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Nasser in Egitto


Gamal abd Nasser
Gamal abd Nasser. Encarta

Nel 1954 la lotta per il potere all’interno del movimento nazionalista si concluse con la sconfitta dei moderati e l’esautorazione di Nagib; alla guida dello stato egiziano salì Gamal Abdel Nasser, il principale protagonista della rivolta militare e leader della componente più radicale dei nazionalisti, favorevole allo smantellamento delle strutture semifeudali ereditate dalla monarchia e a una riforma sociale di segno socialista. Nel 1956 l’Egitto si diede una nuova Costituzione e Nasser fu eletto alla presidenza; nello stesso anno le ultime truppe britanniche lasciarono il paese.

Nasser intraprese una politica estera tesa a creare forti legami con gli stati arabi e fu uno dei principali protagonisti della costituzione, a Bandung (1955), del movimento dei paesi non allineati. I rapporti con i paesi occidentali diventarono invece sempre più critici. Nel 1956 il rifiuto opposto dalla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo alla richiesta di finanziamenti per la costruzione della seconda diga di Assuan (1956) portò Nasser a nazionalizzare la Compagnia del canale di Suez, provocando la reazione di Gran Bretagna e Francia, principali azionisti della compagnia, che insieme a Israele occuparono la zona del canale. Nella crisi intervennero con finalità diverse le diplomazie statunitensi e sovietiche (Mosca minacciò di scendere al fianco dell’Egitto), che imposero la fine delle ostilità e lo schieramento di truppe delle Nazioni Unite al confine tra Egitto e Israele.

Nel febbraio 1958 la strategia panaraba sostenuta da Nasser portò all’unione tra Siria ed Egitto nella Repubblica araba unita (RAU), alla quale in marzo fu associato lo Yemen. La RAU (l’Egitto conservò questa denominazione fino al 1971) durò solo tre anni, mentre un nuovo tentativo di federazione tra Egitto, Iraq e Siria fallì nel 1963 in seguito al colpo di stato che a Baghdad portò al potere il partito Baath.

Politica interna


In politica interna, Nasser represse l’opposizione politica, in particolare la sinistra comunista e il movimento dei Fratelli musulmani, e introdusse un sistema a partito unico, l’Unione araba socialista. A partire dal 1961 Nasser lanciò un vasto piano di nazionalizzazioni, che rispondeva a un ambizioso disegno di sviluppo di un originale modello di “socialismo arabo”, in contrapposizione a quello dei paesi arabi “moderati” e in particolar modo all’Arabia Saudita. In realtà, il tentativo nasseriano ebbe scarsi esiti, anche per la serie di conflitti nei quali in paese si ritrovò coinvolto nel corso degli anni Sessanta.

Nel 1962 l’Egitto intervenne nella guerra civile scoppiata nello Yemen, sostenendo il movimento repubblicano contro le forze monarchiche.

L’intervento egiziano fu non solo costoso in termini materiali e umani, ma causò un brusco peggioramento dei rapporti con il regime di Riyadh. La monarchia saudita, filo-occidentale e portatrice di un diverso disegno di unificazione del mondo islamico, basato sulla centralità della dottrina wahhabita, si oppose infatti in tutti i modi alla diplomazia del Cairo. L’Egitto di Nasser ebbe tuttavia un ruolo di primo piano in seno alla Lega araba, utilizzando il conflitto contro Israele per realizzare una maggiore unità economica e politica dei paesi arabi. La creazione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) fu infatti ampiamente favorita da Nasser. Nel 1967 il ritiro delle forze dell’ONU dall’Egitto, ottenuto da Nasser, e la chiusura dello stretto di Tiran per bloccare l’accesso di Israele al Mar Rosso furono tra le cause che scatenarono la guerra dei Sei giorni, durante la quale Israele occupò la penisola del Sinai e la striscia di Gaza. La sconfitta egiziana e la gravissima crisi economica che ne seguì ridimensionarono il prestigio di Nasser nel mondo arabo e causarono anche una più stretta dipendenza del paese dall’Unione Sovietica. Sollecitato da Mosca a una diplomazia più pragmatica, Nasser firmò il cessate il fuoco con Israele nel 1970; nello stesso anno morì improvvisamente. Al suo posto fu nominato Anwar al-Sadat, vicepresidente e uno dei suoi più stretti collaboratori. "Egitto" © , Encarta, Wikipedia

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