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Letteratura italiana nel 16 ° secolo


Niccolò Machiavelli
Niccolò Machiavelli

Nella prima metà del secolo un evento fondamentale per il destino (almeno fino alla fine del Settecento) dell’italiano letterario fu la sua riduzione entro il rigido ambito dei testi scritti, con l’eliminazione del parlato e l’emarginazione dei serbatoi linguistici regionali, per poter così meglio garantire l’ortodossia linguistica. Questa scelta prevalse a conclusione di un grande dibattito sulla questione della lingua, quando si impose il canone propugnato dal veneziano Pietro Bembo, che è anche l’autore della prima vera grammatica della lingua italiana contenuta nelle Prose della volgar lingua (1525). Secondo tale canone, venne stabilita la superiorità del fiorentino degli scrittori del Trecento e si indicarono come modelli della poesia e della prosa rispettivamente Petrarca e Boccaccio, così come nella lingua latina si erano stabiliti come modelli Virgilio e Cicerone. Le altre due soluzioni proposte, all’interno del dibattito sulla lingua, erano quella di un ibridismo cortigiano (cioè la lingua letteraria intesa come risultato degli apporti delle corti delle varie regioni d’Italia) e quella del toscano parlato.

La discussione sui canoni e sui modelli linguistici rientrava in una tendenza più generale, razionalistica e regolistica, del Rinascimento (tipica quella della definizione dei generi letterari) e si esprimeva in un gusto normativo che investiva le varie sfere del comportamento dell’intellettuale, che coincideva con il cortigiano. Questo gusto razionalistico anima due trattati importanti: il Cortegiano (1528) di Baldassarre Castiglione e il Galateo (1558) di Giovanni della Casa. Entrambi i testi ebbero una grande fortuna in ambito europeo, specie in Spagna e in Inghilterra, e contribuirono alla formazione del “perfetto gentiluomo”.

Poesia e prosa


Nell’ambito della lirica, territorio di dominio petrarchesco, spiccano le Rime (1558) del già ricordato Giovanni della Casa, pervase da un’inquietudine nuova e capaci di registrare le dissonanze della vita attraverso un uso originale dell’enjambement. Accenti personali hanno anche le rime di Michelangelo Buonarroti, nelle quali l’imperfetta disciplina letteraria mette meglio in evidenza il temperamento dell’autore, meno cedevole verso le convenzioni liriche del tempo.

Nella società cortigiana del Cinquecento la donna acquistò un peso maggiore che in passato e contribuì alla vita culturale. Le scrittrici adottarono il linguaggio petrarchesco, il codice lirico dominante, impiegandolo come strumento di comunicazione sociale, oltre che come espressione personale.

La loro appartenenza a regioni diverse documenta la diffusione del petrarchismo attraverso Bembo: romana era Vittoria Colonna, emiliana Veronica Gambara, lucana Isabella Morra (1520-1546) e veneziana Gaspara Stampa. La letteratura del Rinascimento toccò i vertici, nell’ambito della poesia e della prosa, con tre autori di grande forza e originalità: Ariosto, Machiavelli e Guicciardini. Ludovico Ariosto, con l’Orlando furioso (iniziato come continuazione, nella stessa corte, dell’Orlando innamorato di Boiardo), trasformò la materia cavalleresca, che era genere di largo consumo negli ambienti cortigiani e popolari, in una sorta di racconto fantastico capace di interpretare l’uomo, la sua natura, i suoi comportamenti, racconto di ironica leggerezza che disvela e insieme accetta l’irrazionale, la forza del sogno e la normale realtà dei singoli. Le tre edizioni dell’opera (1516, 1521, 1532) documentano la sofisticata elaborazione del testo a piena realizzazione dei principi linguistici di Bembo: il fatto che la lingua letteraria come toscana sia stata teorizzata da un veneto e realizzata da un ferrarese è una delle dimostrazioni dell’accettazione a livello nazionale del primato toscano.

Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini ampliarono la funzionalità della prosa alla dimensione politica, oltre che a quella storica di vasto respiro. Le opere di Machiavelli, e in particolare Il Principe (1513), dettero avvio alla trattatistica politica moderna e, riprendendo la lezione della filologia come scienza autonoma (capace cioè di darsi proprie leggi, a partire dalla realtà primaria del testo letterario), fondarono la politica come scienza autonoma dalla morale religiosa o da qualsiasi interesse di parte. Anche la prosa è segnata dallo spregiudicato realismo dell’autore che, pur nutrito dell’esperienza umanistica, diffidava del convenzionalismo intellettuale e delle sistemazioni accademiche.

Quanto a Guicciardini, con la Storia d’Italia (1537-1540) produsse uno dei massimi monumenti storiografici della nostra tradizione e insieme un testo dalla prosa ardua e dallo svolgimento simile a quello di una grande tragedia, provocata dall’accecamento dei principi italiani che, favorendo l’intervento degli stranieri, hanno causato la rovina del paese. Si tratta di un testo segnato dalla tensione intellettuale a comprendere la logica tragica che ha provocato eventi sfuggiti a tutti di mano.

Guicciardini è anche autore di un singolare testo tra il memorialistico e l’autobiografico, i Ricordi politici e civili (pubblicati postumi a Parigi nel 1576), che costituiscono un’insolita riflessione sui fondamenti della politica.

La definizione dei generi letterari fu oggetto di riflessioni contigue alle discussioni sulla lingua e ai dibattiti su poetica e retorica, attraverso i quali prese avvio la critica letteraria. Una forte spinta alla sua configurazione fu data da una prima traduzione latina (1498) della Poetica di Aristotele, a opera di Giorgio Valla, e da una seconda (1536) di Alessandro de’ Pazzi, accompagnata dal testo originale di Aristotele. Come ha osservato lo studioso Giorgio Ferroni, la nuova critica si reggeva “sulla cooperazione di poetica e retorica e su una tendenza alla specializzazione e tecnicizzazione del discorso”. Tra i numerosi critici (Francesco Robortello, Vincenzo Maggi, Sperone Speroni ecc.) spicca il modenese Ludovico Castelvetro (1505-1571), al quale si deve il maggiore commento cinquecentesco alla Poetica aristotelica. "Letteratura italiana," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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