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Presidenza Putin : tra democrazia e involuzione autoritaria
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Per ridare stabilità al paese dopo anni di frenetici rivolgimenti e rafforzare l’autorità del governo centrale, Putin lanciò un’energica offensiva contro i leader regionali e le potenti lobby politiche ed economiche. Il presidente avviò la ristrutturazione dell’amministrazione dello stato, sostituendo funzionari della passata amministrazione con suoi fedelissimi provenienti dai servizi segreti o dal cosiddetto “gruppo di San Pietroburgo”. Lanciò poi una campagna contro la corruzione, rivolta principalmente a colpire i potentati economici a lui avversi; l’offensiva di Putin fece così diverse vittime illustri, tra cui i magnati Boris Berezovszij e Vladimir Gusinskij, che agli inizi del 2000 furono costretti a cedere le reti televisive ORT e NTV e a rifugiarsi all’estero. Nei mesi successivi passarono sotto il controllo governativo molte testate giornalistiche; altre, bersagliate da una raffica di controlli fiscali e di processi per diffamazione, furono costrette a sospendere le pubblicazioni. Agli inizi del 2003, con la chiusura dell’ultima televisione indipendente, TV6, dove avevano trovato rifugio i più popolari conduttori di NTV, Putin stabilì un controllo pressoché completo sull’informazione russa.

 

Putin attuò anche una riforma del sistema politico del paese, allo scopo di limitarne la frammentazione e semplificarne il funzionamento. Nell’estate del 2001 restrinse la partecipazione alle elezioni ai partiti rappresentati contemporaneamente nella Duma centrale e nei parlamenti delle repubbliche della federazione, cancellando con un sol colpo il 90% delle innumerevoli formazioni nate in seguito alla liberalizzazione politica. Fomentando le divisioni nell’opposizione di destra, Putin si assicurò poi una più ampia maggioranza nella Duma, relegando il Partito comunista a un ruolo di pura testimonianza.

Per portare avanti il suo piano, oltre che sulla sua popolarità, Putin poté contare sulla benevolenza della stampa ma anche sull’indifferenza dell’opinione pubblica;

questa, stanca delle convulsioni che avevano accompagnato il processo di democratizzazione, si disinteressò alle lotte al vertice del potere e ai suoi effetti sul sistema democratico russo. Putin fu fatto oggetto di severe critiche e subì un momentaneo calo di popolarità solo agli inizi della suo mandato presidenziale, nell’agosto 2000, in seguito all’incidente accorso al sottomarino nucleare Kursk, affondato nel mare di Barents durante un’esercitazione con i suoi 118 uomini di equipaggio.

Nell’ottobre 2003 Putin si sbarazzò del suo ultimo pericoloso avversario; con l’accusa di frode ed evasione fiscale venne infatti arrestato Michail Khodorkovsky ( e condannato nel 2005 a nove anni di prigione), il titolare della compagnia petrolifera Iukos, uno degli ultimi oligarchi schierati con i partiti dell’opposizione. "Russia," Encarta

Michail Khodorkovsky
Michail Khodorkovsky
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