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Storia dell'Ucraina : l’indipendenza dell'Ucraina
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Nel 1991, in seguito al collasso del regime sovietico, l’Ucraina proclamò la sua indipendenza, sancita nello stesso anno da un referendum e dalle elezioni presidenziali che portarono alla guida del paese Leonid Makarovič Kravčuk, il leader del Partito comunista ucraino. Nel dicembre 1992, il primo ministro Leonid Kučma avviò una serie di riforme economiche che coincisero con una grave crisi economica e una violenta inflazione.

Subito dopo l’indipendenza si manifestarono tensioni tra Russia e Ucraina per il possesso della Crimea. Appoggiata dai russi, nel 1992 la Crimea proclamò l’indipendenza (in seguito ritirata); nel contempo Mosca denunciò l’accordo con il quale nel 1954 la regione era stata concessa all’Ucraina. La questione si appianò nel 1995, quando la Russia rinunciò formalmente a rivendicazioni sulla regione.

Un altro motivo di contrasto russo-ucraino riguardò la flotta del Mar Nero, stazionata nelle acque del porto di Sebastopoli. Nel 1992 i due paesi stabilirono un controllo congiunto sulla flotta fino al raggiungimento di un accordo definitivo. Nel 1994, in un quadro di forte crisi economica, il presidente Kravčuk cedette parte dell’arsenale nucleare ucraino alla Russia, in cambio di combustibile destinato alla produzione di energia.

Agli inizi del 1994, per favorire lo smantellamento dei depositi di armi nucleari presenti nel paese e la chiusura dell’obsoleta centrale di Černobyl, gli Stati Uniti incrementarono i loro aiuti all’Ucraina. In cambio, Kiev aderì al programma Partnership for Peace, che portò l’Alleanza atlantica a ridosso dei confini russi.

Eletto alla presidenza del paese (luglio), Kučma tentò di avviare un programma di riforme economiche, scontrandosi con la maggioranza parlamentare comunista e con una forte opposizione sociale. Nonostante gli aiuti del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, la situazione economica del paese rimase critica. La crisi finanziaria che colpì la Russia nel 1998 si rifletté pesantemente sull’economia ucraina, vanificando i modesti risultati ottenuti da Kučma. La scena politica, dominata da potentissimi clan e caratterizzata da una diffusa corruzione e da un aspro scontro tra Parlamento e presidenza, non subì sostanziali cambiamenti con le elezioni del 1998; il Partito comunista, risultato primo partito, rimase fuori dal governo di coalizione guidato da Viktor Yuščenko, fautore di una riforma economica di stampo neoliberista. Le elezioni di ottobre-novembre 1999 confermarono Kučma alla carica di presidente, ma solo grazie a un elevato astensionismo e a innumerevoli brogli, che causarono la sospensione degli aiuti internazionali.

Sul piano diplomatico il paese compì notevoli passi in avanti, pervenendo a diversi accordi con i paesi vicini (Polonia, Romania e Bielorussia) sulle delicate questioni dei confini e delle minoranze presenti nei vari paesi. Permasero invece problemi con la Russia, anche se i due paesi firmarono un accordo con il quale Mosca riconosceva la sovranità di Kiev sulla Crimea, in cambio della concessione del porto di Sebastopoli per vent’anni. Agli inizi del 2000, dopo diversi tentativi di riavviare l’ultimo reattore operante della centrale nucleare di Černobyl, il governo ucraino deliberò la chiusura definitiva dell’impianto. "Ucraina," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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