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Le rivoluzioni in Europa nel 20 ° secolo


Discorso di Winston Churchill
Discorso di Winston Churchill. Encarta

Processi di indipendenza e unificazioni statali (Grecia, Belgio, Italia, Germania) crearono un’Europa distinta in due settori: da una parte gli stati nazionali, retti perlopiù da monarchie liberali, dall’altra i tre grandi imperi tedesco, austroungarico e russo, aggregazioni multinazionali e plurietniche, tendenzialmente esposte a forme autoritarie di potere. Crescita demografica e sviluppo economico indotto dall’industrializzazione modificarono la fisionomia sociale e materiale dell’Europa: nascevano le città industriali, si formavano ceti medi e proletariato, si elaboravano moderne ideologie e forme di partecipazione nuove che esprimevano la transizione dalle società elitarie alle società di massa. Alla fine dell’Ottocento si esasperò il nazionalismo e lo sviluppo industriale scatenò mire imperialistiche. Questi fattori furono fra le cause dello scoppio della prima guerra mondiale nel 1914.

La guerra mondiale divenne crogiolo di tensioni sociali che si arroventarono nell’immediato dopoguerra, rinfocolate dalla crisi economica che produsse disoccupazione e inflazione. Esasperazione dei ceti medi, sottoposti a perdita di reddito e di prestigio, spirito di rivalsa dei ceti abbienti nei confronti del movimento operaio, attesa di soluzioni rivoluzionarie sull’esempio del bolscevismo in Russia furono altrettanti elementi che infuocarono il clima europeo e predisposero gli animi a soluzioni autoritarie e illiberali, quali il fascismo e il nazismo, le cui pretese espansionistiche portarono allo scoppio di una nuova guerra, la seconda guerra mondiale, uno scontro tra democrazie e dittature dalle dimensioni internazionali.

L’Europa uscì dalla seconda guerra mondiale devastata e sgomenta. Il conflitto aveva causato decine di milioni di morti, di invalidi, di profughi e immani distruzioni; ma soprattutto aveva consentito al miscuglio di ideologie totalitarie, nazionaliste e razziste di prendere corpo nella più grande sciagura della storia moderna, la shoah (l’eliminazione scientifica del popolo ebreo dell’Europa centrale nei campi di sterminio nazisti), e legittimato il ricorso a una nuova arma, incomparabilmente più letale di quelle esistenti e capace di distruggere in un sol colpo intere città: la bomba atomica.

L’Europa del dopoguerra fu sostanzialmente divisa da barriere politiche e ideologiche che condussero alla formazione di due blocchi contrapposti (quello occidentale, alleato con la NATO agli Stati Uniti, e quello orientale dominato dall’Unione Sovietica), e al manifestarsi di una nuova contrapposizione: la cosiddetta “Guerra Fredda”, in cui la pace era assicurata solo da un sostanziale equilibrio militare tra i due blocchi, entrambi in possesso di armi di distruzione di massa.

Discorso di Gorbaciov
Discorso di Gorbaciov. Encarta

Le sgretolarsi gli imperi coloniali costituiti durante cinque secoli dalle sue maggiori potenze; tuttavia riuscì, usufruendo del sostegno ottenuto dagli Stati Uniti attraverso il piano Marshall, a superare la grave crisi in cui l’aveva gettata la guerra e a recuperare in breve tempo un rilevante peso economico, anche grazie alla creazione di importanti organizzazioni sovranazionali quali il Mercato comune europeo (MEC), e l’Associazione europea di libero scambio (EFTA). Un analogo progetto di collaborazione politica tardò invece ad avviarsi, a causa degli ostacoli rappresentati dalle differenze nazionali acuitesi con il conflitto e del timore di perdere una sovranità nazionale da diversi paesi appena riconquistata. Il processo di unificazione politica, avviato nel 1967 con la costituzione della Comunità europea, vide infatti solo nel 1979 l’elezione di un primo parlamento, sebbene ancora privo della capacità di incidere sulle politiche nazionali dei paesi membri.

La maggiore potenza europea del dopoguerra fu l’Unione Sovietica, l’unica capace di assumere un ruolo internazionale di primo piano (soprattutto grazie al suo peso militare e tecnologico), e di catturare un consenso ideologico non solo nei paesi del Terzo Mondo impegnati nella lotta contro il colonialismo (i cui preesistenti movimenti nazionalisti subirono una crescente influenza socialista e marxista), ma negli stessi paesi occidentali, come ad esempio in Francia, in Grecia e in Italia; qui, in particolare, le forze della sinistra comunista, rafforzatesi nella lotta contro il nazifascismo, sebbene escluse dai governi, ne condizionarono però le scelte.

Già alla fine degli anni Cinquanta e ancor più negli anni Sessanta, il modello sovietico cominciò tuttavia a mostrare i primi segni di crisi.

La “destalinizzazione” promossa da Nikita Kruscev incise poco sulla sostanza del regime sovietico, che accentuò anzi i suoi tratti totalitari con Leonid Brežnev. L’insofferenza nei confronti della supremazia sovietica – che aveva già causato il distacco della Iugoslavia di Tito, sottrattasi all’influenza di Mosca nel 1948 – alimentò, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta con l’insurrezione dell’Ungheria, un forte malcontento. Nella seconda metà degli anni Sessanta, nei paesi dell’Europa dell’Est crebbe un’opposizione sociale e politica ai regimi comunisti, la cui risposta consistette tuttavia in un aumento della repressione e, in alcuni casi, nel ricorso alle truppe del Patto di Varsavia (come ad esempio in Cecoslovacchia).

Negli anni Settanta, come effetto di un più generale processo di distensione avviato tra le superpotenze (ma anche della strategia della Ostpolitik inaugurata dal leader socialdemocratico tedesco Willy Brandt), i rapporti tra le “due Europe” andarono progressivamente migliorando. L’Unione Sovietica, pur rimanendo una temibile potenza nucleare, aveva perso la sua battaglia per il primato politico ed economico e cercava in un disimpegno militare l’occasione per un diverso impiego delle sue risorse. La “piccola Europa” era invece attratta dall’enorme mercato dell’Est, dove ambiva a esportare merci e contemporaneamente un’idea di civiltà e progresso elaborata in quarant’anni di sviluppo economico e politico. In entrambi i campi, rimaneva tuttavia la convinzione che la divisione internazionale affermatasi alla fine della seconda guerra mondiale avrebbe continuato a condizionare a lungo la storia europea.

Negli anni Ottanta, mentre nell’Europa occidentale avanzava il processo di unificazione (che coinvolgeva ormai molti paesi, tutti quelli più importanti), nell’Est la crisi giunse al suo epilogo, cioè allo stesso crollo del sistema comunista, in seguito a una rapida successione di eventi: la comparsa di una fortissima opposizione di ispirazione cattolica in Polonia, capeggiata dal sindacato Solidarność e ampiamente sostenuta dall’Occidente e in particolare dalla Chiesa cattolica, alla cui guida era stato eletto da poco il polacco Karol Wojtyła; la guerra dell’Afghanistan, costata all’Unione Sovietica un altissimo prezzo economico e in vite umane; l’affermarsi, all’interno dello stesso regime sovietico, di un gruppo di riformatori capeggiati da Michail Gorbaciov, eletto nel 1985 segretario generale del partito e nel 1988 alla presidenza del paese."Europa" © , Encarta, Wikipedia

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