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Storia dell'Egitto antica : l'Egitto vecchia (1580-1085 CA. A.C.) 2èsima parte
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Il figlio ed erede, Amenofi IV (1372-1354 ca. a.C.) è ricordato soprattutto per la riforma religiosa, volta a contrastare il potere dei sacerdoti di Ammone. Fin dalle origini della dinastia il clero tebano aveva avuto un’importanza eccessiva, spesso condizionando l’operato dei faraoni. Amenofi IV compì dunque un gesto rivoluzionario: abolì il culto di Ammone, ne chiuse i templi e ne disperse i sacerdoti. Impose quindi un nuovo culto monoteistico, quello di Aton, il dio del sole, e cambiò anche il suo nome in Akhenaton (“colui che è gradito ad Aton”). Abbandonò infine Tebe per una nuova capitale, Akhetaton (oggi Tell el-Amarna), costruita lungo il Nilo 300 km a nord di Tebe, in onore di Aton.

Il culto del nuovo dio presentava caratteristiche più democratiche, in quanto presupponeva un maggiore egualitarismo fra gli uomini e si basava su testi sacri meno incomprensibili dei precedenti. Anche il comportamento del faraone e della moglie Nefertiti, che appoggiò la riforma religiosa, fu diverso: i sovrani si fecero raffigurare in atteggiamenti informali e quotidiani, e nell’arte egiziana si introdusse una tendenza realistica, talora anche esasperata, indice del fatto che il faraone voleva anche in questo ambito rompere con la tradizione precedente. La situazione si andava tuttavia complicando per Akhenaton: infatti gli ittiti, approfittando delle difficoltà interne causate da una rivolta suscitata dal clero di Tebe, fomentarono un’insurrezione dei vassalli siro-palestinesi. La Siria si ribellò, gli amorrei conquistarono i porti fenici precedentemente occupati dagli egiziani e il regno di Mitanni fu sottomesso dagli ittiti e dagli assiri.

La riforma religiosa di Akhenaton terminò con il suo regno; gli succedette il giovane genero Tutankhamon, che riportò la capitale a Tebe e abbandonò il culto del dio Aton, restaurando quello di Ammone. Del regno di Tutankhamon non si sa quasi nulla; il faraone è noto soprattutto per lo splendido corredo funerario ritrovato nella sua tomba dai due archeologi britannici Howard Carter e George Carnarvon nel 1922. Al fondatore della XIX dinastia, Ramesse I (che regnò dal 1293 al 1291 a.C.), succedette il figlio Seti I (1291-1279 a.C.), che condusse campagne militari contro la Siria, la Palestina, la Libia e gli ittiti. Fece costruire un santuario ad Abido, e – come suo padre – scelse quale capitale Pi-Ramesse (odierna Qantir).

Gli succedette Ramesse II, uno dei suoi figli, che regnò per quasi 67 anni: a lui si deve la costruzione e l’ampliamento di gran parte dei monumenti di Luxor e di Karnak, dei templi di Abu Simbel e dei santuari di Abido e di Menfi. Ramesse II affrontò gli ittiti nella battaglia di Qadesh (in Siria, sul fiume Oronte) nei primissimi anni del XIII secolo a.C., che però si risolse senza vincitori; dopo una ventina d’anni, egli concluse con Khattushili III, re degli ittiti, un trattato di pace (il più antico di cui ci sia giunto il testo, sia nella versione egiziana sia in quella ittita) che prevedeva anche un reciproco aiuto in caso di aggressione esterna. Il pericolo era infatti rappresentato dagli assiri, che divenivano sempre più potenti e governavano un impero che si estendeva fino all’Eufrate. Il figlio di Ramesse, Merneptah (che regnò dal 1233 al 1223 ca. a.C.), sconfisse i cosiddetti popoli del mare, gli invasori provenienti dall’Egeo che dilagarono nel Medio Oriente nel XIII secolo a.C.; è probabile che proprio sotto il suo regno sia avvenuto l’esodo degli ebrei dall’Egitto e che Mosè sia vissuto alla corte di Ramesse II.

I faraoni che succedettero dovettero affrontare le insurrezioni da parte degli ormai numerosi popoli assoggettati. Il secondo sovrano della XX dinastia, Ramesse III, riuscì a respingere la seconda incursione dei “popoli del mare” che si erano alleati con i libici: fece poi rappresentare le proprie vittorie militari sulle pareti del complesso funerario edificato a Medinet Habu, vicino a Luxor. Dopo la sua morte, l’Egitto conobbe un periodo di decadenza, dovuta principalmente al concentrarsi del potere nelle mani dei sacerdoti di Ammone, dei capi dell’esercito (che si arrogavano sempre più privilegi) e dei più importanti burocrati. "Egitto," Microsoft® Encarta

Amenofi III
Amenofi III
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