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Kim Dae Jung


Kim Dae Jung e Kim Jong Il
Kim Dae Jung e Kim Jong Il

Per dare un forte segnale al paese, due ex presidenti, Chun Doo Hwan e Roh Tae Woo, furono incriminati nel 1995 per corruzione e per la repressione della protesta studentesca di Kwangju del 1980. Chun e Roh vennero condannati definitivamente nel 1997 a pesanti pene.

Nel 1996 la Corea del Sud fu raggiunta dalla crisi finanziaria asiatica e scivolò in una grave crisi economica e sociale. Alla fine dell’anno l’intero paese fu bloccato per molte settimane da uno sciopero dei lavoratori, che richiedevano l’estensione della rappresentanza sindacale e respingevano un progetto di legge che avrebbe esteso la possibilità di licenziamento e la flessibilità degli orari di lavoro. Per approvare la legge il governo ricorse a una seduta-truffa, convocata in gran segreto alle sei del mattino in assenza dell’opposizione e durata solo dieci minuti. Criticato anche a livello internazionale, il governo approvò una versione emendata della legge nel marzo 1997, che, senza soddisfare i lavoratori, scontentò anche i grossi gruppi industriali (i chaebol), che la giudicarono non rispondente alle esigenze dell’economia sudcoreana.

Con l’aggravarsi della crisi finanziaria, nel 1997 la Corea del Sud giunse sull’orlo del collasso economico; alla fine dell’anno il paese fu costretto a chiedere l’intervento del Fondo monetario internazionale.

Per la prima volta, nel dicembre dello stesso anno, fu eletto alla presidenza della repubblica, sebbene di stretta misura, un candidato dell’opposizione, Kim Dae Jung. Acerrimo nemico delle dittature militari, dalle quali era stato per due volte condannato a morte, Kim Dae Jung si fece portatore di un programma basato su riforme economiche e politiche e sulla ripresa del dialogo con la Corea del Nord. Privo della maggioranza in Parlamento, Kim perseguì una strategia di “riconciliazione” e, nel tentativo di accattivarsi la benevolenza del principale partito di opposizione, il Grande partito nazionale, concesse la libertà a Chun Doo Hwan e a Roh Tae Woo, e riabilitò il suo vecchio nemico Park Chung Hee.

Roh Moo-Hyun
Roh Moo-Hyun

Kim Dae Jung si ritrovò a operare in una situazione di estrema complessità; costretto a far fronte agli impegni di ristrutturazione economica contratti con il Fondo Monetario, agli inizi del 1998 sottoscrisse un patto di “riforma del sistema sociale” con i sindacati; a fronte del riconoscimento dei diritti sindacali e dell’impegno a migliorare il sistema di sicurezza sociale, Kim ottenne il via libera per il suo disegno di ristrutturazione del mercato del lavoro, basato su una maggiore flessibilità degli orari di lavoro e su un’ampia facoltà di licenziamento. Nel 1999 il paese riuscì a superare la fase più critica della recessione.

Anche le relazioni con la Corea del Nord – nonostante un grave scontro tra le due marine militari avvenuto nel giugno 1999 in un tratto conteso del Mar Giallo – videro un sensibile miglioramento. Grazie alla politica più morbida e accorta adottata da Seoul (definita della “mano tesa”), i negoziati con la Corea del Nord entrarono in una nuova fase e, nel giugno 2000, tra i presidenti Kim Jong Il e Kim Dae Jung si svolse uno storico incontro a Pyongyang, il primo ai massimi livelli dalla fine della guerra di Corea. Frutto di un’intensa attività diplomatica, l’incontro di Pyongyang gettò le basi per una maggiore collaborazione economica e politica tra i due paesi, che avviarono inoltre delle trattative per far seguire, all’armistizio del 1953, un vero e proprio trattato di pace. La politica di distensione avviata dai due paesi conseguì un primo importante riconoscimento internazionale nell’ottobre del 2000, quando a Kim Dae Jung venne attribuito il premio Nobel per la pace.

I successi diplomatici ebbero però uno scarso effetto sulla vita politica del paese, anche a causa di una sorda lotta per il potere all’interno dello stesso governo, che favorì la ripresa del Grande partito nazionale. Nelle elezioni dell’aprile del 2000 questo si confermò al primo posto, conquistando 133 dei 299 seggi del Parlamento coreano. Kim Dae Jung restò ancora senza una maggioranza; il suo Partito democratico del millennio (nato dalla trasformazione del Congresso nazionale per una nuova politica) ottenne solo 115 seggi. L’insuccesso dei partiti di governo fu dovuto anche a una singolare ed efficace campagna di boicottaggio promossa da centinaia di organizzazioni della società civile; sviluppatasi interamente attraverso Internet, la campagna prese di mira decine di candidati al Parlamento considerati particolarmente incompetenti e corrotti, contribuendo alla loro bocciatura.

L’ultima parte del mandato di Kim si svolse in un clima politico e sociale di grande tensione. Agli inizi del 2001 la ripresa economica subì una battuta d’arresto e molte imprese, tra cui l’importante casa automobilistica Daewoo, giunte sull’orlo del fallimento, annunciarono il licenziamento di decine di migliaia di lavoratori. L’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di George W. Bush, contrario, a differenza della precedente amministrazione Clinton, all’apertura del governo di Seoul nei confronti di Pyongyang, ridiede peraltro fiato all’opposizione conservatrice. Nel 2001 diversi esponenti del governo e due figli dello stesso Kim furono coinvolti in gravi scandali. Alla crisi economica, che causò una massiccia protesta sociale, seguì una fase politica estremamente conflittuale. Mentre l’amministrazione statunitense bocciò la politica di distensione sostenuta dal governo sudcoreano, collocando la Corea del Nord nel cosiddetto “asse del male” accanto all’Iraq e all’Iran, il Partito democratico del presidente Kim Dae Jung venne battuto in diverse elezioni locali dal Grande partito nazionale. Nel settembre 2001 i liberaldemocratici ritirarono il sostegno al governo, che si dimise in blocco per consentire a Kim di operare un profondo rimpasto. Sottoposto a dure critiche, Kim fu costretto prima a dimettersi dalla presidenza del partito, poi, nel maggio del 2002, dallo stesso partito. "Corea del Sud," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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