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La crisi economica in Argentina


La crisi economica in Argentina
La crisi economica in Argentina

Nel febbraio 2002 il governo Duhalde sospese la parità peso-dollaro, imponendo la conversione forzata in dollari dei depositi e dei crediti; in pochi mesi il cambio con il dollaro raggiunse la quota di 4 a 1. In marzo l’Argentina raggiunse un accordo con il Fondo monetario internazionale per la ripresa dei pagamenti dei rimborsi e per la concessione di un nuovo prestito.

Il primo trimestre registrò una forte caduta del prodotto interno lordo (circa il 16% rispetto al primo trimestre 2001) e un’impennata dell’inflazione (42%). La disoccupazione e la povertà raggiunsero livelli drammatici, crescendo infatti, secondo i dati ufficiali, rispettivamente al 24% e al 52%. Sul paese si affacciò lo spettro della fame, che colpì alcune province più povere, mietendo diverse vittime soprattutto tra i bambini.

La grave situazione economica e sociale alimentò un forte malcontento ma anche la nascita di una straordinaria organizzazione di base. La società civile si sostituì per molti aspetti allo stato, evitandone il definitivo crollo. Nelle città principali comparvero “assemblee di quartiere”, che oltre a organizzare la protesta contro il governo con marce e cacerolazos (rumorosi concerti eseguiti percuotendo le cacerolas, cioè le pentole), diedero anche vita a scuole e a mercati, dove la merce veniva direttamente barattata o scambiata con buoni spendibili nell’ambito del mercato stesso. Molte fabbriche fallite furono occupate dalle maestranze, che ripresero a produrre beni destinati al mercato interno. Comparvero anche movimenti di disoccupati che animarono folte manifestazioni e violenti scontri con la polizia; per la principale forma di lotta adottata – blocco del traffico e degli ingressi degli uffici pubblici e delle imprese private – vennero chiamati piqueteros (da picchetto).

La protesta ebbe tuttavia pochi riflessi sul piano politico. Il paese espresse infatti un rifiuto per tutti i partiti politici, considerati in blocco responsabili della grave situazione; “que se vayan todos” (“che se ne vadano tutti”), fu lo slogan più urlato nelle manifestazioni. "Argentina," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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