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La popolazione europea e le caratteristiche etniche
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L'uomo comparve in Europa già nel Paleolitico; ma sull'origine degli uomini che hanno portato al popolamento attuale non si sa molto, anche se si può supporre che i primi gruppi umani siano giunti da Oriente in ondate successive, sia dall'Asia Minore attraverso i Balcani sia dall'Asia centrale, percorrendo le praterie a nord del Mar Nero. Non sono mancate immigrazioni dall'Africa, attraverso Gibilterra e l'Italia. Importanti furono però soprattutto le ondate di popolazioni indoeuropee originarie delle pianure interne dell'Asia, da cui derivano i principali gruppi etnici dell'Europa, nei quali si sono inseriti più piccoli gruppi come quelli ugrofinnici (da cui discendono magiari e finlandesi). Encarta

Popolazione Europea
Numerosi reperti archeologici sembrano comunque confermare che l'Europa fosse abitata da una popolazione relativamente numerosa già a partire dal 4000 a.C., quando il Neolitico fioriva nella penisola balcanica e nella penisola italiana (nel contempo però le civiltà urbane in Egitto e in Medio Oriente erano già affermate). Barriere naturali quali foreste, monti e paludi contribuirono a mantenere divise le popolazioni in gruppi che rimasero a lungo quasi del tutto separati. Successivamente le migrazioni determinarono via via il mescolarsi delle diverse popolazioni. Encarta
Composizione etnica

La popolazione dell'Europa è composta da numerosi gruppi etnici. Le nazioni in cui è suddivisa sono in generale formate da un gruppo dominante che ha occupato un territorio nel quale ha imposto la sua cultura, come i tedeschi in Germania, i francesi in Francia ecc. Diversi paesi, in particolare nell'Europa sudorientale, presentano nutrite minoranze e in quasi ogni paese vivono gruppi più piccoli (ad esempio i baschi in Spagna e i lapponi in Scandinavia) che rappresentano i residui di antichi popolamenti. Da un punto di vista etnico-linguistico si possono riconoscere alcuni grandi raggruppamenti corrispondenti alle seguenti aree: quella germanica, quella neolatina e quella dei popoli slavi che si sono spinti verso ovest, affacciandosi al Mediterraneo. Esistono poi gruppi minoritari, inseritisi nel tessuto socio-economico europeo come gli ebrei, oppure nomadi, come i rom, spesso osteggiati, ma che non hanno mai perduto la loro identità. Occorre poi aggiungere l'apporto immigratorio più recente, rappresentato da un numero cospicuo di turchi, africani, arabi, asiatici ecc., attratti in Europa occidentale dalle occasioni di lavoro offerte dalla sua sviluppata economia, spesso solo come lavoratori temporanei.

Il crollo del comunismo tra il 1989 e il 1991 portò allo smembramento dell'URSS in quindici repubbliche indipendenti, ognuna delle quali, anche a ovest degli Urali, riconosce una propria identità, anche se le sue popolazioni derivano da un unico ceppo slavo, come ad esempio in Russia i russi bianchi e gli ucraini. Encarta

Fotografia di una che abita in Europa
Nel 1991 i croati, gli sloveni e i macedoni, che costituivano la maggioranza della popolazione nelle rispettive repubbliche federate della ex Iugoslavia, optarono tutti per la separazione dalla federazione e divennero nazioni indipendenti. La Bosnia-Erzegovina, con un insieme etnicamente molto più complesso, fu invece teatro di un sanguinoso conflitto dopo la dichiarazione dell'indipendenza dalla Iugoslavia nel 1992.
Demografia europea
immagine di Svedese

La distribuzione della popolazione in Europa non è mai stata stabile per lunghi periodi e ha subito mutamenti dovuti sia allo scarto fra tasso di natalità e tasso di mortalità, sia alle migrazioni. Negli anni Ottanta del Novecento l'Europa aveva la più elevata densità di popolazione rispetto a tutte le altre parti del mondo. La zona più popolosa era rappresentata da una fascia che iniziava dall'Inghilterra e proseguiva attraverso i Paesi Bassi, la Germania, la Cecoslovacchia, la Polonia per giungere infine alla parte europea dell'URSS. Anche l'Italia settentrionale presentava un'alta densità di popolazione.

Gli sviluppi demografici hanno conosciuto in Europa andamenti diversi attraverso i secoli, a causa di fattori negativi (guerre, epidemie, carestie ecc.), o positivi (crescita dell'economia, periodi di pace ecc.). Una sensibile crescita della popolazione si ebbe, ad esempio, verso il Mille, quando iniziò un periodo di prosperità economica legata agli sviluppi dell'urbanesimo. Nel XIV secolo la peste provocò gravi decimazioni, ma già nel secolo successivo si ebbe una sensibile ripresa. Sul finire del XVIII secolo la popolazione europea, grazie al diffondersi dell'economia industriale, cominciò a crescere fortemente e l'Europa giunse a contare, nei primi decenni dell'Ottocento, oltre 150 milioni di abitanti. Essi raddoppiarono nel corso del secolo successivo, nonostante le grandi migrazioni che portarono nelle terre d'oltremare ben 55 milioni di persone.

Demografia

Nel corso del XX secolo si è passati dalla forte crescita dei primi cinquant'anni all'attuale rallentamento. Il tasso medio annuo di crescita demografica tra il 1980 e il 1987 fu solo dello 0,3%; nello stesso periodo la popolazione dell'Asia cresceva dell’1,8% annuo e quella dell'America settentrionale dello 0,9%. Nel 2005 il tasso di crescita è leggermente negativo: -0,01%. Notevoli diversità nel tasso di crescita si registrano tuttavia nei diversi paesi europei, dovute al modo di vita e al diverso grado di benessere. Ad esempio, nel 2007 l'Albania aveva un tasso annuo di crescita demografica dello 0,53%, il Regno Unito dello 0,28%, la Spagna dello 0,12% e l’Italia dello 0,01%. Il rallentato tasso di crescita demografica è dovuto soprattutto alla bassa natalità; gli europei godono infatti di una speranza media di vita alla nascita alquanto elevata: 74,7 anni (2005), contro i 68,6 anni dell'India e i 50,4 anni dei paesi africani. Encarta

immagine di Svedese

Le migrazioni, volontarie o meno, hanno rappresentato una costante nella vita europea. Nel XX secolo due movimenti migratori hanno avuto importanti effetti sulla distribuzione della popolazione in Europa: la migrazione da una nazione all'altra di persone in cerca di lavoro e quella dalle zone rurali alle aree urbane. Lavoratori italiani, iugoslavi, greci, spagnoli e portoghesi (insieme a quelli provenienti dalla Turchia, dall'Algeria e da altri paesi extraeuropei) si trasferirono – perlopiù temporaneamente – in Germania, Francia, Belgio, Svizzera, Regno Unito e in altri paesi in cerca di occupazione. Per lo stesso motivo molti europei si spostarono, all'interno dei confini nazionali, dalle campagne alle città. Dal 1950 al 1975 la popolazione dell'Europa occidentale è diventata urbana per il 70-80%; quella dell'Europa orientale e dell'Europa meridionale per il 60%. Nel 1998 il dato medio europeo era del 74%. Encarta

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