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Letteratura all'inizio del XVI secolo


Berni, Francesco
Berni, Francesco

I modelli classicistici trovarono opposizione soprattutto nell’Italia settentrionale, che produsse esperienze linguistiche e letterarie estranee al classicismo aristocratico, anche se per alcuni versi frutto dell’avanzata maturità dell’Umanesimo. L’area di questo sperimentalismo è quella lombardo-veneta tra Mantova e Padova, e i primi tentativi risalgono alla fine del XV secolo. Si tratta della produzione “macaronica”. Il maccheronico è tutt’altro che una lingua approssimativa, come il latino plebeius medioevale, e non ha nulla a che fare con la lingua dei canti goliardici (Carmina Burana). Si tratta invece di un linguaggio prodotto, per così dire, in laboratorio, costituito da un lessico italiano o dialettale latinizzato nelle terminazioni, nella grammatica, nella prosodia e nella metrica, con verso quantitativo e senza rima come quello dei classici antichi.

Con Teofilo Folengo, il maggiore degli scrittori maccheronici, questa lingua attenuò gli elementi e le funzioni parodistiche e divenne un mezzo espressivo in grado di rendere una realtà diversa da quella del mondo aristocratico e per la quale il linguaggio classicistico era nella sostanza inadatto.

L’opera (Opus macaronicum o Maccheronee, 1517) di Folengo ruota attorno al Baldus, poema in esametri che passò dai 17 libri della prima redazione (1517) ai 25 libri dell’ultima e che ebbe quattro edizioni, di cui l’ultima postuma a conferma della fortuna del volume e delle soluzioni linguistiche che lo caratterizzano.

I testi di Folengo non solo erano in grado di rappresentare la realtà contadina, assente nell’italiano aristocratico, ma esprimevano un’esigenza di novità e svolgevano un ruolo anticonformistico. La poesia maccheronica non rimase un caso isolato, ma fu all’origine di una tradizione che nelle regioni settentrionali (anche in Piemonte) si prolungò per tutto il Seicento. Un’altra forma sperimentale fiorita nella regione di Padova (centro universitario) è la poesia “pedantesca” o “fidenziana” di Camillo Scroffa (1526-1565), anch’essa di origine dotta, che consiste, rovesciando il sistema maccheronico, nel latino italianizzato nel lessico e nella grammatica con alterazione dei termini in forme superlative o diminutive.

Negli stessi decenni si sviluppò il teatro dialettale (in pavano, cioè nel padovano del contado) di Angelo Beolco detto il Ruzante, in cui il mondo contadino irruppe con una capacità di rappresentazione e di denuncia inedite. Opere come Betìa (1524-1525),Parlamento de Ruzante, Bilora e La Moscheta (tutti del 1529) costituiscono non solo una prova linguistica del tutto nuova, ma anche uno dei documenti più alti del teatro italiano, come dimostra l’ininterrotta fortuna teatrale di queste opere.

Ruzante, con Goldoni, è il miglior talento della commedia italiana di tutti i tempi. Nell’ambito del teatro dialettale rientra anche la già citata commedia anonima La Venexiana.

All’area anticonformista, sia pure su un altro registro, compatibile con il sistema della cultura aristocratica, appartiene un vero e proprio avventuriero della penna, il già citato Pietro Aretino, spregiudicato e temuto (“flagello dei principi”) per il suo individualismo anarchico, ma attento a sfruttare bene gli spazi offertigli dal potere. Oltre a essere un commediografo di talento, è autore di pamphlet polemici e irriverenti. La sua sperimentazione linguistica raggiunse gli effetti più clamorosi nel dialogo (Ragionamenti, 1534-1536) e nelle lettere, entrambe forme letterarie di grandissimo impiego nella cultura cinquecentesca.

Una variante dell’anticonformismo letterario è quella espressa, in direzione antipetrarchista, da Francesco Berni: i suoi sonetti (spesso caudati) ridicolizzano le sdolcinate convenzioni dei rimatori petrarcheschi.

Allo sperimentalismo linguistico cui si è accennato e all’evoluzione interna di generi letterari come la commedia fece riscontro invece il tradizionalismo espressivo in altri ambiti. Ricca fu la novellistica, soprattutto in Toscana, ma subalterna al modello del Boccaccio: Agnolo Firenzuola, Anton Francesco Grazzini detto il Lasca, Matteo Maria Bandello e il più indipendente Giovan Francesco Straparola (fine del XV secolo - dopo il 1557). "Letteratura italiana," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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