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Il verismo


Antonio Fogazzaro
Antonio Fogazzaro

Il terreno in cui la letteratura era più impegnata – anche grazie alle spinte dei modelli europei – nella rappresentazione della realtà era la narrativa. Nel clima culturale del positivismo, sul modello del naturalismo francese (Émile Zola, in particolare), si sviluppò, con caratteri propri, il verismo.

L’esigenza di concretezza, la scoperta delle province meridionali dopo l’unità d’Italia, la valorizzazione delle specifiche realtà regionali, anche con la ripresa dell’insegnamento manzoniano alla non retorica, trovarono l’espressione più originale (anche sul piano linguistico e stilistico, ad esempio con l’uso sistematico del discorso indiretto libero, in funzione oggettivante) nell’opera di Giovanni Verga, che raccontò il destino epico e tragico di personaggi destinati alla sconfitta (i “vinti”), appartenenti a un mondo in cui la storia sembra una variabile secondaria. Accanto a Verga vanno ricordati altri due siciliani: il critico e narratore Luigi Capuana e Federico De Roberto, autore di I Viceré (1894).

Nell’orbita del naturalismo si muovono, con angolazioni regionalistiche, una serie di narratori: Matilde Serao per Napoli; la prima Grazia Deledda per l’arcaica Sardegna; Emilio De Marchi per la Lombardia; il genovese Remigio Zena;

il veneto Antonio Fogazzaro, che delineò personaggi sospesi tra grandi tensioni ideali e torbide fascinazioni sentimentali. Ci sono poi i toscani (Mario Pratesi, Renato Fucini e il novecentesco Bruno Cicognani), tra i quali spicca per il suo espressionismo e per il talento narrativo Federigo Tozzi, anch’egli scrittore ormai del Novecento.

Un posto a sé occupano due libri di grandissimo successo tra Ottocento e Novecento, Le avventure di Pinocchio (1883) di Carlo Collodi e Cuore (1886) di Edmondo De Amicis, ma anch’essi collocabili nell’ambito del naturalismo.

La valorizzazione degli elementi regionali non è estranea alla ripresa della letteratura dialettale, che vanta due grandi nomi, il napoletano Salvatore Di Giacomo e il romano Cesare Pascarella (1858-1940).

Il decadentismo


Proprio mentre le frange del naturalismo si distendevano in Italia, verso il finire del secolo si delineò una nitida reazione alla pretesa di tipo positivistico (espressa anche dal naturalismo-verismo) di conoscere e rappresentare la complessa realtà umana col metodo delle scienze naturali.

A questa svolta, sostanziata di fruttuose inquietudini, che in una sorta di ripresa dell’irrazionalismo romantico aprirono nuovi spazi all’espressione letteraria e nuove dimensioni conoscitive prima inesplorate, è stato dato il nome un po’ ambiguo di decadentismo.

La ripresa di motivi del decadentismo europeo e del simbolismo francese rivitalizzò la ricerca letteraria italiana. Non a caso il passaggio da Ottocento a Novecento (età del decadentismo) è segnato dalle ricerche tematiche e dallo sperimentalismo linguistico di autori di prima grandezza. La sperimentazione più appariscente di tanti registri espressivi e tematici, attraverso un’opera originale di aggiornamento e di mimesi, è quella compiuta da Gabriele d’Annunzio, che fu artefice del proprio mito e che seppe interpretare in modo appagante il velleitarismo del ceto medio di un’“Italietta” nella sua prima fase di sviluppo unitario. Mediocre è il suo teatro, ma creativa è la sua ricerca esuberante di un nuovo linguaggio poetico; e anche la prosa traspira modernità pur nella tensione onnivora a possedere sensualmente la realtà.

Meno clamorosa ma più profonda è la rivoluzione compiuta nel linguaggio poetico da Giovanni Pascoli, tanto che il suo primo libro, Myricae (1891), sembra appartenere a un’altra tradizione poetica. con Pascoli, infatti, finì il secolare dominio del classicismo nel linguaggio poetico. Egli creò un linguaggio capace di cogliere le vibrazioni più segrete ed eloquenti della realtà naturale e dell’animo; e la sua poetica delle “piccole cose”, grazie all’impiego sistematico dell’analogia, dilata le dimensioni della realtà, apparentemente ristretta, a una dimensione cosmica, fino a muoversi al margine degli spazi paranaturali che avvolgono la realtà. "Letteratura italiana," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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