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Influenze della seconda guerra mondiale sulla letteratura italiana


Alberto Moravia
Alberto Moravia

La seconda guerra mondiale e la Resistenza determinarono un diverso clima culturale. Gli anni del dopoguerra sono caratterizzati dal neorealismo, che espresse una forte istanza etico-civile per la rifondazione della società e dei suoi valori. Uno dei paradossi del neorealismo è che i suoi maestri, Elio Vittorini e Cesare Pavese, sono scrittori dal taglio fortemente simbolico. Del primo è fondamentale Conversazione in Sicilia (pubblicato a puntate nel 1938-39 e in volume nel 1941); del secondo lo sono almeno La casa in collina (1948) e La luna e i falò (1950); entrambi furono grandi organizzatori di cultura; entrambi introdussero in Italia i modelli, soprattutto linguistici, della letteratura americana e offrirono un modello di prosa narrativa moderna ispirata a quella americana anche attraverso le traduzioni.

Alla letteratura di lingua inglese guardava anche Beppe Fenoglio, lo scrittore più creativo anche sul piano linguistico e l’autore di due grandi testi, Il partigiano Johnny e Una questione privata, entrambi pubblicati postumi. Numerosi sono i memorialisti e i narratori del neorealismo: Ignazio Silone, Carlo Levi, Francesco Jovine, Vasco Pratolini.

Oltre il neorealismo si dilata una grande “nebulosa narrativa”, che ingloba nomi importanti: Carlo Cassola, con al centro la tematica esistenziale; Giorgio Bassani, che privilegia la memoria; Giuseppe Tomasi di Lampedusa, con Il Gattopardo (pubblicato postumo nel 1958); Alberto Moravia con un grande romanzo, Gli indifferenti (1929), e poi ossessionato dall’attualità; Primo Levi e il tema della memoria (Se questo è un uomo, 1947); e poi Vitaliano Brancati, Ennio Flaiano, Goffredo Parise; Leonardo Sciascia, con la sua lucida narrativa critica; e ancora Guido Morselli, scoperto dopo la morte, Guido Piovene, Mario Soldati, Giuseppe Bonaviri (1924).

A costoro vanno aggiunti i nomi di scrittrici di primo piano. Anzitutto Elsa Morante, di cui occorre ricordare almeno La storia (1974); poi Lalla Romano, attenta osservatrice dei rapporti umani; e Anna Maria Ortese.

Dino Buzzati
Dino Buzzati

Alla fine di questo elenco spicca il nome di Italo Calvino, la cui opera, iniziata all’insegna del neorealismo, arrivò a esplorare nuovi territori letterari, dalla fantascienza alla letteratura come gioco combinatorio.

La ricerca sperimentale degli anni Cinquanta e l’esperienza della neoavanguardia (che in qualche modo trovò espressione nel Sessantotto) registra alcune tappe importanti: lo sperimentalismo di riviste come “Officina” (1955-1959), con Francesco Leonetti, Pier Paolo Pasolini, Roberto Roversi, Franco Fortini, Angelo Romanò, Gianni Scalia, e “Il Menabò” (1959-1967), con Vittorini e Calvino; la neoavanguardia del Gruppo 63, che mirava a ridefinire il rapporto tra letteratura e pubblico; Pier Paolo Pasolini, poeta, narratore e cineasta, che sperimentò oltre i compromessi linguistici – propri del neorealismo – tra lingua e dialetto; Franco Fortini, poeta e saggista; lo sperimentalismo espressionistico di Giovanni Testori e di Stefano D’Arrigo (1919-1992); la prosa di Antonio Pizzuto, nella quale il processo narrativo sembra venire negato; il caso singolare di Luigi Meneghello; la scrittura d’avanguardia di Edoardo Sanguineti; i poeti-prosatori della neoavanguardia Elio Pagliarani, Alfredo Giuliani, Antonio Porta, Nanni Balestrini; le scontrose finzioni di Giorgio Manganelli; e gli inesauribili artifici di Alberto Arbasino.

Quanto alla lirica, si costruì una ricca e complessa situazione che la critica ha cercato di dipanare individuando una “linea sabiana”, in cui prevalgono un rapporto più diretto con le cose e un linguaggio più tradizionale, e una “linea novecentista”, più modernizzante e tendenzialmente ermetica, che fa capo a Ungaretti e Montale. Alla prima linea appartengono poeti come Carlo Betocchi, Sandro Penna, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni e in qualche modo anche Giovanni Giudici; alla seconda poeti come Mario Luzi e Vittorio Sereni. Luciano Anceschi indicò poi una “linea lombarda”, che comprende poeti legati a Milano ed esordienti nel dopoguerra, come Giorgio Orelli, Nelo Risi, Luciano Erba, Bartolo Cattafi; in seguito sono stati fatti rientrare nella stessa tendenza poeti più giovani, quali Giancarlo Majorino, Giovanni Raboni, Tiziano Rossi e Maurizio Cucchi. Per la poesia dialettale registriamo Ignazio Buttitta e Tonino Guerra. "Letteratura italiana," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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