Fotografie
Neoclassicismo francese
Fotografie Francia

Verso la fine del XVIII secolo il decorativismo e le leziose piacevolezze rococò cedettero il passo all’affermarsi di uno stile più austero, il neoclassicismo, fondato sui principi di ordine e armonia derivati dal razionalismo illuminista. In Francia, nel periodo della Rivoluzione francese il nuovo linguaggio fu apprezzato in quanto vicino all’arte di Roma repubblicana; quando Napoleone si autoproclamò imperatore nel 1804, lo stesso stile neoclassico fu considerato ancora consonante con il nuovo corso politico, nei suoi aspetti derivati dalla cultura di Roma imperiale.

 

I primi segni del revival classico apparvero nelle opere dello scultore Edme Bouchardon: la sua statua equestre di Luigi XV (1748-1762; distrutta nel 1792) si ispirava al famoso monumento romano di Marco Aurelio. Al medesimo gusto per l’antichità fu improntata l’attività di un altro scultore, Jean-Baptiste Pigalle, autore della famosa statua marmorea di Voltaire oggi al Louvre (1770-1776). In architettura il razionalismo illuminista si espresse appieno nei progetti fantastici, quasi tutti irrealizzati, di Etienne-Louis Boullée – di cui vanno menzionati ad esempio gli schizzi per il grandioso monumento a Isaac Newton (1784) – e nei disegni e negli edifici neoclassici di Claude-Nicolas Ledoux, come i posti di blocco del dazio a Parigi (1789) e una parte della costruzione delle saline ad Arc-et-Senans (1755-1779).

Principale esponente del neoclassicismo pittorico francese fu Jacques-Louis David, che dall’entusiasmo per gli ideali rivoluzionari passò all’ammirazione per Napoleone.

Le sue composizioni, di rigorosa impostazione classica, riproducono perlopiù episodi della storia romana (Giuramento degli Orazi, 1784-85, Louvre, Parigi) o fatti della rivoluzione (Marat assassinato, 1793, Musées Royaux, Bruxelles). Attraverso le opere dell’artista e dei suoi allievi – in particolare Antoine Gros e Anne-Louis Girodet-Trioson – si consolidò l’immagine idealizzata dell’imperatore e del suo potere, magnificamente espressa nella grande tela davidiana dell’Incoronazione di Napoleone (1805-1807, Louvre, Parigi).

Jean-Auguste-Dominique Ingres vinse il Prix de Rome nel 1801, ma poté recarsi a Roma solo nel 1806: vi restò sino al 1820, quando si trasferì a Firenze. Tornato a Parigi nel 1824, iniziò a esporre ai Salons (mostre organizzate dall’Accademia, in un secondo tempo sotto il controllo dei professori dell’Ecole de Beaux-Arts), ottenendo un grande successo, che lo condusse di nuovo a Roma dal 1835 al 1841, in veste di direttore dell’Académie de France in Italia. Ingres realizzò numerose tele a soggetto mitologico (Apoteosi di Omero, 1827, Louvre, Parigi), ritratti, e soprattutto nudi femminili (La grande odalisca, 1814, Louvre, Parigi; La sorgente, 1856, Musée d’Orsay, Parigi), nei quali il suo stile, fondato sulla purezza

David: La morte di Marat
David: La morte di Marat. Encarta
della linea, raggiunse le massime vette. Nonostante la predilezione per il mondo classico, Ingres si ispirò anche all’arte medievale e gotica, dalla quale trasse soggetti cari anche ai romantici (Sogno di Ossian, 1813, Musée Ingres, Montauban). "Arte Francia," Microsoft® Encarta
Ricerca personalizzata