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Tardo rinascimento in Italia : pittura e scultura
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Con l’espressione “tardo Rinascimento” si indica di solito un breve periodo all’inizio del Cinquecento, in cui l’arte raggiunse esiti di grande armonia, chiarezza ed espressività, grazie a figure quali Leonardo, Michelangelo e Raffaello. Accomunò questi artisti l’impegno con cui si dedicarono allo studio dell’anatomia umana (onde poter ritrarre le figure in posizioni e atteggiamenti verosimili) e approfondirono le ricerche prospettiche avviate nel XV secolo. Interpretarono il naturalismo del primo Rinascimento in modo libero, coniugandolo con forme più idealizzate e monumentali: le loro opere essenziali meritarono il plauso dei contemporanei, che le giudicarono superiori persino a quelle dei maestri dell’arte antica.

Tra questi tre grandi artisti il primo fu Leonardo da Vinci, il cui talento pittorico si unì a una sorprendente curiosità intellettuale, che lo spinse a interessarsi delle discipline più svariate, dall’anatomia all’aeronautica. Proprio la sua grande versatilità però lo distolse spesso dai progetti artistici, molti dei quali rimasero incompiuti. Nei suoi splendidi dipinti a olio Leonardo adottò il metodo dello “sfumato”, che consiste nel dissolvere i contorni delle figure in graduali passaggi luminosi e cromatici.

 

Gli esperimenti tecnici condotti da Leonardo sui colori per affresco causarono purtroppo il rapido deterioramento delle sue pitture murali: solo recentemente una profonda opera di restauro ci ha restituito L’ultima cena (1497 ca.), che orna una delle pareti del refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. Esemplare la composizione dell’affresco e la cura dei particolari: le figure di Cristo e degli apostoli sono disposte all’interno di un impianto illusionistico prospettico di grande efficacia; gli apostoli sono ritratti ognuno in un atteggiamento diverso; la tavola è dipinta con estremo realismo, sui bicchieri e sui piatti si possono osservare i riflessi degli abiti degli apostoli e dei cibi disposti sulla tovaglia.

I tratti distintivi dell’arte di Leonardo furono rielaborati nei due decenni successivi da Michelangelo e Raffaello. Di origine urbinate, Raffaello si formò accanto al padre Giovanni Santi e al Perugino prima di trasferirsi a Firenze intorno al 1504. Nella città toscana l’artista ebbe modo di conoscere il lavoro di Leonardo e Michelangelo e di venire a contatto con le opere del domenicano fra Bartolomeo. Presto l’arte di Raffaello fu apprezzata anche a Roma, dove il pittore ricevette l’incarico di decorare gli appartamenti papali delle Stanze Vaticane (1508-1511). Il più famoso tra questi affreschi, La scuola di Atene, è un esempio dello stile solenne e monumentale del tardo Rinascimento, che contrasta con il tono più leggero dei dipinti eseguiti tra il 1510 e il 1519 dagli allievi di Raffaello nella Villa Farnesina di Roma. La principale opera della maturità dell’artista fu la pala d’altare della Trasfigurazione, che con il suo dinamismo anticipa i dipinti romani degli anni successivi alla sua morte.

Raffaello e Leonardo morirono prima del 1525, mentre Michelangelo ebbe modo di vedere l’inizio di un’epoca ben lontana dalla serenità e dall’armonia del Rinascimento. Fiorentino, riscosse sin da giovane grande successo presso mecenati toscani e romani: benché si considerasse in primo luogo uno scultore, il suo capolavoro è la decorazione ad affresco del soffitto della Cappella Sistina (1508-1512) a Roma.

Una cornice architettonica dipinta illusionisticamente racchiude scene tratte dall’Antico Testamento e singole figure monumentali, le cui pose complesse testimoniano la padronanza dell’artista nel ritrarre il corpo umano. Il soffitto – riportato a nuova vita dal restauro ultimato nel 1993 – può essere considerato la massima espressione dei canoni del tardo Rinascimento: ogni particolare e ogni soggetto, anche il più spettacolare, sono subordinati all’unità della composizione.

Se il soffitto della Sistina riassume in sé gli ideali del primo Cinquecento, il Giudizio universale dipinto da Michelangelo sull’immensa parete dell’altare, nella stessa cappella, esprime l’atmosfera di cupa incertezza che regnava nella capitale dopo il sacco di Roma del 1527, quando l’esercito di Carlo V saccheggiò case, chiese e palazzi distruggendo parte del patrimonio artistico della città. Il tema della salvezza e della dannazione è reso da Michelangelo mediante una composizione dinamica e poco armonica, affollata da personaggi nudi ritratti spesso in atteggiamenti volutamente innaturali.

La stessa svolta stilistica è ravvisabile anche nella scultura michelangiolesca:

Leonardo: Uomo vitruviano
Leonardo: Uomo vitruviano. Encarta
si confronti ad esempio la posa classica del David (1501-1504, Galleria dell’Accademia, Firenze) con la posizione inquieta del Genio della Vittoria (Palazzo Vecchio, Firenze), eseguito negli anni Venti del Cinquecento. A quest’ultima statua, in origine destinata alla tomba del pontefice Giulio II, si rifecero gli scultori più tardi, come il Giambologna, per le loro composizioni serpentinate. Nonostante la posa contorta, il Genio della Vittoria è una figura molto elegante; fu solo più tardi che Michelangelo imparò a sfruttare appieno gli effetti espressivi della distorsione della forma umana: esemplari sono da questo punto di vista i Prigioni e la Pietà Rondanini (1560 ca., Museo del Castello, Milano).
Architettura
Bramante: Tempietto di San Pietro in Montorio

La personalità che meglio incarna i canoni dell’architettura del tardo Rinascimento è Donato Bramante, che realizzò i suoi capolavori a Milano verso la fine del Quattrocento. Nel capoluogo lombardo sviluppò un particolare interesse per la pianta centrale, forse sotto l’influenza dei disegni leonardeschi: applicò le sue idee a Roma nel 1499, nello straordinario Tempietto (tra il 1499 e il 1512) annesso alla chiesa di San Pietro in Montorio. Nonostante le dimensioni modeste, questa struttura circolare, dotata di cupola e circondata da un colonnato dorico, possiede una classica e solenne monumentalità. Dopo aver eseguito una serie di lavori per il Vaticano, Bramante si dedicò al progetto per il rifacimento della Basilica di San Pietro, incentrato sulla pianta a croce greca. Sebbene non siano stati tradotti nella pratica, i suoi disegni esercitarono notevole influenza sugli architetti contemporanei, tra cui Antonio da Sangallo il Vecchio e Michelangelo. La semplice austerità delle costruzioni bramantesche lasciò il campo, dopo la morte dell’architetto (1514), all’artificiosità del manierismo.

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Bramante: Tempietto di San Pietro in Montorio. Encarta
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