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Storia del Vietnam : La guerra d’Indocina e la guerra del Vietnam
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La guerra d’Indocina durò circa otto anni. I francesi, stanziati lungo la costa, formarono un governo guidato dall’imperatore Bao Dai, ultimo regnante della dinastia Nguyen. Le forze del Vietminh, guidate dal generale Giap, avviarono un’intensa attività di guerriglia contro le truppe francesi. Agli inizi del 1954 attaccarono la base di Dien Bien Phu, fortificata dai francesi, e la cinsero d’assedio. Dopo mesi di duri scontri riuscirono a sconfiggere i francesi nella decisiva battaglia di Dien Bien Phu e li costrinsero a negoziare la fine della guerra nel giugno 1954. Alla conferenza di Ginevra le due parti accettarono un compromesso provvisorio per mettere fine alla guerra, stabilendo di dividere il territorio vietnamita lungo la linea del 17° parallelo; le forze del Vietminh occuparono la zona a nord, i francesi e i loro sostenitori vietnamiti quella a sud. Per evitare una divisione permanente della regione venne proposto un protocollo politico, che stabiliva lo svolgimento di elezioni nazionali e la riunificazione del paese entro due anni. |
Gli sviluppi politici nel Sud del paese fecero tuttavia saltare gli accordi. A Saigon, capitale del Sud, Bao Dai fu rovesciato da Ngo Dinh Diem, che, con il sostegno degli Stati Uniti, istituì un regime autoritario e lanciò una vasta repressione contro le forze comuniste e democratiche. Dal 1959 Diem dovette fronteggiare seri problemi interni causati principalmente da una politica tendente a favorire la componente cattolica del paese e dal fallimento del programma economico e sociale. Anche l’intolleranza verso l’opposizione interna contribuì ad alienargli l’appoggio di molte componenti della popolazione vietnamita, soprattutto quella di fede buddhista, e a creare quel clima di malcontento che diede il via alla rivolta; contemporaneamente i comunisti riprendevano la lotta armata. |
Nel 1963 Diem venne rovesciato e ucciso durante un colpo di stato promosso da un gruppo di generali e tecnocrati raccolti intorno a Duong Van Minh e Nguyen Van Thieu, che intensificarono la repressione contro le opposizioni e contro i comunisti in particolare. Questi riuscirono tuttavia a riorganizzarsi e a condurre contro le forze di Thieu una logorante attività di guerriglia. All’inizio del 1965, per prevenire il totale collasso del regime di Saigon, gli Stati Uniti intervennero al suo fianco; un banale scontro avvenuto il 1° agosto nel Tonchino tra una nave militare statunitense e alcune siluranti nordvietnamite fu preso a pretesto dal presidente americano Lyndon Johnson per inviare un massiccio contingente di truppe nel Vietnam del Sud che evitasse la disfatta dell’esercito sudvietnamita e intraprendere il bombardamento sistematico del Vietnam del Nord |
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Bao Dai |
L’intervento statunitense costrinse i comunisti a una lunga lotta e a intensificare le azioni di guerriglia, culminate nel gennaio 1968 nella clamorosa offensiva del Tet, che, assestando un duro colpo alle forze statunitensi e sudvietnamite di Thieu, indusse l’amministrazione Johnson ad avviare dei negoziati di pace. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, proseguì i negoziati avviati dal predecessore, nell’intento di iniziare il rimpatrio delle truppe americane. Nel 1970 il conflitto si estese alla Cambogia. Nel gennaio 1973 gli statunitensi e i vietnamiti firmarono a Parigi degli accordi che stabilivano il ritiro completo delle truppe americane e lo svolgimento di elezioni nel Vietnam del Sud, ma fu solo un’ulteriore offensiva, lanciata dai Vietcong agli inizi del 1975, che in sei settimane piegò la resistenza del regime di Thieu e costrinse alla precipitosa fuga le residue truppe degli Stati Uniti: il 30 aprile le truppe comuniste entrarono a Saigon."Vietnam" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 |
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