il provvedimento, già passato al vaglio della Camera, si espressero solo sette senatori democratici. "Stati Uniti," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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