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Letteratura in Italia : Il cinquecento
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Il secolo del Rinascimento è un secolo non soltanto ricchissimo sul piano della produzione letteraria e artistica, ma anche complesso e di contrastante fisionomia. È il secolo in cui maturarono i frutti delle conquiste e perfino delle utopie (linguistiche) dell’Umanesimo, in cui si consolidò un sistema normativo relativo ai generi letterari e alle regole interne a ciascun genere, in cui, attraverso la questione della lingua, si definì un canone linguistico destinato a durare a lungo. Il volgare si istituzionalizzò come “nazionale” (cioè valido per tutto il territorio della penisola), definì le regole della propria identità (con una grammatica) e divenne “l’italiano”, tanto che le parlate regionali regredirono a dialetti.

 

La cultura del Cinquecento fu una cultura fondamentalmente laica che ebbe nelle corti i suoi principali centri di produzione. Luoghi di grande aristocraticità intellettuale, le corti signorili dell’Italia rinascimentale svilupparono la tendenza a dare una rappresentazione idealizzata della realtà. Eppure è anche il secolo in cui, soprattutto a partire dalla seconda metà, si manifestarono inquietudini espressive nuove (età del manierismo), in cui ai canoni del classicismo aristocratico si contrapposero sperimentalismi radicali con la costruzione di ibridi linguistici, in cui la lingua letteraria toscanizzata subì la sfida di scritture dialettali, in cui la Chiesa riprese il controllo della cultura e lo esercitò in modo da vincolare ancora di più a un’ortodossia espressiva intellettuali che dipendevano – e introiettavano la dipendenza – dai vari mecenati, mentre si esibivano gli avventurieri della penna.

Almeno due elementi, tuttavia, caratterizzano tutta la letteratura (ma anche l’arte) del Rinascimento: la tensione verso l’equilibrio e la perfezione formale, ricercati adattando i modelli classici alla lingua volgare e rendendo quest’ultima il più possibile simile alle lingue antiche (fissate cioè in forme letterarie e separate dal parlato); e la tendenza alla codificazione, cioè la tendenza a fissare codici di comportamento letterario (e non solo) validi per tutti i ceti colti presenti nei centri di cultura, vale a dire le corti delle signorie italiane. Questi due elementi costituiscono quello che si chiama il “classicismo”.

L’età del Rinascimento (che occupa convenzionalmente un secolo a partire dalla morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492, cioè dalla fine della politica di equilibrio degli stati regionali, fino al 1595, l’anno della morte di Torquato Tasso) si suole dividere in due fasi: la prima dal 1492 al 1559, anno della pace di Cateau-Cambrésis, che segna il riconoscimento internazionale dell’egemonia spagnola in Italia; e la seconda dal 1559 al 1595, oggi comunemente denominata “età del manierismo”.

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Pietro Bembo
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