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Letteratura alla fine del 16 ° secolo


Torquato Tasso
Torquato Tasso

Nell’ambito della storiografia – a parte un gruppo di storici soprattutto fiorentini (Donato Giannotti, Benedetto Varchi) di diverso livello rispetto a Guicciardini e Machiavelli – Giorgio Vasari inaugurò un nuovo genere di tipo storico-biografico con finalità didattiche attraverso le Vite de’ più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a’ tempi nostri (1550). Si tratta di un’opera che, a parte la prospettiva toscanocentrica e la concezione ciclica delle arti, costituisce ancora oggi uno strumento importante di lavoro. Connessa all’ambito delle arti è l’eccezionale autobiografia di Benvenuto Cellini dettata a un garzone della sua bottega di scultore, rimasta inedita fino al 1721 e poi accompagnata da un grande favore (Goethe la tradusse in tedesco). La consapevolezza di Cellini che il valore delle opere è deciso dal giudizio dei signori e dalle corti (cui consegue da parte sua un’alternanza di conformismo e ribellismo) bene lo iscrive in quell’età del manierismo in cui non solo i canoni del razionalismo rinascimentale, ma anche i principi estetici e critici subirono forti scosse.

Il secondo Cinquecento costituisce, come già detto, una seconda fase del Rinascimento caratterizzata dal ruolo che la Controriforma ebbe nell’ambito letterario, con l’impegno della Chiesa a controllare e indirizzare lo sviluppo della cultura (controllo spesso interiorizzato, come nel caso di Tasso) e con la crescente perdita di potere e di autonomia degli intellettuali laici.

A ciò si aggiunse la progressiva tendenza verso un classicismo esteriore che trasformò i modelli e i principi in regole e precetti.

Ne sono testimonianza le già ricordate discussioni sui generi letterari, soprattutto attorno alla poetica di Aristotele, con un progressivo irrigidimento delle posizioni e un prevalere di quelle professorali su quelle creative (rientra in questo contesto anche la riscrittura della Gerusalemme liberata da parte di Tasso sotto la pressione di critici come Speroni). A questa tendenza si affiancò, e si intrecciò, la propensione a combinare motivi disparati e a far emergere sensibilità nuove o in un rapporto dialettico con i canoni. Rientrano nel nuovo gusto, detto anche manieristico, l’inquieta pensosità di certi lirici e perfino aspetti dell’anticonformismo già ricordato. L’intellettuale che, con le sue irrequietudini e attraverso temi e soluzioni stilistiche nuove, meglio interpretò questa età è Torquato Tasso.

I segni del cambiamento si trovano già nello scarto che esiste tra il suo poema “eroico”, la Gerusalemme liberata (nel 1575 fu completata, ma la prima edizione, incompleta, risale al 1580), e la tradizione del poema cavalleresco culminata con l’Orlando furioso. Le differenze sono attestate anche dalle polemiche e dalle scelte di gusto nate dal confronto tra le due opere. Inoltre, i temi di Tasso e la loro diversa organizzazione strutturale rispondevano a una sensibilità tragica nuova – che privilegiava l’approfondimento psicologico e sentimentale a scapito della descrizione dell’azione – e interpretavano gli ideali controriformistici di rivincita della fede cristiana sul male e sugli infedeli, ideali ravvivati dopo la battaglia di Lepanto (1571). Quanto alle scelte stilistiche, esse si esprimono attraverso una forte valorizzazione retorica del linguaggio che manifesta la tendenza al contrasto e alla contraddizione, in un contesto linguistico totalmente “tragico”.

Tasso è anche autore di una favola pastorale, l’Aminta (1573), scritta e rappresentata per la corte estense. Testo esemplare di un genere drammatico che ebbe molta fortuna fino al Settecento, rappresenta una proiezione ideale del faticoso mondo della corte in un ambiente naturale da paradiso terrestre, in cui potesse liberarsi quel bisogno edonistico di una società che aveva interiorizzato i motivi della riforma cattolica, ma alla quale occorreva la poesia come esperienza di abbandono al sogno, anche per via musicale. La musicalità come momento forte della comunicazione poetica è un’altra caratteristica della sensibilità manieristica, e ancora una volta rimane insuperata, sotto questo profilo, l’opera lirica (vedi Madrigali) di Tasso.

La favola pastorale trova un altro grande esempio nel Pastor fido di Giovanni Battista Guarini, che con quest’opera tenta un compromesso tra commedia e tragedia (“tragicommedia”), manifestando una tendenza alla fusione dei generi e delle arti che comparve con l’età del manierismo, ma che sarebbe diventata connotato evidente del gusto del nuovo secolo. "Letteratura italiana," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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