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Storia moderna dell'Egitto : L’era Mubarak
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Pur ribadendo la scelta occidentale compiuta dal suo predecessore, Mubarak cercò di riavvicinarsi ai paesi arabi. Nella seconda metà degli anni Ottanta l’Egitto ripristinò le relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica e con tutti i paesi arabi, ottenendo nel 1989 la riammissione all’interno della Lega araba. Con la visita di Arafat al Cairo nel 1983 riallacciò anche i contatti con l’OLP e negli anni seguenti, grazie ai suoi rapporti con gli Stati Uniti, assunse un ruolo diplomatico importantissimo nell’annoso conflitto tra israeliani e palestinesi.

Nell’agosto del 1990 il mondo arabo fu nuovamente diviso dall’invasione irachena del Kuwait. Nella successiva guerra del Golfo l’Egitto assunse la leadership araba del fronte anti-iracheno (composto, tra gli altri, dall’Arabia Saudita, dalla Siria e dal Marocco), partecipando con un cospicuo contingente (30.000 uomini) alla coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Sin dai primi anni della sua presidenza, Mubarak subì l’offensiva della propaganda islamica, rafforzatasi con il rientro di molti emigranti dai paesi del Golfo e sostenuta finanziariamente dall’Arabia Saudita. La dura repressione messa in atto in seguito all’attentato a Sadat non era infatti servita a contrastare efficacemente la diffusione di ideologie radicali nel paese. A partire dalla metà degli anni Ottanta il gruppo integralista “Jihad” avviò una vera e propria guerriglia contro il governo. Nonostante l’arresto di migliaia di persone, il ricorso allo stato d’emergenza, a tribunali militari e alla pena di morte, il fondamentalismo islamico, sfuggito al controllo delle autorità politiche e religiose, si radicò nella società egiziana, soprattutto tra le fasce più povere. Fallito, con l’attentato a Sadat, il tentativo di coinvolgere l’aristocrazia islamica nel progetto di rovesciamento dello stato laico, il Jihad aveva infatti indirizzato la sua propaganda agli ambienti marginali della società egiziana, perennemente afflitti dalla crisi economica e sociale.

Agli inizi degli anni Novanta il gruppo Jihad, particolarmente attivo nel sud del paese, rivolse la sua offensiva contro le personalità della società laica egiziana e contro l’industria turistica, tra le principali risorse del paese. Nel 1995 fu aggredito e ferito lo scrittore Nagib Mahfuz e lo stesso Mubarak scampò fortunosamente a un grave attentato rivendicato dall’organizzazione Al-Jama al-Islamiya. Nel settembre del 1997 un attentato al Cairo provocò la morte di nove turisti tedeschi. Un altro tragico episodio di questa strategia si consumò il 17 novembre nell’importante sito archeologico di Luxor, quando durante un attacco armato, anch’esso rivendicato da Al-Jama al-Islamiya, trovarono la morte 68 persone, perlopiù turisti stranieri. All’emergenza terroristica il governo egiziano rispose con arresti di massa e limitazioni alla libertà di stampa, contro le quali vi furono forti proteste. "Egitto," Microsoft® Encarta

Hosni Mubarak
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