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Asia oggi : Indipendenza e conflitto
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La formazione di eserciti e lo sviluppo di classi dirigenti educate ai valori del nazionalismo e della democrazia, cambiarono lo scenario in cui il colonialismo aveva fino ad allora operato, sollecitando riforme e modernizzazione. Nell’impero ottomano e in Iran, ad esempio, furono degli ufficiali addestrati all’estero a prendere il potere.

Gli indiani furono progressivamente coinvolti nel governo coloniale, ma in misura inferiore alle loro aspirazioni. Il crescente malcontento trovò espressione nel 1885 nel Congresso nazionale indiano, e, nel 1906, nella Lega musulmana. L’incapacità dei britannici di corrispondere all’attesa concessione dello status di dominion dopo la prima guerra mondiale diede impulso al movimento indipendentista guidato da Mohandas Gandhi.

 

Nazionalismo e dissenso crebbero anche nel Sud-Est asiatico. In Birmania (oggi Myanmar), annessa all’impero britannico nel 1885, l’impiego di forza lavoro proveniente dall’India per sfruttare le risorse del paese fece scoppiare agitazioni guidate da monaci buddhisti e studenti.

Nelle Filippine, annesse dagli Stati Uniti nel 1898, le attività di tipo nazionalistico portarono gradualmente verso l’autogoverno. La Francia aveva portato a compimento le annessioni o stabilito i protettorati sull’Indocina nel 1885. Il Laos e la Cambogia accettarono il dominio francese, mentre nel Vietnam scoppiarono continue rivolte contro tale dominio.

La Cina, già scossa alla metà del XIX secolo dalla rivolta dei Taiping, negli ultimi anni del secolo fu attraversata da un movimento riformatore e dalla rivolta nazionalista dei Boxer, che causò un ulteriore e fatale indebolimento dell’autorità imperiale, che sarebbe infine caduta in seguito alla rivoluzione del 1911 e alla proclamazione della repubblica.

Dalla seconda guerra mondiale il fermento indipendentistico e nazionalistico uscì rafforzato.

Indipendenza e conflitto
Negli anni immediatamente successivi al conflitto conquistarono l’indipendenza le Filippine, l’India e il Pakistan, la Corea, la Birmania, la Cina. Nei primi anni Cinquanta la Francia fu costretta a lasciare Laos, Vietnam e Cambogia. Alla fine degli anni Cinquanta i movimenti indipendentisti avevano quasi ovunque posto fine al dominio coloniale in Asia.

Tuttavia, conflitti più o meno violenti continuarono a coinvolgere ampie regioni dell’Asia. Nel subcontinente indiano il separatismo religioso portò alla formazione sia del Pakistan musulmano sia dell’Unione Indiana. All’indomani della partenza dei francesi l’Indocina fu coinvolta in aspri conflitti che sarebbero durati a lungo, in diversi casi fino agli anni Novanta (ad esempio la Cambogia).

Nel Medio Oriente la provvisoria definizione territoriale operata dai paesi coloniali lasciò ampio spazio allo scatenarsi di guerre, soprattutto tra il nuovo stato di Israele e i paesi arabi confinanti (vedi Guerre arabo-israeliane). L’Iran conobbe una ventata di nazionalismo negli anni Cinquanta, all’epoca del primo ministro Muhammad Mossadeq, il quale nazionalizzò l’industria petrolifera. Venticinque anni dopo, una rivoluzione ispirata all’Islam abbatté Muhammad Reza Pahlavi, suscitando nuove speranze nell’estesa comunità islamica e nuovi conflitti dal Nord Africa all’India, alle repubbliche nate dalla dissoluzione dell’URSS.

L’Asia è ancora lontana da una pacificazione e nuovi conflitti continuano a esplodere nella sua complessa realtà. Tuttavia, negli ultimi vent’anni il ruolo internazionale dei paesi che compongono il mosaico asiatico è enormemente cresciuto, sia da un punto di vista politico che economico.

Mohandas Karamchand Gandhi
Mohandas Karamchand Gandhi. Encarta
"Asia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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