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Storia dell'Italia : I Comuni e repubbliche marinare e impero
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All’inizio del secondo millennio l’Italia, al pari dell’Europa, visse una generale ripresa economica, messa in luce dall’incremento demografico, a cui fu data risposta con un’intensa opera di diboscamento, finalizzata a ricavare spazi per l’agricoltura, con la colonizzazione di terre incolte e con l’introduzione di nuove tecniche di produzione (aratri in ferro, mulini ad acqua per la macina del grano, sistemi più pratici per il giogo dei buoi e dei cavalli). Segni di rinnovata vitalità attraversarono i centri urbani, che crebbero in superficie e in abitanti e videro lo sviluppo dell’attività manifatturiera e delle relazioni commerciali.

Si affermarono nuovi organismi politici, i Comuni, che acquisirono libertà giurisdizionali e prerogative di autogoverno. Il movimento comunale, fenomeno di dimensione europea, conobbe uno sviluppo considerevole nel XII-XIII secolo. Ebbe il suo fulcro nelle città dell’Italia centrosettentrionale, dove fu diretto dalle élite mercantili, associate spesso ai vescovi, ai nobili di città e ai contadini inurbati, in aperto contrasto con il potere delle signorie feudali e con l’autorità imperiale. I Comuni introdussero forme di governo che, come vere e proprie città-stato, costruirono ampie dominazioni territoriali comprendenti il contado e in certi casi anche zone ben più estese.

Tra i Comuni italiani assunsero un ruolo preminente quello di Firenze, cuore del nuovo sistema bancario nato con il fiorire dell’economia monetaria e con l’intensificarsi degli scambi mercantili in Europa, e quello di Milano, posto al centro di un’economia artigianale tra le più progredite del continente. Fu inevitabile lo scontro con l’autorità imperiale, rappresentata da Federico I della casa tedesca di Hohenstaufen (detta anche di Svevia), concluso a favore di una Lega lombarda composta di Comuni veneti e padani. Questi, dopo avere sconfitto l’imperatore a Legnano (1176), sottoscrissero la pace di Costanza (1183) con cui ottennero ampie autonomie in cambio del riconoscimento dell’alta sovranità imperiale.

Un fenomeno analogo vide protagonista un gruppo di città portuali, Amalfi, Pisa, Genova e Venezia, che si avvantaggiarono della riapertura delle rotte navali, collegata al movimento delle crociate (XI-XIII secolo), inserendo le loro flotte mercantili nei traffici con il mondo orientale. Queste città fornirono all’Europa i ricercati prodotti asiatici, come le spezie, i tessuti pregiati e le pietre preziose.

Venezia sopravanzò le altre repubbliche marinare perché aveva alle spalle uno stato territoriale più esteso e poteva contare su una moderna flotta militare e mercantile. Con una serie di azioni politiche e con la potenza delle sue navi, Venezia dapprima acquisì il dominio dell’Adriatico e poi monopolizzò gli scambi con l’Oriente, grazie al controllo di un gran numero di isole e delle località marittime commercialmente più importanti dell’impero bizantino. Dopo la quarta crociata (1202-1204) Venezia divenne il centro di un impero sul mare.

Nel Sud intanto si insediava la dinastia tedesca di Svevia, acquisendo il Regno di Sicilia (1198), che sotto l’imperatore Federico II fu al centro di una complessa riorganizzazione politico-culturale:

Palazzo ducale
Palazzo ducale, Venezia. E. Buchot
nacque allora il ghibellinismo, punto di raccolta delle forze imperiali in lotta contro l’egemonia politica del papato. Il dissidio tra guelfi e ghibellini si trasferì nell’ambito dei Comuni centrosettentrionali; qui, le fragili ragioni dell’alleanza antimperiale lasciarono il passo a laceranti conflitti di fazioni e di città, l’altra faccia dell’operoso spirito di intraprendenza economica e di spiccata propensione all’autogoverno cittadino. "Italia" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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