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Storia dell'Italia : La prima età moderna in Italia
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Nel corso del Trecento e del Quattrocento la penisola italiana si inserì nel sistema europeo con caratteristiche proprie, assai differenti da regione a regione. L’Italia settentrionale sperimentò l’evoluzione dei Comuni in senso statale, sotto la forma delle signorie e dei principati. Tra fine Trecento e inizio Quattrocento si abbozzò un dominio di ragguardevole entità, costituito dalla signoria dei Visconti, i quali riuscirono a ricostruire quasi totalmente l’antico regno dei longobardi, impadronendosi di quasi tutta la Pianura Padana, fino ai confini con Venezia, Genova, Bologna, Parma e Piacenza. Gli Sforza, che subentrarono ai Visconti nel 1450, furono signori del Ducato di Milano, che si avvaleva del porto di Genova e di altre floride città situate tra Lombardia, Piemonte ed Emilia. Il Mezzogiorno conobbe l’estendersi dell’autorità dei baroni, signori feudali detentori di grandi possedimenti terrieri, i quali esercitavano un potere pressoché incontrollato sulle popolazioni rurali. Nel Sud non valsero a scalfire la netta egemonia baronale né la dominazione francese degli Angioini, re di Napoli dal 1266, né quella spagnola degli Aragonesi, che conquistarono la corona di Sicilia nel 1282 e quella di Napoli nel 1442. Il panorama politico dell’Italia all’alba dell’età moderna presentava altre forme istituzionali: lo Stato della Chiesa, sede di una sovranità politico-religiosa di dimensione mondiale; le repubbliche, tra cui primeggiava Venezia, che aveva consolidato il potere oligarchico del patriziato; i principati dinastici, frutto della riorganizzazione postcomunale, presenti in Piemonte con i Savoia, in Toscana con i Medici, nelle Marche con i Montefeltro di Urbino, e in altre realtà minori. |
A differenza di quanto stava avvenendo in Francia, in Spagna e in Inghilterra, nella penisola italiana non si ebbe un processo di unificazione in un’unica sovranità nazionale dei molteplici stati. Al confronto con le nascenti monarchie europee, gli stati italiani palesarono la loro fragilità politica sin dal momento in cui il re francese Carlo VIII avviò la campagna per la conquista della penisola (1494). Si aprì allora una lunga stagione di conflitti tra le maggiori monarchie europee, in competizione tra loro per assicurarsi il predominio in Italia, interrotta nel 1559 dalla pace di Cateau-Cambrésis, che stabiliva un equilibrio imperniato su diverse realtà. Nel Sud e nel Ducato di Milano si stabilizzò la dominazione degli Asburgo di Spagna; nel centro restarono in vita sia gli stati signorili, ora dipendenti dai favori delle grandi potenze straniere, sia lo Stato della Chiesa; la repubblica di Venezia conservò intatta la sua dimensione territoriale a nord-est della Pianura Padana e nell’Adriatico; |
a nord-ovest prese consistenza il Ducato sabaudo, collocato a ridosso delle Alpi, tra Francia e Italia, ma proiettato verso gli spazi italiani con la politica seguita da Emanuele Filiberto. La penisola aveva così raggiunto un equilibrio nell’ambito del sistema degli stati europei, tuttavia condizionato dalle maggiori potenze, la Francia, la Spagna e l’impero asburgico, arbitre delle relazioni tra le molteplici entità statali operanti in Italia. "Italia" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008 |
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