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Storia della Polonia : l’indipendenza e le questioni territoriali
Immagini Polonia

I polacchi rimasero sotto il giogo della dominazione straniera per più di un secolo. Combatterono a migliaia nelle armate di Napoleone, che aveva promesso di ricostituire la nazione. Nel 1807, in base alla pace di Tilsit, Napoleone creò il ducato di Varsavia, che consisteva nel territorio occupato dalla Prussia nel 1793 e nel 1795. Due anni più tardi Napoleone obbligò l’Austria a cedere al ducato la Galizia occidentale.

Nel 1815, dalla restaurazione del congresso di Vienna nacque il Regno di Polonia, che venne affidato alla Russia; Cracovia ottenne lo stato di città libera mentre i rimanenti territori vennero spartiti tra Russia, Austria e Prussia. Nel 1816 Alessandro I di Russia concesse al nuovo regno una costituzione autonoma, ma ciò non fermò il movimento nazionalista polacco. Nel novembre 1830 Varsavia si sollevò in armi contro Nicola I e nel gennaio del 1831 la Dieta decretò l’espulsione delle autorità imperiali e proclamò l’indipendenza. Tuttavia, le divisioni tra i nazionalisti polacchi e il mancato aiuto delle potenze straniere (soprattutto quello francese) favorirono la reazione della Russia, le cui truppe entrarono a Varsavia l’8 settembre di quell’anno. La Costituzione e la Dieta furono abolite; i polacchi furono privati delle libertà civili, il paese fu depredato dei tesori artistici e furono prese misure rigorose per la russificazione di istituzioni pubbliche e governo.

Molti polacchi trovarono rifugio nei paesi occidentali, continuando a sostenere la causa polacca presso i governi e a organizzare la cospirazione antirussa. Altri tentativi di insurrezione si ebbero negli anni 1846, 1848, 1861 e, soprattutto, nel 1863. L’impero russo, allora, introdusse lo studio obbligatorio del russo nelle scuole, pose restrizioni all’uso del polacco e iniziò a ostacolare le attività della Chiesa cattolica. I polacchi della zona annessa alla Prussia furono sottoposti a una politica di germanizzazione altrettanto rigorosa.

Dopo la caduta dell’impero russo nel marzo del 1917, si creò a Parigi un governo polacco provvisorio. Il crollo degli imperi centrali nell’autunno del 1918 consentì la nascita della Repubblica di Polonia, al cui vertice venne chiamato Józef Piłsudski.

Il trattato di Versailles (1919) concesse alla Polonia un territorio corrispondente all’incirca a quello precedente alla prima spartizione del 1772, più una stretta striscia di territorio (il cosiddetto “corridoio polacco”) che si estendeva lungo il fiume Vistola fino al mar Baltico. Il trattato conferiva inoltre alla Polonia importanti diritti economici sulla città libera di Danzica. Negli anni seguenti la Polonia ebbe dei contrasti con gli stati vicini riguardanti la definizione dei confini, soprattutto con la Germania e con l’Unione Sovietica; un conflitto armato con quest’ultima si risolse con la pace di Riga nel 1921. La Polonia perseguì quindi una politica estera rivolta alla costituzione di alleanze per far fronte alle minacce provenienti da Germania e Unione Sovietica. Nel febbraio del 1921 sottoscrisse un accordo di difesa con la Francia, cui seguirono altri accordi con la Romania, la Cecoslovacchia, la Iugoslavia, la Lettonia, l’Estonia e la Finlandia. Nel

Blitzkrieg in Polonia
Blitzkrieg in Polonia.
1932 la Polonia stipulò un patto di non aggressione con l’Unione Sovietica, facendo seguire un analogo accordo con la Germania nel 1934. "Polonia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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