Economia della Francia
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Fotografie Francia |
La Francia, un tempo paese prevalentemente agricolo, ha conosciuto un primo sviluppo industriale nel XIX secolo, con la valorizzazione delle aree minerarie del Nord e della Lorena, la nascita dell’industria tessile e altre attività legate ai rapporti commerciali con i suoi vasti domini coloniali; tuttavia la sua piena affermazione come grande paese industriale moderno si è avuta dopo la seconda guerra mondiale, quando il governo varò una serie di piani di sviluppo ad ampio spettro destinati a incentivare la ripresa nazionale e ad accrescere il potere statale di direzione dell’economia. Encarta |
Presentazione dell'economia francese |
Il decollo dell’economia della Francia si verificò nel trentennio postbellico grazie all’intervento dello stato che attuò la nazionalizzazione dei trasporti, dell’elettricità, del gas, delle principali banche e delle riserve di carbone. Il governo divenne inoltre un importante azionista di gruppi industriali automobilistici, dell’elettronica e dell’aeronautica, nonché il principale investitore nella valorizzazione delle riserve petrolifere e di gas naturale. Grazie a questi piani e programmi di sviluppo, la produzione nazionale francese crebbe circa del 50% tra il 1949 e il 1954, del 46% tra il 1956 e il 1964, e con un tasso medio annuo del 3,8% nel corso degli anni Settanta. Nei primi anni Ottanta il tentativo avviato dal governo socialista di rilanciare la nazionalizzazione delle imprese considerate vitali per lo sviluppo economico naufragò a causa della crisi economica che colpì il paese. Le successive politiche economiche, soprattutto quelle adottate dai governi conservatori a partire dal 1986, portarono a una ridefinizione del modello economico misto francese e favorirono la privatizzazione delle grandi industrie e delle principali banche. Questo nuovo orientamento non fu messo in discussione nemmeno dal ritorno dei socialisti al governo nel 1997. Oggi la Francia è la quarta potenza economica mondiale. Nel 2005 il prodotto interno lordo del paese ammontava a 2.126.630 milioni di dollari USA, pari a un reddito pro capite di 34.935,50 dollari USA. Nel 2004 il tasso di disoccupazione del paese era pari al 9,9% della popolazione attiva. |
Agricoltura e allevamento |
Il settore primario, che impiega il 2% della popolazione attiva, produce il 2,2% del PIL. Il territorio coltivabile costituisce il 35,7% della superficie del paese. Malgrado il numero degli occupati nel settore sia basso e modesto l’apporto nel PIL nazionale, la Francia è una grande potenza agricola: è infatti il primo paese agricolo dell’Unione Europea (primo produttore e primo esportatore europeo) e il secondo esportatore mondiale di prodotti agricoli e agroalimentari dopo gli Stati Uniti. La modernizzazione dell’agricoltura, avviata negli anni Cinquanta del XX secolo, si è tradotta in una riduzione del numero delle aziende e in un aumento della superficie media coltivata (circa 28 ettari). La produzione di cereali eccede il fabbisogno del paese. Le principali colture, la cui distribuzione è legata ai vari tipi di ambienti e di suoli, vedono al primo posto il frumento, di cui la Francia è uno dei maggiori produttori mondiali; seguono barbabietole da zucchero, patate, mais e orzo, oltre a segale, avena, rape, carciofi, lino, canapa e tabacco. Encarta |
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In alcune zone del paese si pratica la bachicoltura e nel sud l’olivicoltura; anche la frutticoltura è una voce fondamentale dell’economia agraria, con una vasta produzione di mele, da pasto e da sidro, pere, prugne, pesche, albicocche, ciliege, agrumi e noci. Di grande rilievo è l’allevamento di bovini e mucche da latte, che consentono un’attività casearia di primaria importanza; considerevole anche l’allevamento di ovini, suini, capre, cavalli e volatili da cortile. La viticoltura costituisce una preziosa risorsa e, con l’Italia, la Francia detiene il primato mondiale della produzione di vino: nel 2003 la produzione annua fu di 4.732.000 tonnellate.Encarta |