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L'occupazione francese in Marocco e l'indipendenza del Marocco

Immagini - Marocco

16/07/16

Marocco nel 15 ° secolo

La presa di Ceuta ad opera dei portoghesi nel 1415 aprì la via alla penetrazione europea nella regione, che continuò con l'occupazione di altre città costiere tra cui Melilla, caduta in manos pagnola nel 1497. L’avanzata europea causò nel Marocco un profondo rivolgimento politico. La tribù dei Beni Saad (o Sadiani), che rivendicava una diretta discendenza dal profeta Maometto, lanciò un’offensiva contro i portoghesi, battendoli ad Agadir nel 1541. I Sadiani si rivolsero in seguito contro i Wattasidi, succeduti ai Merinidi, sconfiggendoli nel 1554.

I sultanati saudiani

occupazione francese

L'apporto economico e culturale delle centinaia di migliaia di mori ed ebrei espulsi dalla Spagna a partire dal 1492 conferì nuovo impulso allo stato sadiano, che sotto la guida di Ahmad al-Mansour sconfisse definitivamente i portoghesi nel 1578. Il Marocco godette di un periodo di stabilità politica e di prosperità economica, e vi si sviluppò una grande fioritura culturale e artistica.

A partire dal 1660 ca., ai Sadiani succedette la dinastia degli Alawiti (alla quale appartiene l'attuale sovrano), che raggiunse il suo apice durante il regno di Mulay Ismaïl (1672-1727). Questi riprese numerosi porti agli spagnoli e ai portoghesi e contrastò efficacemente le mire espansionistiche ottomane. Alla sua morte seguì un lungo periodo di conflitti tra tribù rivali e alla fine del XVIII secolo soltanto un terzo del territorio del Marocco ricadeva stabilmente sotto l’autorità del sultano. Approfittando della situazione, la Gran Bretagna e la Francia strapparono al sultano vantaggiosi accordi commerciali.

La penetrazione europea

L’occupazione francese di Algeri nel 1830 provocò una reazione nazionalista nel vicino Marocco e il sultano Abd al-Rahman accorse in aiuto dell’emiro Abd al-Qadir, che si era posto alla guida della resistenza algerina. Il tentativo di riprendersi Ceuta e Melilla scatenò la reazione della Spagna, che nel 1859-1860 invase il paese e occupò Tetuán. Costretto a pagare pesanti danni di guerra alla Spagna, il sultanato si fece sempre più debole.
Alla fine del XIX secolo tra le potenze europee si scatenò la lotta per il controllo del paese. Tra il 1900 e il 1903 la Francia occupò diverse aree di confine marocchine. Nel 1904, la decisione di dividere il territorio marocchino in due zone d'influenza francese e spagnola – avallata dalla Gran Bretagna in cambio della libertà di movimento in Egitto – sollevò l'opposizione della Germania, che l’anno seguente offrì il suo sostegno al sultano. La disputa si risolse solo nel 1906 con la conferenza di Algeciras, che stabilì un controllo internazionale sul paese e norme che garantivano a tutte le potenze europee gli stessi diritti economici.

Nel luglio 1911, tuttavia, scoppiò una nuova crisi tra i francesi e i tedeschi; in risposta all’invio di truppe francesi con il pretesto di soccorrere il sultano Abdul Hafiz assediato dai berberi a Fès, la Germania inviò una nave da guerra nel porto di Agadir. La crisi, che provocò la mobilitazione dell'esercito francese e condusse l'Europa sull'orlo della guerra, fu risolta con ulteriori negoziati, in seguito ai quali la Germania accettò il protettorato francese sul paese in cambio di concessioni territoriali in Congo.

