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L'Italia negli anni 2000


Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

L’ultimo anno della XIII legislatura trascorse sotto il segno di un acceso conflitto politico. Già all’indomani delle elezioni europee il governo dell’Ulivo fu sottoposto all’offensiva del Polo delle libertà, determinato a ripetere il successo del 1994 e a riconquistare la guida del paese. Mentre il Polo, saldamente guidato dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, riuscì, riaccogliendo la Lega Nord all’interno della coalizione, a mostrarsi unito di fronte all’elettorato e a creare un vasto consenso intorno a una forte, per quanto generica, idea di cambiamento, la coalizione avversaria dell’Ulivo rimase a lungo immobilizzata da una grave crisi politica e d’identità. Dopo aver perso le elezioni europee, l’Ulivo registrò un’ulteriore sconfitta alle amministrative del 2000, in seguito alla quale il presidente del consiglio Massimo D’Alema rassegnò le dimissioni e venne sostituito alla guida del governo da Giuliano Amato. Ne seguì un lungo conflitto per la leadership e solo verso la fine dell’anno l’Ulivo si ricompattò intorno alla candidatura di Francesco Rutelli, sindaco uscente di Roma e portavoce di un nuovo raggruppamento nato per iniziativa delle forze moderate della coalizione: La Margherita.

L’Ulivo non riuscì però a raggiungere né un accordo programmatico, né un patto elettorale con altre formazioni contigue al centrosinistra, tra cui Rifondazione Comunista e il movimento Italia dei Valori fondato da Antonio Di Pietro (il popolare magistrato dell’inchiesta “Mani pulite”), compromettendo così l’efficacia della sua iniziativa. Nelle elezioni del 13 maggio 2001 il consenso conquistato da queste due liste risultò determinante per la vittoria del Polo delle libertà, che nel conteggio dei voti superò di misura la coalizione avversaria, ma venne abbondantemente premiato nella distribuzione dei seggi dal sistema maggioritario.

Con il 45,4% dei voti il Polo conquistò infatti una solida maggioranza sia alla Camera dei deputati (368 su 630 seggi) sia al Senato (177 su 315 seggi), soprattutto grazie allo straordinario successo di Forza Italia, il partito di Berlusconi, che si affermò, con il 29,4% dei voti, al primo posto tra i partiti italiani. L’Ulivo ottenne il 43,7% dei voti (242 seggi alla Camera dei deputati e 125 al Senato).

L’11 giugno Berlusconi varò il nuovo governo, nel quale entrarono a far parte, oltre ai leader dei partiti della coalizione (tra cui Gianfranco Fini, il presidente di AN, quale vicepresidente del Consiglio e Umberto Bossi, leader della Lega Nord, alla guida del ministero per le Riforme istituzionali e la devoluzione) anche diversi “tecnici”, tra cui, agli Esteri, Renato Ruggiero, ex direttore dell’Organizzazione mondiale per il commercio.

Genova 2001: protesta “no global”
Genova 2001: protesta “no global”

L’esordio del governo Berlusconi avvenne in un clima teso, dovuto all’imminente vertice del G8, atteso per il 19-21 luglio 2001 a Genova. In concomitanza con il vertice, nel capoluogo ligure giunsero decine di migliaia di persone dall’Italia e dall’estero per il “controvertice” organizzato dal Genova Social Forum (GSF) in rappresentanza di centinaia di sigle dell’associazionismo di base, sindacali e politiche, laiche e religiose. Nonostante le imponenti misure di sicurezza, il 20 luglio nel capoluogo ligure scoppiarono violenti disordini durante i quali trovò la morte un giovane manifestante, ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere. Il vertice si concluse il giorno seguente tra nuove violenze e aspre critiche per il comportamento delle forze di polizia, che suscitò proteste in tutta Europa. In seguito alcuni funzionari di polizia furono costretti alle dimissioni e la magistratura genovese aprì diverse inchieste che coinvolsero decine di persone tra poliziotti, carabinieri e agenti di custodia, ma anche medici e infermieri. Anche il Parlamento istituì una commissione d’indagine che raccolse centinaia di documenti e di testimonianze; il comitato concluse i lavori a settembre, con una relazione sostanzialmente assolutoria nei confronti delle forze dell’ordine, che venne respinta dalle opposizioni.

Il clima politico non migliorò in seguito, quando le proposte di riforma allo studio del governo in merito a temi quali giustizia, scuola, lavoro, pensioni ecc. suscitarono altre accese polemiche. Particolarmente aspro fu lo scontro sulla giustizia, che alla fine del 2001 provocò le dimissioni dell’intera giunta dell’Associazione nazionale magistrati (in seguito rientrate) e nel gennaio 2002 una clamorosa protesta dei magistrati, che all’apertura dell’anno giudiziario si presentarono esibendo la Costituzione italiana.

Non meno aspro fu lo scontro sociale, che vide contrapposti sulla riforma delle pensioni e sull’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori il governo e la Confindustria da una parte e le organizzazioni sindacali dall’altra. Particolarmente contraria ai disegni del governo fu la CGIL, che il 23 marzo del 2002 promosse da sola una manifestazione nazionale a Roma cui presero parte più di due milioni di persone. La manifestazione si svolse in un clima politico tesissimo per la morte dell’economista Marco Biagi – consulente del ministro del Lavoro e ispiratore della revisione dello Statuto dei lavoratori – avvenuta solo pochi giorni prima a Bologna in un attentato rivendicato dalle Brigate Rosse. Nei giorni seguenti anche CISL e UIL abbandonarono il tavolo delle trattative, dando vita il 16 aprile a uno sciopero generale contro il governo, il primo dopo vent’anni.

Il primo anno di governo di centrodestra si chiuse con la notizia dell’annullamento, per mancanza di espositori, del Salone dell’auto di Torino (segno della crisi dell’industria automobilistica internazionale e di quella italiana in particolare), con una deludente prova della Casa delle libertà nelle amministrative di maggio-giugno e con le dimissioni, a luglio, del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Con la votazione favorevole del Senato, nello stesso mese il Parlamento italiano approvò definitivamente la legge Bossi-Fini sull’immigrazione; contrastata fermamente dalle opposizioni, la legge fu criticata, per la severità dei provvedimenti previsti, anche da ampi settori della Chiesa. "Italia," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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