Tibet oggi
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Fotografie Tibet |
Negli anni Ottanta la politica di modernizzazione e di apertura lanciata dalla nuova dirigenza di Pechino si rifletté in Tibet, dove il rigido controllo cinese si attenuò in parte, consentendo l’ascesa nell’amministrazione della regione di una classe dirigente tibetana. Nel 1984 Pechino annunciò l’avvio di una nuova fase di riforme, aprendo il Tibet al turismo internazionale e consentendo maggiori libertà religiose; molti monasteri furono infatti ricostruiti e dopo molti anni ripresero le celebrazioni di importanti feste religiose. La maggiore apertura politica si accompagnò a una ripresa del movimento nazionalista e nell’ottobre 1987 scoppiarono violente manifestazioni di protesta a Lhasa, duramente represse dalla Cina. |
Le manifestazioni seguirono di pochi giorni l’incontro del Dalai Lama con il Congresso degli Stati Uniti, e questi ultimi furono accusati da Pechino di interferire negli affari interni cinesi. |
Nel giugno 1988, in un discorso rivolto al Parlamento dell’Unione Europea a Strasburgo, il Dalai Lama illustrò la sua proposta di soluzione del problema tibetano basata su un accordo di “associazione” del Tibet (inteso nel senso etnico, quindi allargato alle altre aree tibetane non incluse nella regione autonoma) alla Cina, in cui a questa sarebbero state affidate la politica estera e la difesa a fronte di una totale autonomia politica negli affari interni. Nel marzo 1989 la Cina represse nel sangue una nuova ondata di manifestazioni indipendentiste, imponendo la legge marziale, e accolse con disappunto l’assegnazione del premio Nobel per la Pace al Dalai Lama alla fine di quell’anno. Nel 1990 Pechino rigettò la proposta del Dalai Lama, ritenendo ingiustificata l’inclusione nella trattativa delle “aree tibetane” del Sichuan, dello Yunnan, del Qinghai e del Gansu. Fatto oggetto delle critiche di una parte dei suoi sostenitori per la rinuncia a rivendicare l’indipendenza del paese, nel 1991 lo stesso Dalai Lama ritirò la proposta. |
Negli anni Novanta la politica cinese in Tibet subì un indurimento, mentre si intensificò il trasferimento di cinesi nella regione. Nel 1993 si sollevò una nuova ondata di proteste, che fu fronteggiata con il consueto rigore. Fallito un tentativo di trattativa, nel 1995 scoppiò una nuova controversia tra la Cina e il Dalai Lama in merito alla designazione del nuovo Panchen Lama; il seienne Gedhun Choekyi Nyima, scelto dal Dalai Lama, venne infatti posto agli arresti dalle autorità di Pechino, che gli contrapposero il coetaneo Gyancain Norbu. |
Nel 1996 il Dalai Lama rilanciò la sua proposta di “associazione” davanti al Parlamento britannico, accusando nel contempo la Cina di “genocidio culturale”. Nel 2002 furono avviati nuovi contatti tra le autorità di Pechino e il Dalai Lama, che in una dichiarazione pubblica nel 2003 ribadì la sua proposta di associazione alla Cina, scartando definitivamente ogni ipotesi di indipendenza. Nel 2006 è inaugurata la nuova linea ferroviaria, la più alta del mondo, che unisce Lhasa alla città cinese di Golmud, nel Qinghai. Nel marzo 2008 un’insurrezione anticinese, rivolta secondo le autorità di Pechino a boicottare le imminenti Olimpiadi, viene repressa nel sangue. Il Dalai Lama, accusato da Pechino di promuovere la rivolta, si appella ai tibetani per far cessare le violenze e propone alla Cina l’avvio di un negoziato per la definizione dello status della regione."Tibet," Encarta |
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Palazzo Potala, Lhasa. Encarta |
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