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Storia dell'Arabia Saudita : l'avvento dell’Islam
Immagini Arabia Saudita

La penisola araba è probabilmente la regione da cui all’inizio del IV millennio a.C. mossero, per stabilirsi in Mesopotamia e in Palestina, popolazioni semite in seguito conosciute come assiri, cananei e amorrei.

Nel I millennio a.C. il regno mineo comprendeva la capitale Karna (l’attuale Sadah, nello Yemen), la regione dell’Asir e i territori a sud dell’Higiaz, lungo le coste del Mar Rosso. Dopo che i minei, popolazione di nomadi e mercanti che detenne il monopolio del commercio dell’incenso per quasi tutto il millennio, abbandonarono l’avamposto commerciale di Al-Ula nel I secolo a.C., i nabatei fecero di Medain Salih, a nord, il centro delle proprie attività mercantili. Sottoposti alla pressione espansionistica prima di Alessandro il Grande, poi della dinastia egizia dei Tolomei, le popolazioni della penisola conservarono a lungo l’indipendenza ma il regno dei nabatei, di cui Petra era la capitale, fu annesso all’impero romano da Traiano nel 106 d.C.

Tra il IV e il V secolo d.C. la regione fu divisa tra i ghassanidi e i lakhmidi. Agli inizi del VII secolo alla Mecca – che grazie alla sua posizione strategica aveva oscurato la potenza economica di Petra – Maometto iniziò la sua predicazione. Cacciato dalla città nel 622 (vedi Egira), Maometto promosse da Medina un rapido processo di unificazione delle popolazioni arabe. Nel 630 fece ritorno alla Mecca e la conquistò, dando così inizio all’espansione dell’islam. I suoi successori conquistarono e convertirono tutto il Medio Oriente; quando fu fondato il califfato, prima a Damasco nel 660 (vedi Omayyadi), e in seguito a Baghdad (vedi Abbasidi), la terra natale di Maometto perse di importanza all’interno dell’impero islamico. Il califfato andò via via indebolendosi e dopo il 1269 la maggior parte dell’Higiaz cadde sotto la sovranità dei mamelucchi egiziani; questi vennero soppiantati solo nel 1517, quando l’Egitto fu conquistato

dagli ottomani, che tuttavia non riuscirono a stabilire un completo controllo sul territorio arabo. Nel XV secolo Muhammad ibn Saud fondò a Riyadh la dinastia saudita.

Nel XVIII secolo dalla predicazione del capo religioso Muhammad ibn Abd al-Wahhab nacque il movimento dei wahhabiti. Sostenitori di un ritorno all’islam originale e profondamente ostili agli sciiti, nel 1744, con l’aiuto dell’esercito saudita, costituirono uno stato arabo nel Neged. Nel 1801 i wahhabiti distrussero Kerbela, la città santa sciita, e tra il 1802 e il 1804 occuparono la Mecca e Medina. Cacciati nel 1812 dal chedivè d’Egitto Muhammad Alì, wahhabiti e sauditi si ritirarono a Riyadh, facendone nel 1818 la capitale del regno. Da qui si volsero alla conquista dei territori perduti, riuscendo in gran parte nell’impresa. Nel 1865, in seguito a una guerra civile, il regno venne smembrato tra i vari clan e gli ottomani; il clan saudita, sconfitto, si recò in esilio in Kuwait. Nel 1902 l’emiro Ibn Saud riconquistò Riyadh e, a partire dal 1906, passò sotto il suo controllo l’intera regione del Neged. Nel 1913 occupò la regione di Hasa e nel 1921 lo Jebel Sammar. Nel 1924 scacciò lo sceriffo Hussein ibn Alì dalla Mecca e tra il 1925 e il 1926 prese Medina e Asir. Autoproclamatosi re del Neged e dell’Higiaz, nel 1932 unificò i territori conquistati, dandogli il nome di Arabia Saudita. Nel 1934, con il trattato di Ta’if che poneva fine alla guerra con lo Yemen, incluse definitivamente nel suo regno l’Asir, il Nairan e lo Jizan.

"Arabia Saudita," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Alessandro il Grande
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