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Il governo militare


Necmettin Erbakan
Necmettin Erbakan. Encarta

Nella confusa frammentazione politica che dominò il periodo, l’influenza occidentale rimase salda e indiscussa sino al 1974, quando la Turchia occupò Cipro per contrastare il colpo di stato fomentato dalla Grecia e proclamò sui territori controllati dal proprio esercito una Repubblica indipendente. Nonostante il blocco degli aiuti economici e militari statunitensi, a cui il governo di Ankara replicò con la chiusura delle basi americane sul proprio territorio, le truppe turche rimasero nel nord di Cipro a sostegno del governo separatista turco-cipriota.

Negli anni Settanta alla guida del paese si alternarono governi di coalizione guidati dai due principali leader Eçevit e Demirel. Entrambi, per conquistarsi il sostegno dell’elettorato, perseguirono una politica di allargamento dell’intervento statale nell’economia, che portò in breve tempo a una grave crisi finanziaria. Sullo sfondo di una nuova ondata di atti terroristici e di violenti scontri, il 12 settembre 1980 un nuovo colpo di stato militare portò al potere il generale Kenan Evren. Organo unico di governo divenne il Consiglio di sicurezza nazionale (CSN), presieduto da Evren; il capo di stato maggiore, l’ammiraglio Bülent Ulusu, fu nominato primo ministro. Sospesa la Costituzione, il governo militare impose la legge marziale, impedì ogni attività politica e sindacale e varò un severo piano di austerità. L’esercito imprigionò anche migliaia di oppositori e impose sulla stampa una rigorosa censura.

Tra democrazia e autoritarismo


Nel 1982 la Turchia compì un primo passo verso la normalizzazione con l’introduzione di una nuova Costituzione e la nomina di Evren alla presidenza della repubblica. Dopo la legalizzazione di alcuni partiti politici, le elezioni parlamentari del novembre del 1983 sancirono la vittoria del Partito della madrepatria (ANAP), di tendenze conservatrici, e il suo leader Turgut Özal diventò primo ministro.

Özal tentò di rilanciare l’economia del paese attuando una politica liberista, confermando nel contempo un’attitudine repressiva contro le opposizioni e la minoranza curda, in seno alla quale aveva conquistato terreno una componente separatista. Nel 1989 Özal fu eletto alla presidenza del paese e venne sostituito alla guida del governo da Yildirim Akbulut.

Le elezioni del 1991


Tansu Çiller Turchia
Tansu Çiller Turchia. Encarta

Le elezioni del 1991 videro prevalere il Partito della giusta via (DYP) di Demirel. Eletto alla presidenza della repubblica alla morte di Özal, nel 1993 Demirel affidò la guida del partito e del governo a Tansu Çiller, che rafforzò la politica di austerità dei precedenti governi e lanciò un’estesa offensiva militare contro le roccaforti della guerriglia separatista curda. Nel 1994, tredici deputati curdi, tra cui Leyla Zana, vennero destituiti; sette di essi furono in seguito condannati a pesanti pene detentive (per questo caso la Turchia sarebbe stata condannata nel 2002 dalla Corte europea per i diritti umani). Travolta da una serie di scandali finanziari, Çiller venne costretta alle dimissioni nell’estate del 1995. Nel dicembre dello stesso anno le elezioni anticipate videro l’affermazione del Partito della prosperità (Refah), di ispirazione islamica, guidato da Necmettin Erbakan. La vittoria del Refah, dovuta soprattutto al crescente malcontento per le politiche di austerità e per la diffusa corruzione del ceto politico, evidenziò allo stesso tempo la ripresa del fenomeno religioso islamico nella società laica turca.

Il successo del Refah sollevò i timori dei militari, garanti della laicità dello stato nato dalla rivoluzione di Atatürk, ma anche supervisori, attraverso il Consiglio di sicurezza nazionale istituito con la Costituzione del 1982, delle scelte politiche del paese. Dopo diversi mesi di difficili trattative, Erbakan formò un governo con il DYP di Tansu Çiller, il quale, dopo breve tempo, a causa delle forti pressioni esercitate dal Consiglio di sicurezza nazionale, abbandonò la coalizione. Sotto la minaccia dei militari, nel giugno 1997 Erbakan fu costretto a lasciare il governo. Al suo posto si insediò un nuovo governo di coalizione capeggiato da Mesut Yilmaz del Partito della madrepatria. L’offensiva contro il Refah continuò nel 1998, quando il partito, accusato di cospirare contro il regime laico, venne sciolto dalla Corte costituzionale e al suo leader Erbakan venne interdetta ogni attività politica per cinque anni. "Turchia" © , Encarta, Wikipedia

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