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Guido Guinizelli


Francesco Petrarca nello studio
Francesco Petrarca nello studio

Sempre alla fine del secolo si configurò la fondamentale esperienza poetica di un gruppo di giovani, perlopiù fiorentini, che, riprendendo la lezione del bolognese Guido Guinizelli, elaborarono un nuovo stile (il dolce stil novo) capace di reinterpretare la tematica amorosa di tipo cortese sulla base di un retroterra scientifico e filosofico più ricco e moderno, con attenzione alla dimensione culturale e psicologica del mondo cittadino comunale e, più in particolare, con una sensibilità linguistica più musicale e coerentemente tenuta sul registro del piano e del “dolce”.

Alla costituzione del nuovo gusto e alla coscienza delle novità espresse dettero un contributo decisivo i fiorentini Guido Cavalcanti e Dante. Questi narrò nella Vita nuova la sua storia ideale dell’amore (costruita secondo le tappe dell’amore mistico verso Dio) e offrì un modello raffinatissimo di prosa d’arte, quale connettivo delle varie liriche del testo. Il più giovane Cino da Pistoia concluse l’esperienza dello stilnovismo aprendo la strada alla lirica di Petrarca.

Ancora in Toscana, a fianco dell’esperienza stilnovistica, si sviluppò un altro filone poetico, di tipo realistico e burlesco (tenuto cioè su un registro espressivo non più “tragico”, bensì “comico”) e destinato a un pubblico più ampio. Spiccano in quest’ambito i nomi del senese Cecco Angiolieri e di Folgòre da San Gimignano. Ma la figura dominante, al punto da essere considerato il padre della lingua italiana, è Dante Alighieri.

Eccezionale sperimentatore di linguaggi, stili e generi letterari, Dante scrisse sia in volgare sia in latino, ma affermò il primato del volgare come lingua letteraria anche attraverso il ripensamento dell’esperienza poetica del Duecento compiuto nel De vulgari eloquentia (1303-1305), trattato incompiuto di storia della lingua, di retorica e di stilistica. Dotato di cultura enciclopedica, Dante espresse nel Convivio (1304-1307 ca.) l’intenzione di divulgare il sapere oltre la cerchia ristretta dei “chierici”, gli intellettuali tradizionali, trattando in volgare argomenti scientifici e filosofici. Nel De Monarchia (cui lavorò dopo il Convivio) Dante afferma la separazione dei poteri tra Chiesa e Impero nelle rispettive sfere di competenza. L’idea di riproporre un sapere enciclopedico sotto forma di viaggio verso la salvezza (viaggio in cui si proietta il mondo terreno nell’aldilà e si commisura il disordine terreno all’ordine celeste) viene sviluppato nella Divina Commedia, poema in terzine di endecasillabi, iniziato verso il 1307.

E la terzina, come forma metrica, sarebbe stata continuamente riproposta nel corso dei secoli fino a tutto il Novecento. La fortuna di quest’opera consentì la diffusione del toscano oltre l’ambito regionale, specie nelle aree settentrionali. Nonostante la genialità di Dante e la ricchezza del suo plurilinguismo sperimentale, gli orizzonti mentali sono quelli del Medioevo.

A una nuova concezione della cultura e dell’uomo si aprì Francesco Petrarca attraverso un lavoro appassionato e pionieristico di recupero della cultura classica e della lingua latina antica, sia di quella ciceroniana (vagheggiata nel suo vasto epistolario) sia di quella virgiliana (riproposta nel poema in latino Africa dedicato alla funzione civilizzatrice di Roma). Petrarca scrisse tutte le sue opere in latino con due sole eccezioni, ma una di queste, il Canzoniere, è opera di importanza fondamentale nella storia letteraria italiana. Egli infatti, rielaborando il linguaggio della tradizione stilnovistica, riuscì a trasferire la sua complessa introspezione psicologica e sentimentale in forme così perfette da costituire un modello vincolante per secoli (grazie anche alla consacrazione cinquecentesca delle sue liriche) e da perpetuare una tradizione di monolinguismo poetico fino a epoche recenti.

Giovanni Boccaccio


Meno rigoroso nelle scelte, ma più aperto alla comunicazione con un pubblico borghese, appare il toscano Giovanni Boccaccio. Col Decameron egli impresse nelle forme narrative della prosa un incanto comunicativo e, insieme, una forza di oggettivazione magica della realtà che le resero per secoli un modello e un canone per la prosa, svolgendo la stessa funzione che Dante per un verso e Petrarca per un altro svolsero nella lingua poetica.

Le opere di questi tre grandi del Trecento sono tutte scritte in volgare toscano, cioè la lingua destinata, grazie anche alla funzione di canone delle opere stesse, ad affermarsi in Italia a scapito delle altre varianti regionali e locali, che con rare eccezioni rimarranno compresse fino al Novecento, in una situazione culturale completamente cambiata. "Architettura," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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