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Influenze inglesi in Africa


Giovane capo xhosa
Giovane capo xhosa. Encarta

Il disegno britannico di sopprimere il commercio degli schiavi (per ragioni sia umanitarie sia economiche: gli schiavi fornivano alla concorrenza manodopera a basso costo) trovò espressione nei tentativi di riorientare il commercio africano verso altre esportazioni, ad esempio l’olio di palma, nel rafforzamento dell’attività missionaria e nell’imposizione della legge della Gran Bretagna su territori precedentemente posseduti da mercanti britannici. Tali sviluppi coinvolsero spesso il Regno Unito in conflitti con gli stati africani e lo indussero a dichiarare la propria sovranità su crescenti porzioni di territorio. Nel 1821 il governo britannico assunse il controllo di una serie di fortificazioni in Costa d’Oro. Due anni dopo, scoppiò la prima di una serie di guerre fra britannici e ashanti, che durò fino al 1826; questi conflitti si sarebbero protratti a lungo: i britannici riuscirono a sottomettere stabilmente gli ashanti solo nel 1900.

Nel delta del Niger, in Nigeria, l’abolizione della schiavitù determinò lo sviluppo del commercio dell’olio di palma e la necessità di fondare un porto; i britannici erano inoltre ansiosi di allontanare i mercanti di schiavi dagli stati del delta (Calabar, Bonny e Brass). Nel 1852, di conseguenza, essi costrinsero il sovrano di Lagos ad accettare la protezione britannica e nel 1861 Lagos fu annessa dal Regno Unito quale colonia della corona.

Nell’Africa centrale e orientale l’influenza europea ebbe conseguenze diverse. Giunti sulla costa congolese e angolana verso la fine del XV secolo, i portoghesi si allearono subito con i sovrani del Congo che si convertirono al cristianesimo e cercarono di creare uno stato ispirato alle istituzioni occidentali. Il loro proposito fallì a causa delle guerre fratricide e dell’introduzione, da parte dei portoghesi, della tratta degli schiavi. Ben presto la regione fu teatro di aspri conflitti e, nel corso del secolo XVI, il regno crollò. Più a sud i portoghesi fondarono Luanda, nel 1575, e la utilizzarono come base per penetrare nell’interno dell’Angola: da qui proveniva circa la metà degli schiavi inviati nelle Americhe.

Approdati sulla costa africana orientale, i portoghesi cercarono di ostacolare il flusso commerciale verso il mondo musulmano, con il risultato che molte città-stato vennero distrutte, altre furono occupate e l’intera regione si trovò ad affrontare una profonda crisi economica.

Nel 1698 la costa orientale africana tornò sotto il dominio di governanti locali, ma durante il XVIII secolo passò sotto il controllo dei sultani dell’Oman. All’inizio del XIX secolo il sultano Sayyid Said, sovrano dell’Oman, trasferì la sede del sultanato a Zanzibar, sfruttata in seguito per rafforzare il controllo sulla costa, penetrare all’interno e commerciare con gli stati della regione dei laghi. I tentativi britannici di controllare il commercio degli schiavi in Africa orientale, di minor rilievo rispetto alla tratta gestita dagli europei in Africa occidentale, culminarono in un trattato, siglato nel 1822, che proibiva la vendita di schiavi a sudditi di paesi cristiani. Il trattato non pose tuttavia fine alla tratta: moltissimi africani furono catturati e destinati alle piantagioni di chiodi di garofano a Zanzibar e ai mercati del Medio Oriente.

In Etiopia l’arrivo dei portoghesi aveva ostacolato la conquista musulmana. Nel 1542 gli etiopi respinsero i musulmani con l’aiuto dei portoghesi, che, nel 1632, in seguito a dispute religiose, furono cacciati dal regno etiope. In seguito l’Etiopia entrò in un periodo di isolamento e di declino e venne frazionata in una serie di piccoli regni governati da signori locali (i cosiddetti ras). Teodoro II, con l’aiuto del clero, nel 1855 sottomise gran parte dei feudatari e fondò un impero.

I portoghesi ignorarono in larga misura l’Africa meridionale, ma i loro rivali, gli olandesi, a partire dal 1652 valorizzarono la zona quale scalo sulla via delle Indie. Per un breve periodo i coloni furono incoraggiati a insediarsi intorno a Città del Capo; si svilupparono così una nuova cultura e un nuovo popolo, i boeri o afrikaner. Nonostante l’opposizione del governo di Londra, i boeri iniziarono a penetrare nell’interno per cercare terre migliori e, dopo il 1815, per sfuggire al controllo britannico. Durante queste incursioni si imbatterono negli zulu e in altri popoli bantu con i quali entrarono in conflitto per il possesso dei territori. Nel corso delle loro migrazioni i boeri furono tra i primi bianchi a esplorare le regioni interne dell’Africa. "Africa" © , Encarta, Wikipedia

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