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La Cina e l'internazionale negli anni 90 e 2000
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Il 1° luglio del 1997, dopo 156 anni di colonizzazione britannica, Hong Kong tornò alla Cina. Nel dicembre 1999 fu la volta di Macao, dal 1849 sotto la sovranità portoghese. Pechino si impegnò a non sconvolgere gli ordinamenti politici ed economici delle due ex colonie, secondo il principio “un paese, due sistemi”.

I cambiamenti nella politica interna determinarono un inedito miglioramento nelle relazioni internazionali della Cina, che tuttavia subirono uno stallo alla fine degli anni Novanta. Dopo diversi anni di apertura, i rapporti tra Cina e Stati Uniti, nonostante lo scambio di visite ai più alti livelli avvenuti nel 1997-98, peggiorarono sensibilmente. I due paesi sfiorarono infatti gravi crisi diplomatiche quando, nel maggio 1999, durante la crisi del Kosovo, l’ambasciata cinese a Belgrado fu colpita dagli aerei della NATO, e quando, poche settimane dopo, Washington denunciò una sistematica attività di spionaggio durata 25 anni, attraverso la quale Pechino sarebbe entrata in possesso di importanti informazioni sugli armamenti nucleari e sui dispositivi balistici statunitensi.

 

Tuttavia, alla fine dell’anno più travagliato per le relazioni tra i due paesi, nel novembre del 1999 Cina e Stati Uniti firmarono (smentendo le voci che davano per imminente una clamorosa rottura dei negoziati) uno storico accordo commerciale, che apriva alle merci statunitensi quello che era stato definito il “mercato più grande del mondo”.

L’accordo, sul quale la leadership cinese era profondamente divisa, costituì un’importante vittoria per Zhu Rongji e un rafforzamento della sua posizione nel Partito comunista cinese. Gli accordi, preliminari all’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO), furono seguiti nel maggio 2000 da analoghi accordi sottoscritti con l’Unione Europea.

Dopo la riunificazione con Hong Kong, la diplomazia cinese compì grossi sforzi per indurre anche Taiwan a tornare sotto l’autorità di Pechino. Benché nel corso degli anni Novanta Cina e Taiwan (considerata da Pechino la “provincia ribelle”) avessero stabilito buone relazioni commerciali e massicci fossero gli investimenti taiwanesi sul continente, i rapporti politici e diplomatici erano rimasti tesi e avevano più volte sfiorato la rottura e lo scontro militare.

Il dialogo tra i due paesi subì una nuova battuta d’arresto in seguito alle elezioni svoltesi a Taiwan nel marzo 2000, quando il Guomindang (che dopo cinquant’anni di ininterrotto potere era diventato più possibilista circa la riunificazione) venne nettamente sconfitto dal Partito democratico progressista e Chen Shui-bian, inviso a Pechino per le sue posizioni fortemente nazionaliste, fu eletto alla presidenza.

Le tensioni con Taiwan ebbero una pesante ricaduta sulle relazioni internazionali cinesi, in particolare con gli Stati Uniti. Con l’insediamento alla presidenza di George W. Bush, Washington modificò infatti il suo l’atteggiamento; lo status di “concorrente strategico” che la nuova amministrazione statunitense assegnò alla Cina (in sostituzione di quello di “partner strategico” di cui aveva goduto con l’amministrazione Clinton), fece temere infatti alla leadership cinese un deterioramento delle relazioni tra i due paesi e la ripresa di una pericolosa corsa per l’egemonia nell’Asia orientale. Agli inizi del 2001, la decisione della nuova amministrazione statunitense di sbloccare la vendita di armi a Taiwan e l’allusione di Bush alla possibilità di allacciare formali relazioni con Taiwan (la cui indipendenza non è riconosciuta dalle Nazioni Unite) fecero riaccendere lo scontro diplomatico tra i due paesi. Nell’aprile dello stesso anno, con un incidente che coinvolse nei cieli cinesi i velivoli delle due aviazioni militari, la crisi diplomatica tra Pechino e Washington giunse sull’orlo della rottura.

La questione taiwanese e quella dei diritti umani – per la quale la Cina era stata più volte ammonita dalla comunità internazionale – non frenarono la corsa della Cina sulla scena internazionale. Nel luglio 2001, il paese fu scelto dal Comitato olimpico internazionale

Taiwan
Taiwan. Encarta
per ospitare i Giochi olimpici del 2008; alla fine dello stesso anno, la Cina entrò ufficialmente nell’Organizzazione mondiale per il commercio. "Cina," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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