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Storia del Canada : L’intermezzo conservatore e l’era Chrétien
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Dopo il ritiro di Trudeau, nel giugno del 1984, i conservatori, sotto la guida di Brian Mulroney, si insediarono al potere. Il governo cercò di ridurre i disavanzi, tagliò le spese sociali e quelle destinate alla cultura, privatizzò le imprese di stato. Il cambiamento più drastico fu compiuto nel 1988, con la firma dell’accordo di libero scambio tra Mulroney e il presidente statunitense Ronald Reagan. Queste misure non riuscirono a evitare un periodo di crisi economica e di aumento della disoccupazione. Nel 1992 il Canada sottoscrisse con gli Stati Uniti e con il Messico un nuovo accordo economico (NAFTA).

Ma il problema che il Canada si trovò ad affrontare nell’ultimo decennio del secolo fu ancora quello relativo ai movimenti separatisti. Nel 1987 i leader nazionali e provinciali del Québec approvarono una serie di emendamenti costituzionali atti al riconoscimento della provincia come “società distinta” nell’ambito della confederazione canadese. I negoziati con il governo portarono all’accordo di Charlottetown che soddisfece le richieste del Québec, ma non venne approvato dal nuovo referendum nazionale del 1992 (l’accordo fu respinto anche nel Québec). Fu approvato invece un accordo per la costituzione di un territorio autogovernato dagli inuit, il Nunavut (“nostra terra” nella lingua degli inuit, l’inuktitut). Encarta

L’era Chrétien e le tensioni separatiste

Nel febbraio del 1993 Mulroney diede le dimissioni; alle elezioni di ottobre i liberali conquistarono 177 seggi al Parlamento, mentre i conservatori scesero da 154 seggi a 2, nella più clamorosa sconfitta di un partito governativo in tutta la storia del Canada. Jean Chrétien, leader del Partito liberale, assunse la guida del governo. Il Bloc québécois dell’indipendentista Lucien Bouchard divenne il secondo partito e la reale opposizione nel Parlamento nazionale.

Nel 1994 le elezioni nel Québec diedero la maggioranza al Parti québécois. Il leader Jacques Parizeau chiamò ancora il Québec a un referendum, che si svolse nell’ottobre del 1995 e vide prevalere di strettissima misura (l’1%) i voti contrari all’indipendenza. La sconfitta degli indipendentisti, per la quale si era speso personalmente il premier Chrétien, causò non solo le dimissioni di Parizeau, ma anche un ulteriore deterioramento delle relazioni tra francofoni e anglofoni.

Le elezioni legislative del 1997 videro una nuova affermazione del Partito liberale, rimasto l’unico partito a essere rappresentato omogeneamente su tutto il territorio della federazione. Nel Québec gli indipendentisti del Bloc ottennero un buon risultato, ma lontano da quello raggiunto nel 1994 a causa della perdita di voti a favore della formazione moderata del Nuovo partito democratico.
Tensioni

La questione del Quebéc continuò ad agitare la vita politica del paese. Nell’estate 1998, una sentenza della Corte suprema, pur non riconoscendo al Québec, sulla base del diritto nazionale e internazionale, il diritto alla proclamazione unilaterale dell’indipendenza, prendeva tuttavia atto del diffuso sentimento secessionista nella provincia e stabiliva un “obbligo costituzionale al negoziato” tra tutte le entità della federazione. Riconoscendo in linea di principio la legittimità di una secessione (qualora fosse stata scelta da una maggioranza qualificata attraverso un quesito chiaro e inequivocabile), la Corte sollecitava tuttavia le varie province canadesi a una riforma della federazione che consentisse il trasferimento di maggiori poteri ai parlamenti locali, scongiurando il rischio della separazione.

Jean Chretien
Jean Chretien

Accogliendo la sollecitazione della Corte suprema, la Camera dei comuni adottò una linea ambigua; infatti, la legge approvata nel marzo 2000, se da un lato riconosceva al Québec il diritto di separarsi dal resto della federazione attraverso un referendum, dall’altro, stabilendo una serie di ostacoli istituzionali praticamente inaggirabili, rendeva la secessione di fatto impossibile. La decisione del Parlamento federale fu criticata non solo dai separatisti, ma anche da molti esponenti della comunità anglofona e della stessa maggioranza di governo, che la giudicarono insoddisfacente e antidemocratica.

Nel Québec, in occasione delle elezioni del novembre 1998, il Parti québécois si aggiudicò, con il 42,9% dei voti, 76 seggi sui 125 del Parlamento locale e il suo leader Bouchard fu confermato alla guida del governo; la conquista della maggioranza dei voti (43,6%) da parte del Partito liberale rese tuttavia improbabile il ricorso a un nuovo referendum per l’indipendenza. Nella primavera del 1999 il Canada concesse ufficialmente l’autonomia amministrativa alla popolazione inuit con la creazione del territorio del Nunavut, terzo territorio del paese nato da una suddivisione dei Territori del Nord-Ovest; in politica estera partecipò con proprie truppe all’azione militare Allied Force (Forza alleata) che la NATO sferrò contro la Serbia.

Le elezioni legislative del novembre 2000 favorirono ancora una volta il Partito liberale di Jean Chrétien che, con il 40% dei voti e la maggioranza assoluta alla Camera dei comuni, fu riconfermato per la terza volta alla guida del governo. Il rafforzamento dei liberali nelle province orientali e in Québec portò nel gennaio seguente alle dimissioni di Lucien Bouchard, sostituito alla guida del governo provinciale da Bernard Landry.
Al Vertice delle Americhe, svoltosi a Québec nell’aprile 2001, venne firmato un primo accordo per la costituzione di un’area di libero scambio tra tutti i paesi del continente (con l’eccezione di Cuba): la Free Trade Area of the Americas (FTAA; in spagnolo Area de libre comercio de las Américas, ALCA). In occasione dei lavori del summit, la città di Québec, come già Seattle nella primavera del 2000, fu raggiunta da migliaia di manifestanti, critici nei confronti delle politiche di globalizzazione.

Nell’agosto 2002 Chrétien annunciò il suo ritiro dalla vita politica, dovuto principalmente a conflitti interni al partito; conservò tuttavia la guida del governo fino al dicembre 2003, quando la cedette al compagno di partito e ministro delle Finanze Paul Martin. Nell’ultimo anno di premierato, Chrétien prese le distanze dagli Stati Uniti, ratificando il protocollo di Kyoto e schierando inoltre il paese contro l’offensiva militare anglo-americana in Iraq. Nel Québec, con le elezioni dell’aprile 2003 il progetto secessionista del Parti québécois subì un’altra battuta d’arresto; ad aggiudicarsi le elezioni furono infatti i liberali federalisti di Jean Charest, il quale assunse la guida del governo provinciale.

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