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Storia degli Stati Uniti : La presidenza Reagan e la presidenza di George Bush
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Quando nel gennaio 1981 assunse la presidenza, Ronald Reagan trovò un paese prostrato, affetto da una forte crisi di identità, oltre che economica. L’energica politica da lui attuata nel corso di due mandati fu battezzata “reaganomics” proprio per rimarcarne il tratto personale. Sul piano più culturale, ispirato alla cosiddetta “moral majority” (“maggioranza morale”), una composita lobby cristiana conservatrice, Reagan perseguì una politica attenta ai valori tradizionali e alla famiglia e ostile all’aborto, al femminismo, alle rivendicazioni dei gay. Sul piano economico e finanziario, il reaganismo si caratterizzò, analogamente al contestuale “thatcherismo” britannico, al più radicale neoliberismo: riduzione delle tasse, contrazione dello stato sociale, massima libertà nei rapporti di lavoro (deregulation). Il boom finanziario che seguì dimostrò però tutta la sua fragilità con l’allarmante crollo della Borsa del 19 ottobre 1987. Con Reagan i bilanci dell’esercito registrarono un forte incremento, dovuto principalmente alla Strategic Defense Initiative, o Star Wars, “guerre stellari”, e agli euromissili. Infatti, abbandonando la politica di distensione perseguita dalle precedenti amministrazioni, Reagan sfidò l’Unione Sovietica a una corsa al riarmo che avrebbe compromesso il tentativo di Michail Gorbaciov di riformare politicamente ed economicamente lo stato sovietico, crollato poi nel 1991. |
Non rifiutò tuttavia un confronto prudente con l’URSS e riprese i negoziati per la riduzione delle armi strategiche (1985). In politica estera Reagan rispolverò l’intero armamentario della guerra fredda, attizzando il conflitto nei paesi che tentavano di emanciparsi dall’egemonia statunitense (come ad esempio il Nicaragua). Succeduto a Reagan, di cui era stato vicepresidente, alla guida dell’amministrazione statunitense, George Bush si ritrovò ad affrontare una grave recessione e un grosso debito federale. Gli ulteriori tagli apportati dall’amministrazione alla spesa sociale crearono tra le classi più povere un clima di esasperazione e nell’aprile del 1992, in seguito a un episodio di razzismo di cui fu protagonista una pattuglia della polizia, nei sobborghi di Los Angeles scoppiò una delle rivolte più violente della storia statunitense, provocando in pochi giorni una sessantina di morti, centinaia di feriti ed estese distruzioni. |
In seguito alla definitiva crisi del sistema comunista tra il 1989 e il 1991, gli Stati Uniti rimasero l’unica superpotenza. Nel dicembre del 1989 Bush lanciò contro Panamá la più vasta offensiva militare dai tempi del Vietnam; rivolta a rovesciare e catturare il dittatore Manuel Antonio Noriega, considerato uno dei maggiori narcotrafficanti centroamericani, l’operazione causò anche la morte di diverse migliaia di civili. Nel 1991, in seguito all’invasione irachena del Kuwait, gli Stati Uniti si posero alla guida di un’ampia coalizione internazionale lanciando l’operazione nominata “Desert Storm” (“Tempesta nel deserto”), che portò in breve tempo alla sconfitta dell’esercito di Saddam Hussein. La scena internazionale vide gli Stati Uniti attivamente impegnati nel ciclo dei negoziati in seno al GATT (Uruguay Round, 1986-1993) e nelle trattative che portarono tra il 1991 e il 1993 alla firma del trattato START sulla riduzione degli arsenali strategici. |
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