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L'evoluzione dell'elefante
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Il primo antenato degli elefanti visse circa 65 milioni di anni fa nella zona dell’attuale Egitto; il suo nome era Moeritherium, ed era un animale delle dimensioni del maiale con il muso simile a quello di un tapiro. Da esso presero origine tre gruppi distinti, di cui sopravvive oggi soltanto la famiglia degli elefantidi che, comparsa circa 12 milioni di anni fa, vanta tra i suoi membri estinti anche il celebre mammut.

Un recente studio embriologico ha rivelato la possibile origine acquatica delle specie di elefantidi attuali. Analizzando un embrione e sei feti della specie Loxodonta africana, gli scienziati hanno osservato che nelle prime fasi dello sviluppo degli elefanti compaiono strutture dell’apparato escretore – i nefrostomi – tipici di taluni organismi acquatici. In genere i caratteri che si formano a uno stadio precoce dello sviluppo embrionale e che poi scompaiono sono residui ancestrali di strutture anatomiche presenti a uno stadio evolutivo precedente della specie in questione: così, i nefrostomi embrionali degli elefanti testimonierebbero che gli antenati di questi grandi mammiferi, circa 30.000 anni fa, erano animali marini, probabilmente affini per stile di vita agli attuali dugonghi.

A conferma dell’ipotesi vi sarebbero dati etologici, paleontologici e biochimici: tra i primi, l’uso tuttora in auge presso gli elefanti della proboscide come boccaglio durante le immersioni; tra i secondi, il rinvenimento di fossili di presunti antenati degli elefanti, effettivamente acquatici; tra i terzi, una notevole affinità tra il patrimonio genetico dei dugonghi e quello degli elefanti.

Sebbene anche gli elefanti africani possano essere addestrati, la specie indiana ha sicuramente una tradizione più lunga al servizio dell’uomo. Impiegati come animali da lavoro fin dal II millennio a.C., in alcune zone del loro areale sono tuttora usati per svolgere lavori pesanti come l’abbattimento degli alberi, soprattutto nei territori di montagna. Oggi entrambe le specie sono a rischio di estinzione. La popolazione mondiale di questi mammiferi, che all’inizio del Novecento contava una decina di milioni di individui, è oggi ridotta a poche centinaia di migliaia. Causa del declino è stata soprattutto la caccia finalizzata al commercio dell’avorio delle loro zanne. Normative e provvedimenti internazionali vietano oggi il commercio dell’avorio al fine di garantire la conservazione della specie. "Camerun," Microsoft® Encarta

Elefanti al lavoro
Elefanti al lavoro. Encarta
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