Storia dell'Inghilterra : con gli Stati Uniti contro il terrorismo
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Diviso al suo interno, ma favorito dalla grave crisi dei conservatori, alle elezioni legislative del giugno 2001 il Partito laburista si riconfermò alla guida del paese, aggiudicandosi 413 seggi del Parlamento britannico contro i 166 conquistati dai conservatori e i 52 dai liberaldemocratici. Nel nuovo governo, profondamente rinnovato, Blair raccolse i suoi uomini più fedeli. Il premier britannico dovette tuttavia attuare una cospicua revisione della linea economica e politica sino ad allora promossa. Infatti, oltre ad accantonare la controversa “terza via”, Blair fu costretto a un inasprimento delle imposte per far fronte alla crisi dei settori dei servizi pubblici, dell’energia e sanitario, nei quali lo stato tornò a giocare un ruolo maggiore di quello assegnatogli dai governi conservatori e dallo stesso Blair nel suo primo mandato. Nel quadro internazionale, il governo di Blair continuò il processo di avvicinamento all’Europa, dovendo tuttavia fare i conti con il diffuso “euroscetticismo” della società britannica. La questione europea continuò infatti a frenare l’iniziativa europeista dei laburisti, che rinviarono l’ingresso del paese nell’euro. In ambito conservatore la questione europea provocò divisioni anche più drammatiche, e la stessa Margaret Thatcher, in uno dei suoi ultimi interventi, nel 2002 si fece interprete dei sentimenti più estremi, arrivando a sostenere l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. |
Tuttavia, in alcuni settori economici del paese e soprattutto in quello finanziario, particolarmente sensibile agli andamenti dei mercati internazionali, la moneta unica europea andò conquistandosi uno spazio sempre maggiore, sostituendosi informalmente alla sterlina britannica. Blair confermò nel contempo la politica di stretta alleanza con gli Stati Uniti, partecipando all’operazione Enduring Freedom (“Libertà duratura”) lanciata contro l’Afghanistan in risposta alla devastante offensiva terroristica dell’11 settembre 2001. Nel 2002, sfidando sia l’opposizione interna sia l’ostilità dell’opinione pubblica nei confronti di un eventuale intervento militare in Iraq, Blair sostenne l’alleato statunitense nell’offensiva prima diplomatica e poi militare contro Saddam Hussein, nonostante la mancanza di una risoluzione dell’ONU e i forti dubbi sull’opportunità e sulla legittimità della guerra espressi da molti governi e in particolare da quelli di Francia, Germania, Russia e Cina. |
Rischiando una grave crisi politica e istituzionale (contro la guerra non si schierò infatti soltanto la gran parte della popolazione britannica, ma molti deputati laburisti e diversi ministri, quattro dei quali si dimisero), Blair ottenne il sostegno del Parlamento, affiancando le truppe britanniche a quelle statunitensi nell’offensiva scatenata contro l’Iraq nel marzo 2003. "Regno Unito," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 |
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