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Le istituzioni politiche di Cuba
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Conquistata l’ìndipendenza nel 1902 in seguito alla guerra ispano-americana, Cuba fu poi sottoposta all’egemonia statunitense. Nel 1959, abbattuta la dittatura di Fulgencio Batista, nel paese venne insediato un regime di tipo socialista. La Costituzione adottata nel 1976 e successivamente emendata (1992) definisce il paese uno stato socialista nel quale tutti i poteri appartengono alla classe lavoratrice. Il Partito comunista (Partido comunista de Cuba, PCC) è il solo partito politico legale.

Potere esecutivo e legislativo

Il presidente della repubblica, eletto dall’Assemblea nazionale, è anche capo del governo (Consiglio di stato), nominato a sua volta dall’Assemblea nazionale. Dal 1959, anno della rivoluzione, fino al 2006, il paese è stato guidato ininterrottamente da Fidel Castro Ruz, detto il “líder máximo” (leader massimo), che ha rivestito anche le cariche di comandante delle forze armate e di segretario generale del Partito comunista.

Il sistema legislativo è affidato a un Parlamento unicamerale, l’Assemblea nazionale (Asemblea Nacional del Poder Popular), composta da 601 membri eletti con voto diretto per un termine di cinque anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 16 anni di età.

Il sistema giudiziario comprende una Corte suprema, che dispone di ampi poteri, il cui presidente e i cui giudici vengono eletti dall’Assemblea nazionale. È in vigore la pena di morte.

Cuba comprende 14 province e una municipalità speciale, amministrata dal governo centrale. Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 17 anni di età. Le forze armate contano circa 49.000 effettivi (2004).

Castrismo
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