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Il primo mandato di George W. Bush


Ralph Nader
Ralph Nader. Encarta

La campagna elettorale per la presidenza, che oppose nel novembre 2000 il vicepresidente Al Gore, candidato dei democratici, a George W. Bush, si concluse con la vittoria di quest’ultimo. Decisiva ai fini del risultato finale fu la candidatura di Ralph Nader, popolare difensore dei diritti civili, che sottrasse al democratico Gore una parte dell’elettorato, sebbene modesta (2,6%). Quelle del 2000 furono tra le elezioni più incerte e combattute della storia degli Stati Uniti, non solo per l’insolita lunghezza della campagna elettorale – durata praticamente tutto l’anno – e per la sua asprezza, ma anche per la confusione che caratterizzò la fase conclusiva. Lo stretto margine di voti che separava i due contendenti in diversi stati (e soprattutto in Florida, dove i democratici contestavano la validità dello scrutinio) tenne in sospeso il paese per più di un mese dal voto popolare; solo il 13 dicembre, e con lo scarto di un solo voto, la Corte Suprema convalidò la vittoria di Bush.

Nei primi “cento giorni” – che nel sistema politico statunitense rappresentano un importante segnale dell’indirizzo che la nuova amministrazione intende seguire – il presidente Bush prese decisioni significative circa molte questioni anticipate durante la campagna elettorale: lotta all’aborto, alleggerimento della pressione fiscale, tagli ai finanziamenti dei settori assistenziale, previdenziale e scolastico. Dopo timidi segnali di ripresa economica, a partire dalla primavera 2001 l’industria statunitense iniziò a perdere colpi; le maggiori perdite si ebbero nel settore della New economy, con la chiusura di centinaia di imprese.

In politica internazionale le prime iniziative della nuova amministrazione indicarono un netto cambiamento di rotta e una ridefinizione degli obiettivi strategici americani. Annunciata dallo sblocco della vendita di armi a Taiwan e da due aspri scontri diplomatici con Mosca e Pechino, la strategia statunitense si delineò ulteriormente con la rimessa in discussione di una serie di importanti trattati internazionali – sull’ambiente, sulle armi batteriologiche, sulle armi leggere, sulle mine antiuomo – in attesa di ratifica. Il nuovo vento “unilateralista” si manifestò anche con la diminuzione dell’impegno nei confronti di alcune questioni internazionali (ad esempio il conflitto nei Balcani e in Medio Oriente), costantemente nell’agenda della passata amministrazione. Bush rilanciò inoltre il progetto del cosiddetto “Scudo spaziale” – la National Missile Defense, Difesa missilistica nazionale – già caro al presidente Reagan, incontrando la ferma opposizione della Cina e della Russia ma anche la perplessità dei paesi dell’Unione Europea, preoccupati di una pericolosa corsa al riarmo.

11 settembre 2001


L’11 settembre 2001 gli Stati Uniti vennero colpiti da un attacco terroristico di sconvolgenti dimensioni, lanciato contro i simboli del potere politico ed economico. In un’agghiacciante sequenza, tre aerei di linea vennero sequestrati da commando suicidi e scagliati, nel breve arco di tempo di un’ora (dalle 8,45 alle 9,43) con tutto il loro carico umano contro le Torri Gemelle del World Trade Center di New York e la sede del ministero della Difesa americano, il Pentagono. Un quarto aereo dirottato, dopo aver solcato i cieli alla ricerca di un ulteriore obiettivo, precipitò al suolo nei dintorni di Pittsburgh alle 10,47. Dopo lo schianto del primo aereo contro la torre nord del World Trade Center, l’attacco venne ripreso e trasmesso in tutto il mondo dalle televisioni. Centinaia di milioni di persone assistettero così in diretta al violento impatto del secondo aereo contro la torre sud e poi, tra le 10 e le 10,27, al crollo delle due torri che travolse migliaia di persone e coprì Manhattan di uno spesso strato di polvere e fumo.

L’attacco terroristico causò circa tremila morti e centinaia di feriti, lasciando il paese in uno stato di profondo shock. Per limitare i nefasti effetti dell’attentato, la Borsa di Wall Street rimase chiusa per alcuni giorni. "Stati Uniti," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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