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Storia dell'Inghilterra : il New Labour
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Dopo il lungo periodo conservatore, le elezioni del maggio 1997 decretarono il successo dei laburisti guidati da Tony Blair, che ottennero 419 dei 659 seggi del Parlamento britannico. Questo straordinario risultato fu dovuto a un ampio processo di revisione politica e ideologica compiuto dalla nuova leadership del partito, che favorì la conquista del voto della classe media, tradizionalmente legata al Partito conservatore ma delusa dai risultati da questo ottenuti in quasi un ventennio di ininterrotto governo. Significativamente, il Partito laburista inglese fu rinominato “New Labour” e il gruppo sorto intorno a Blair compì un grande sforzo per dare al partito una moderna immagine. Non meno innovativo rispetto alla tradizione laburista fu il programma adottato dal nuovo governo, incentrato sull’introduzione di radicali riforme allo stato sociale, alla giustizia, alla scuola, volte a ridurre l’intervento dello stato e a favorire lo sviluppo dell’iniziativa privata. I tagli alla spesa sociale sollevarono però un diffuso malcontento, sia all’interno del partito sia tra gli strati più disagiati della popolazione, per i quali divenne più difficile accedere ai programmi assistenziali. In politica interna Blair ottenne due importanti risultati, rilanciando il processo di pace in Irlanda del Nord (la sua mediazione, insieme con quella degli Stati Uniti, fu decisiva nell’indurre gli unionisti ad accettare il negoziato con i repubblicani del Sinn Féin), e introducendo l’attesa riforma costituzionale basata sul principio della “devolution” (decentramento amministrativo), in seguito alla quale nella Scozia e nel Galles furono istituiti (ed eletti nel maggio 1999) parlamenti distinti da quello centrale e dotati di ampi poteri. |
Il governo di Blair condusse una politica estera attenta a non scontentare le opposte attitudini del suo elettorato nei riguardi dell’Unione Europea, annunciando da una parte la ratifica del protocollo sociale allegato al trattato di Maastricht e rinviando dall’altra l’adesione del Regno Unito all’Unione monetaria europea. Ma il rapporto più stretto Blair lo stabilì con l’amministrazione statunitense, con cui condivise pienamente una visione strategica che poneva il mondo anglosassone al centro degli equilibri internazionali; il Regno Unito fu infatti, tra i partner europei di Washington, il paese che sostenne con più convinzione la linea statunitense nella crisi irachena (dicembre 1998) e in quella del Kosovo (marzo-giugno 1999). Il 1° luglio 1997, la Gran Bretagna restituì Hong Kong alla Cina, dopo averla amministrata per 154 anni. Tra il 1998 e il 2000 il paese fu al centro di una lunga controversia giuridico-diplomatica internazionale per il caso dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet. |
Recatosi a Londra in visita privata, Pinochet fu posto agli arresti domiciliari nell’ottobre del 1998 in seguito a una richiesta di estradizione della magistratura spagnola. La vicenda si concluse solo nel marzo 2000 quando, con una controversa decisione stigmatizzata dalle organizzazioni per i diritti umani (tra cui Amnesty International), il ministro degli Interni Jack Straw negò infine l’autorizzazione all’estradizione consentendo a Pinochet di rientrare in Cile. La vita economica del biennio 2000-2001 fu segnata dalla grave crisi del |
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Tony Blair |
settore agricolo. Non ancora ripresosi dalle conseguenze della “mucca pazza”, il settore zootecnico britannico venne travolto da una violenta epidemia di afta epizootica, che portò a un nuovo embargo, da parte delle autorità europee, di animali, carne e prodotti caseari provenienti dalla Gran Bretagna e all’abbattimento di circa due milioni e mezzo di capi di bestiame."Regno Unito," Microsoft® Encarta |
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