Economia britannica : Agricoltura, risorse forestali e pesca
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Fotografie Regno Unito |
Nonostante il 23,9% del territorio britannico sia coltivato, il settore riveste una modesta importanza in termini di occupazione e di partecipazione al PIL, come riflesso della precoce industrializzazione conosciuta dal paese. Nel 2005 l’agricoltura impiegava appena l’1% della popolazione attiva e partecipava alla formazione del PIL per l’0,9%. Il settore raggiunge tuttavia alti livelli di efficienza e produttività. In vaste zone del paese, soprattutto in Scozia e in Galles, i terreni possono essere sfruttati soltanto per il pascolo; oltre la metà delle aziende agricole è impegnata nell’allevamento di bovini e ovini e nella produzione lattiero-casearia. |
Dalla metà degli anni Novanta del XX secolo il settore della zootecnia si è trovato ad affrontare, come altri paesi europei, il problema della crescente diffusione di casi di encefalopatia spongiforme dei bovini, che ha avuto gravi conseguenze sull’esportazione di carne bovina. L’allevamento dei bovini rimane comunque molto consistente (10,2 milioni di capi nel 2006). L’arativo è concentrato perlopiù nell’Inghilterra orientale e centromeridionale e nella Scozia orientale. Le colture principali sono frumento (oltre 14,7 milioni di tonnellate prodotti nel 2006), barbabietola da zucchero (circa 7 milioni di tonnellate), orzo (oltre 5 milioni di tonnellate), patate e avena. L’alta produttività del settore è stata raggiunta grazie all’estensione dei campi, attraverso opere di diboscamento, la meccanizzazione e l’impiego intensivo di fertilizzanti e pesticidi. |
Lo sfruttamento delle risorse forestali non è una voce rilevante dell’economia britannica; la produzione di legname fu, nel 2006, di 8.405.000 m³. La pesca praticata in alto mare ha conosciuto un certo declino a partire dagli anni Sessanta del Novecento, in parte a causa della legislazione restrittiva adottata dall’UE per la tutela delle specie; rimane un’attività economicamente importante in Scozia e in alcune zone dell’Inghilterra sudoccidentale, e rappresenta la principale fonte di occupazione in alcune città portuali. Nel 2005 la produzione totale di pesca marina ammontava a 829.625 tonnellate. Le specie maggiormente pescate sono lo sgombro, il merluzzo, la sogliola, l’aringa e i crostacei. |
Importanti porti di pesca sono Hull, Grimsby, Fleetwood, North Shields, Lowestoft, Plymouth, Brixham e Newlyn in Inghilterra; Aberdeen, Peterhead, Lerwick, Ullapool e Fraserburgh in Scozia; Kilkeel, Ardglass e Portavogie in Irlanda del Nord. |
Dotato di una consistente flotta di pescherecci, il Regno Unito è stato particolarmente colpito dalle misure imposte dall’Unione Europea. Per tutelare la fauna ittica e consentirne la riproduzione, le navi devono rimanere forzatamente inattive per numerosi giorni all’anno, e il governo ha dovuto adottare piani di finanziamento per incoraggiare l’abbandono di questa attività. All’inizio del 1996 alcune aree, tradizionalmente riservate alla pesca britannica e irlandese, sono state aperte ai pescherecci spagnoli in base a un accordo del dicembre 1994. Ratificato da un’esigua maggioranza del Parlamento, questo accordo ha provocato nel corso dell’anno considerevoli tensioni e incidenti; il malcontento si è ulteriormente diffuso dopo la riduzione delle quote di pescato britannico indicata dai programmi europei. "Regno Unito," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 |
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Albert Dock, Liverpool. Encarta |
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