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Israele nelle guerre del 20 ° secolo


Guerra Israele
Guerra Israele

I tentativi di convertire gli armistizi del 1949 in trattati di pace fallirono; a ogni azione di guerriglia dei rifugiati arabi, Israele rispondeva con una rappresaglia. Il rifiuto egiziano di concedere il libero passaggio alle navi israeliane attraverso il canale di Suez, da poco nazionalizzato dal presidente egiziano Gamal Abd el Nasser, e il blocco dello stretto di Tiran (l’accesso di Israele al Mar Rosso) vennero considerati atti di guerra; gli incidenti di frontiera con l’Egitto aumentarono sino a sfociare nel secondo conflitto arabo-israeliano (vedi Crisi di Suez). Con l’appoggio di Gran Bretagna e Francia, Israele si assicurò una facile vittoria e in pochi giorni prese possesso della striscia di Gaza e della penisola del Sinai. Tuttavia, mentre le forze israeliane al comando di Moshe Dayan raggiungevano il canale di Suez e inglesi e francesi iniziavano il loro attacco, i combattimenti furono fermati dall’ONU (appoggiata da USA e URSS), che inviò sul posto alcuni contingenti; i tre paesi invasori furono costretti a lasciare la zona del canale, ma gli israeliani si rifiutarono di abbandonare Gaza sino agli inizi del 1957, quando fu riaperto lo stretto di Tiran.

Gli ultimi anni di Ben Gurion


Durante l’ultimo governo di Ben Gurion, Israele continuò a potenziare l’esercito (soprattutto l’aviazione); la situazione economica migliorò e fu creata una rete idrografica al fine di facilitare lo sviluppo dei nuovi insediamenti nelle regioni meridionali del paese. Sebbene di dimensioni più contenute, il flusso di immigrati (provenienti perlopiù dal Marocco) continuò anche nei primi anni Sessanta e uno dei problemi fu l’assorbimento dei nuovi arrivati, notevolmente più poveri dei precedenti. Ben Gurion si dimise nel 1963 e gli succedette Levi Eshkol.

Nel 1965 l’ex primo ministro lasciò il Mapai – il quale, fusosi con altri gruppi di sinistra, andò a formare il Partito laburista, che governò fino al 1977 – per andare a costituire un gruppo di opposizione chiamato Rafi. I due maggiori partiti di opposizione, liberali e Herut, si fusero nel 1965 nel Gahal, guidato da Menahem Begin, e diedero in seguito vita al Likud.

Dopo il conflitto del 1956 il nazionalismo arabo toccò l’apice; nel 1967 la costituzione di un contingente militare arabo unito, la chiusura dello stretto di Tiran e il ritiro delle truppe dell’ONU dalle zone di confine meridionali indussero Israele ad attaccare contemporaneamente la Giordania, la Siria e l’Egitto (vedi Guerre arabo-israeliane; Guerra dei Sei giorni). Forti della loro supremazia aerea, dopo sei giorni di combattimento gli israeliani ebbero la meglio. Al termine della guerra, Israele – contro le risoluzioni dell’ONU – prese possesso di Gaza e della penisola del Sinai, della zona araba di Gerusalemme (Gerusalemme Est), e della Cisgiordania (sottratte alla Giordania), delle alture del Golan (già appartenenti alla Siria), raggiungendo un’estensione quattro volte superiore rispetto a quanto stabilito dall’armistizio del 1949. I territori occupati erano abitati da circa un milione e mezzo di palestinesi.

I territori occupati e la resistenza araba


Dopo il conflitto, la questione dei territori occupati dominò il dibattito politico. La destra politica e i leader dei partiti religiosi ortodossi si opponevano al ritiro dalla Cisgiordania e da Gaza, che consideravano parte del paese, mentre nel Partito laburista si discuteva se fosse opportuno il ritiro o il mantenimento delle posizioni acquisite; infine, numerosi partiti di minoranza, inclusi i comunisti, si opponevano all’annessione. Alcuni giorni dopo la fine della guerra, tuttavia, Israele unì formalmente le due zone di Gerusalemme. A ciò fece seguito una recrudescenza del nazionalismo arabo palestinese; alcune fazioni interne all’Organizzazione per la liberazione della Palestina intrapresero attacchi terroristici contro scuole, mercati e aeroporti israeliani con l’obiettivo dichiarato di liberare la Palestina. "Israele," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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