La resistenza anticolonialist

Nel 1912 il sultano Abdul Hafiz riconobbe il protettorato francese sul Marocco; la Spagna conservò il Rif, Tarfaya e Ifni. Al vertice del paese la Francia impose un proprio governatore, il generale Louis-Hubert Lyautey, che si appoggiò alle autorità locali. Contro la dominazione francese scoppiarono rivolte in tutto il paese. Nel giugno 1912 Abdul Hafiz fu costretto ad abdicare. Nel settembre dello stesso anno i francesi occuparono Marrakech e l’anno seguente Agadir. I francesi riuscirono a riportare sotto controllo le aree urbane, ma le campagne continuarono episodicamente a sollevarsi. Nel 1920 si accese la rivolta delle tribù del Rif, capeggiata da Abd el-Krim. L’offensiva dei ribelli si abbatté violentemente sulle truppe spagnole – che persero circa 16.000 uomini – e venne sedata soltanto sei anni dopo grazie all’intervento di 100.000 soldati francesi guidati da Henri Philippe Pétain. La situazione nell’Alto Atlante si stabilizzò tuttavia solo nel 1934, mentre nella valle del Draa e nelle oasi nel Basso Atlante la resistenza si protrasse a lungo. Dopo l’ondata di rivolte, costata ai francesi circa 30.000 morti, Parigi impose un’amministrazione diretta, sul modello di quella sperimentata in Algeria. Nel 1930, Parigi cercò di ingraziarsi la popolazione berbera, riconoscendo la sua specificità culturale e linguistica. Il provvedimento suscitò la reazione degli arabi, che accusarono le autorità coloniali di dividere il paese per assoggettarlo meglio al dominio francese. Dalla protesta nacque un Comitato d’azione marocchino, il primo movimento politico che reclamava la fine dell’amministrazione diretta.

indipendenza Marocco

La disfatta francese nel 1940 rinforzò le speranze dei nazionalisti. Nel 1942 il Marocco venne occupato dagli Alleati; le truppe marocchine, integrate nell’armata della France libre del generale De Gaulle, presero parte alle campagne alleate in Italia, in Francia e in Germania. Nel 1944 i nazionalisti marocchini fondarono dal Comitato d’azione il partito Istiqlal (Partito nazionale dell'indipendenza) che, sebbene osteggiato da gran parte delle tribù berbere, ottenne presto il sostegno del sultano Mohamed ibn Yusuf e della maggioranza degli arabi. Per la sua posizione favorevole all'indipendenza Mohamed ibn Yusuf fu costretto all'esilio (1953), ma in seguito la Francia, impegnata nei conflitti in Indocina e in Algeria, dovette cedere alla crescente pressione degli indipendentisti e cercare una soluzione negoziata, permettendo il ritorno del sultano alla guida del paese nel 1955. Alla fine dello stesso anno i negoziati tra i rappresentanti del governo francese e del sultano sfociarono nella dichiarazione di La-Celle-Saint-Cloud, che gettava le basi per l’indipendenza del Marocco.

Indipendenza del Marocco

Nel marzo 1956 i francesi riconobbero l'indipendenza marocchina, che, ratificata anche dal governo spagnolo, il mese seguente venne estesa a tutto il territorio, con l'eccezione di alcune città; Tangeri fu restituita nell'ottobre dello stesso anno, Tarfaya nel 1958. Molti nazionalisti furono tuttavia delusi dagli accordi sottoscritti dal sultano, che non aveva rivendicato altri territori considerati storicamente parte del Marocco: il Sahara Occidentale (Sahara spagnolo), la Mauritania, la regione algerina di Tindouf, il Nord del Mali. Nel Sud del paese i nazionalisti crearono un esercito di liberazione; a questo si unirono tribù mauritane e saharawi ostili al dominio spagnolo.Mohamed ibn Yusuf assunse il titolo di re nel 1957 con il nome di Mohamed V e, dopo la sua morte, nel 1961, venne sostituito dal figlio Hassan II. I primi anni dell’indipendenza marocchina furono costellati da violenze e rivolte.

Nel 1962 fu approvata una Costituzione che garantiva ampi poteri al re e nel 1963 si tennero le prime elezioni nazionali. Nello stesso anno scoppiò la guerra con l’Algeria, che sosteneva le rivendicazioni indipendentiste saharawi per aprirsi un canale verso l’Atlantico e ostacolare il progetto di “Grande Marocco” nutrito dai nazionalisti e dalla stessa monarchia marocchina.
Nel marzo del 1965, nuovi moti causati da una grave crisi economica vennero repressi nel sangue. Hassan II sospese il Parlamento assumendo anche la guida del governo. Nell'ottobre dello stesso anno i disordini aumentarono, quando un leader dell'opposizione, Ben Barka, uno dei fondatori dell'Istiqlal e poi dell'Unione nazionale delle forze popolari, fu rapito e assassinato a Parigi da sicari della polizia marocchina. © "Marocco" ed Encarta