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Storia dell'India : lo spettro del conflitto religioso
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Il lungo periodo di instabilità si accompagnò a una difficile situazione economica, dovuta in parte alla contrazione delle esportazioni determinata dalla crisi dei mercati finanziari asiatici del 1997-98, in parte al grosso sforzo sostenuto dal paese nel confronto militare con il Pakistan e nel conflitto territoriale in Kashmir. Ad aggravare la crisi intervenne, agli inizi del 2001, un violentissimo terremoto che colpì, causando più di 100.000 vittime, lo stato del Gujarat, una delle più importanti aree industriali del paese. L’instabilità politica non si attenuò con il nuovo governo, a causa delle forti pressioni sull’esecutivo della componente più nazionalista della coalizione, sostenitrice di una posizione intransigente nei confronti del Pakistan e del crescente conflitto interreligioso interno.

 

Il primo ministro Vajpayee inaugurò tuttavia una strategia diplomatica rivolta ad attenuare i contrasti con i paesi vicini (la Cina, oltre che il Pakistan), riuscendo a ottenere una riduzione delle sanzioni e un importante successo con la visita del presidente statunitense Bill Clinton nella primavera del 2000. L’incontro di Agra del luglio 2001 tra Vajpayee e il presidente pakistano Musharraf, sebbene preparato a lungo, non ebbe invece alcun esito.

La crisi seguita all’attacco terroristico dell’11 settembre contro gli Stati Uniti (vedi anche vedi Stati Uniti d’America, Storia: 11 settembre 2001) ebbe anzi un effetto immediato sul Kashmir, il cui Parlamento fu colpito da un grave attentato; a ottobre si riaccese così lo scontro fra le truppe dei due paesi lungo la linea del cessate il fuoco. A dicembre, mentre l’India annunciava il lancio sperimentale di un nuovo missile a media gittata, un commando separatista kashmiro penetrò nello stesso Parlamento di New Delhi, ingaggiando una furibonda sparatoria con gli agenti della sicurezza; all’incursione – che costò la vita a cinque membri del commando e a sette poliziotti indiani – seguì un tesissimo confronto al confine indiano-pakistano e una recrudescenza della violenza nel Kashmir, dove le truppe indiane lanciarono diversi attacchi oltre la linea del cessate il fuoco.

La tensione tra i due paesi si allentò nel febbraio 2002, grazie alla mediazione degli Stati Uniti, i quali, impegnati nell’offensiva antiterroristica in Afghanistan, indussero il governo pakistano a sospendere il sostegno alle formazioni separatiste kashmire. Ma già in maggio la ripresa della guerriglia nel Kashmir provocò la reazione indiana e violenti scontri lungo la linea di controllo con le truppe di Islamabad, che minacciò il ricorso alla bomba atomica. Nella primavera del 2002 il paese venne sconvolto dalla ripresa dello scontro interreligioso interno, che in Gujarat si manifestò con veri e propri pogrom nei confronti della comunità musulmana. Tollerate dalle autorità governative e militari locali, le violenze causarono la morte di oltre duemila persone e ne costrinsero più di 100.000 a rifugiarsi in precari campi profughi.

Terremoto nel Gujarat, India
Terremoto nel Gujarat, India. Encarta
Nel luglio del 2002 il Parlamento elesse alla presidenza della Repubblica, a larga maggioranza, un illustre membro della comunità musulmana, lo scienziato Abdul Kalam, il principale protagonista del programma nucleare indiano; nello stesso mese, in seguito a un consistente rimaneggiamento dell’esecutivo, venne chiamato al ministero degli Interni il “falco” Lal Krishna Advani, tra i maggiori sostenitori della linea della fermezza nei confronti del Pakistan e della guerriglia kashmira. "India," Microsoft® Encarta
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