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Storia del Messico: il periodo coloniale
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Nel 1521 la capitale azteca venne conquistata in via definitiva e nel 1535, con la nomina del primo viceré spagnolo Antonio de Mendoza, la colonia della Nuova Spagna (fondata nel 1520) divenne Vicereame della Nuova Spagna; questo espanse, più tardi, i suoi confini e giunse a comprendere gli attuali territori del Texas, del New Mexico e della California.

Caratteristica preminente della società messicana coloniale fu il massiccio sfruttamento degli indios che, sebbene decimati durante la conquista, rappresentavano pur sempre la maggioranza degli abitanti della Nuova Spagna. La condizione di semischiavitù cui furono soggetti fu il risultato del sistema dell’encomienda, tramite il quale Madrid dava in concessione a nobili, ecclesiastici e militari spagnoli vaste terre con diritto di giurisdizione sugli indios che vi abitavano.

Un ulteriore tratto distintivo del Messico coloniale fu la posizione di grande influenza sociale e politica che assunse la Chiesa cattolica, i cui primi missionari francescani, agostiniani, domenicani e gesuiti arrivarono nel paese al seguito dei conquistadores; nel 1859, al momento della nazionalizzazione dei possedimenti ecclesiastici, essa possedeva addirittura un terzo delle terre dell’intero paese. Terza importante caratteristica fu la rigida gerarchizzazione sociale tra peninsulares, coloni spagnoli detentori delle principali cariche governative e amministrative; criollos (o creoli), figli di genitori europei nati e cresciuti sul suolo americano, rappresentanti la classe economicamente portante; mestizos (o meticci), gruppo in costante espansione prodotto dall’incrocio tra bianchi e indios, mediamente discriminati e dediti al piccolo commercio; indios, schiavi neri e zambos (incroci tra indios e neri), le categorie maggiormente emarginate e sfruttate.

L’amministrazione del vicereame fu caratterizzata sin dalla sua fondazione da inefficienza e corruzione, elementi che furono spesso motivo di preoccupazione per la Corona spagnola, anche se a nulla valsero le periodiche commissioni di controllo istituite per porvi rimedio. Nemmeno le riforme apportate nella seconda metà del XVIII secolo riuscirono a intaccare la debolezza congenita del sistema e, all’inizio del secolo successivo, il malcostume del governo della Nuova Spagna unito al risentimento dei criollos mise fortemente in crisi i legami di fedeltà della colonia verso la madrepatria. Alle difficili condizioni interne si vennero a sommare le idee politiche liberali provenienti dall’Europa sulla scia della Rivoluzione francese, nonché le ripercussioni della guerra d’indipendenza americana. L’occupazione della Spagna da parte di Napoleone favorì quindi lo scoppio delle rivolte indipendentiste, in Messico come in tutta l’America latina.

Casas grandes, Messico
Casas grandes, Messico. Encarta
Allentatosi il controllo centrale, crebbero le tensioni tra le diverse autorità coloniali, intenzionate ad affermare ognuna la propria supremazia; nel 1808 il viceré José de Iturrigaray (poco più tardi destituito e scacciato da alcuni ufficiali peninsulares) dovette consentire ai criollos una maggiore partecipazione all’amministrazione del paese. Fu durante queste lotte di potere che ebbe inizio la rivolta del popolo messicano. "Messico" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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