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Polonia negli anni '90


Kwasniewski
Aleksander Kwasniewski

Le elezioni presidenziali del 1990 furono vinte da Wałesa. Grazie anche all’estrema frammentarietà del quadro politico uscito dalle elezioni democratiche del 1991 (con ben 29 partiti presenti nella Dieta), la Polonia postcomunista si ritrovò sprofondata in una situazione confusa, conflittuale e instabile e fino al 1993 alla guida del paese si avvicendarono diversi e incerti governi di coalizione.

Il sistema elettorale adottato nelle elezioni del 1993 semplificò il panorama politico. I partiti eredi del comunismo, tra cui l’Alleanza della sinistra democratica (ASD; socialisti) e il Partito dei contadini (PSL), beneficiarono del diffuso malcontento conquistando una forte maggioranza. Il governo di Waldemar Pawlak, il leader del PSL, fu tuttavia bersaglio di continui attacchi da parte del presidente Wałesa, che nel gennaio 1995 minacciò di sciogliere il Parlamento. In marzo, a Pawlak alla guida del governo successe il socialdemocratico Józef Olesky. Nelle elezioni presidenziali di novembre Wałesa venne sonoramente sconfitto da Aleksander Kwaśniewski, fondatore e leader dell’ASD.

La vittoria di Kwaśniewski causò un ulteriore inasprimento dello scontro politico. Nel 1996, Olesky, accusato di spionaggio a favore di Mosca, fu costretto alle dimissioni. In ottobre la Dieta negò l’autorizzazione a procedere contro il generale Jaruzelski e altri esponenti del passato regime. Nel 1997 una commissione parlamentare straordinaria, profondamente lacerata, redasse una nuova Costituzione che un referendum approvò di stretta misura (52,7%). Contestata dai partiti della destra per la sua impronta laica, la nuova carta costituzionale si conformava tuttavia alle richieste dei paesi occidentali per l’ingresso della Polonia nell’Unione Europea e nella NATO e aboliva la pena di morte.

Nelle elezioni legislative del settembre 1997 si affermò una frastagliata coalizione di centrodestra, l’Azione elettorale di solidarietà (AWS), il cui leader Jerzy Buzek formò il nuovo governo.

Con l’intento di rinforzare i valori cristiani nel paese, il nuovo governo limitò il diritto all’aborto e nel 1998 ratificò il Concordato con la Chiesa cattolica firmato nel 1993 ma successivamente sospeso dai governi di centrosinistra. Sul piano economico, in contrasto con il presidente Kwaśniewski, il governo rilanciò la strategia liberista avviata subito dopo la fine del regime comunista.

Ammessa nel 1997, con la Repubblica Ceca e l’Ungheria, nel gruppo di allargamento della NATO, la Polonia entrò ufficialmente a far parte dell’Alleanza atlantica nel marzo del 1999. Ai successi in politica estera non corrisposero risultati significativi sul fronte interno. Dopo diversi anni di costante crescita, alla fine degli anni Novanta l’economia polacca subì una brusca frenata.

La riduzione della spesa sociale decisa dal governo e soprattutto l’avvio della ristrutturazione di alcuni settori pubblici, con il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro, favorirono il nascere di un ampio movimento di protesta.

La stabilità del paese risentì poi della forte divisione tra laici e cattolici. Fautrice di una vigorosa “decomunistizzazione”, la Chiesa cattolica si fece protagonista di una lunga battaglia contro il presidente Kwaśniewski, rinfacciandogli il suo passato comunista. L’intransigenza nei confronti del vecchio regime, condivisa dalle forze di centrodestra al governo, favorì la crescita di un fenomeno integralista e antisemita; significative a tale riguardo furono le accuse rivolte agli ebrei di “appropriazione morale” di Auschwitz come simbolo della Shoah e la collocazione di centinaia di croci davanti all’ingresso del campo di sterminio, che sollevarono lo sdegno a livello internazionale.L’esasperazione del clima politico e religioso non risparmiò la stessa maggioranza e nel 1999 due ministri del governo conservatore furono costretti alle dimissioni per il ruolo avuto durante il passato regime. Non ne risentì invece la popolarità di Kwaśniewski, che nelle elezioni svoltesi nell’ottobre 2000 si confermò alla presidenza con un’ampia maggioranza (54% dei suffragi); l’ex presidente Wałesa non ottenne che l’1% dei voti, piazzandosi al settimo posto. "Polonia," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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