L'economia danese
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L’agricoltura è tradizionalmente un settore di rilievo nell’economia danese, sebbene oggi contribuisca solo per il 1,6% alla formazione del prodotto interno lordo (PIL). A partire dal secondo dopoguerra, l’industria manifatturiera e i servizi sono cresciuti considerevolmente di importanza, contribuendo rispettivamente per il 26% e per il 72,4% (dati del 2006). |
Nel 2005 la popolazione attiva del paese (costituita, per il 46,4 % della forza lavoro totale, da donne) era impegnata per il 24% nell’industria, per il 73% nei servizi e per il 3% nell’agricoltura (in netta diminuzione rispetto al 1965, quando era pari al 14%). Il PIL, nel 2006, era di 275.366 milioni di dollari USA, pari a 50.650,50 dollari USA pro capite. Secondo i dati Eurostat, nel 2003 il tasso di disoccupazione del paese era pari al 5,6%. Il 52,9% del territorio danese è coltivato (2005). La principale coltura è costituita da cereali, soprattutto frumento (4.801.600 tonnellate nel 2006), orzo (3.270.300 tonnellate), avena e segale. Rilevanti sono anche le colture di barbabietola da zucchero (2.314.200 tonnellate), di patate e ortaggi. |
L’agricoltura, una delle più avanzate del mondo per il livello tecnico raggiunto, è praticata perlopiù in appezzamenti di piccole dimensioni e in aziende a conduzione familiare, in base alle disposizioni volute dallo stesso governo che scoraggia la fusione dei poderi in proprietà di più grandi dimensioni. Di notevole rilevanza per l’economia del paese è l’allevamento, in particolare di suini, bovini e cavalli, che alimenta l’industria lattiero-casearia e della lavorazione delle carni, i cui prodotti sono in grande misura destinati all’esportazione. "Danimarca," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 |
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Agricoltura Danimarca. Encarta |
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