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La cultura dell’Arcadia


Giuseppe Parini
Giuseppe Parini

La cultura dell’Arcadia caratterizzò la prima metà del Settecento, anche se persistette per tutto il secolo e non solo nelle regioni più arretrate. Ma a partire dalla seconda metà del Settecento si verificò un processo di rinnovamento intellettuale che, profondamente influenzato dall’Illuminismo francese e inglese, aprì orizzonti mentali e culturali nuovi con una rinnovata responsabilità civile. L’Illuminismo in Italia non presenta la radicalità di pensiero manifestata altrove, ma si combina con la dominante convenzione culturale arcadica fino a configurare, in campo letterario, un panorama arcadico-illuministico.

La data convenzionale che delimita l’età dell’Arcadia rispetto a quella dell’Illuminismo è il 1748, quando l’equilibrio politico creatosi tra i Borbone e gli Asburgo con la pace di Aquisgrana assicurò all’Italia un lungo periodo di pace, nel corso del quale presero avvio importanti riforme per iniziativa dei sovrani illuminati. In questa età acquistò rilievo sociale la nuova figura dell’intellettuale cosmopolita che, proprio per i suoi contatti internazionali, elaborò una nuova coscienza critica.

Casi esemplari sono il veneziano Francesco Algarotti, che riscosse successo internazionale con il Newtonianesimo per le dame (1737), libretto di divulgazione scientifica in prosa leggera; il gesuita mantovano Saverio Bettinelli, che attaccò i limiti della letteratura italiana nelle Lettere virgiliane (1757) e nelle Lettere inglesi (1766); e il torinese Giuseppe Baretti, che pubblicò a Venezia il periodico “La frusta letteraria” (1763-1765): con lui, grazie al suo spirito antipedantesco, venne introdotta la figura del critico militante.

Venezia era uno dei centri culturali più aperti, ma la nuova cultura illuministica si espresse soprattutto a Milano e a Napoli. A Napoli, la coscienza dell’arretratezza dello stato indirizzò in forma radicale le energie degli intellettuali verso problemi sociali ed economici attraverso gli scritti di Antonio Genovesi, Ferdinando Galiani, Francesco Mario Pagano e Gaetano Filangieri.

Meno propensi alla riflessione teorica e più impegnati alla risoluzione di problemi concreti per ammodernare la società sono gli illuministi lombardi con centro a Milano. L’Accademia dei Pugni (1761) rappresenta la nascita del movimento che ebbe come organo di battaglia il giornale “Il Caffè”. Questi intellettuali mostrarono insofferenza verso la lingua letteraria imbalsamata e nella prosa tentarono, proprio con “Il Caffè”, una scrittura “naturale” regolata sul modello francese.

Quanto alla letteratura, mostravano insofferenza per il classicismo arcadico e proponevano un impegno nel confronto con i problemi della società, pretendendo dal letterato una tensione etica e civile. Basti dire che alla lezione di questi illuministi avrebbero guardato i romantici lombardi.

I nomi più importanti sono quelli di Pietro Verri e di Cesare Beccaria. Ma chi meglio interpretò l’idea di un’educazione letteraria raffinata (un moderno classicismo settecentesco) alla luce di un impegno civile e morale volto a rinnovare la società e la funzione stessa del letterato fu Giuseppe Parini, considerato un maestro dalle generazioni successive. La sua passione civile si dispiegò in Il giorno, opera in divenire che offre anche un modello di nuovo classicismo non accademico, e nelle Odi, in cui la voce educatrice del poeta si deposita in una struttura sintattica elaborata e difficile in contrasto con la disinvoltura della struttura metrica.

La vitalità della cultura lombarda si misura anche dalla presenza dei poeti dialettali Domenico Balestrieri (1718-1780) e Carl’Antonio Tanzi (1710-1762), che alimentarono la già configurata tradizione locale. Altra importante esperienza dialettale è quella dei siciliani Giovanni Meli (1740-1815), che ripropone i modi della lirica arcadica in un dialetto raffinatissimo, e Domenico Tempio (1759-1821); e quella del veneziano Anton Maria Lamberti (1757-1832) autore di celebri e orecchiabili canzonette. "Letteratura italiana," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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