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Usi e tradizioni nel buddismo


Mandala buddhista
Mandala buddhista

La tradizione più antica identifica i fedeli del Buddha con i membri di una comunità di carattere essenzialmente monastico; la ben nota immagine del monaco dalla testa rasata, vestito di una tonaca arancione senza cuciture, evoca tuttora il seguace di questa religione e della sua disciplina, che conserva i suoi aspetti caratteristici nonostante i mutamenti e gli adattamenti certamente sopravvenuti nel tempo: i monaci oggi non sono più itineranti come in origine, ma seguono tendenzialmente (almeno nella tradizione Theravada) tutte le norme previste dagli scritti canonici. Osservano il celibato e l’obbligo di vivere unicamente di elemosina, disposizioni, queste, abrogate da alcune scuole giapponesi che permettono ai religiosi il matrimonio. Queste scuole impongono ai monaci, come fa lo Zen, di provvedere al proprio sostentamento per mezzo del lavoro agricolo.

Membri della comunità sono considerati anche i laici, che condividono con i monaci e con le monache la professione di fede riassunta nella formula: “Io prendo rifugio nel Buddha, nel dharma (la dottrina, la legge del Buddha) e nel sangha (la comunità)”. Sebbene il buddhismo non preveda alcun tipo di culto ufficiale, ponendosi piuttosto come filosofia di vita per il singolo, la venerazione del Buddha ha trovato comunque espressione in forme popolari, come testimoniano gli stupa, i tempietti votivi a forma di cupola che fanno parte del paesaggio urbano nei paesi buddhisti e che accolgono le reliquie dell’”illuminato”, oggetto di una devozione molto sentita, come nel caso del dente del Buddha custodito a Kandy, nello Sri Lanka.

Ai festeggiamenti che nei paesi di fede Theravada sono noti con il nome del mese (Vesakha) in cui Siddhartha sarebbe nato, si affiancano i rituali più elaborati della tradizione Mahayana, con le immagini dei molteplici Buddha e Bodhisattva sempre pronti a ricevere le offerte (fiori, frutta, incenso) dei fedeli non solo nei templi, ma anche su altari domestici.

Il buddhismo rimane ancora vitale nei paesi dell’Asia orientale, soprattutto in Thailandia e in Myanmar, per quanto abbia dovuto affrontare, quale conseguenza del rapido processo di occidentalizzazione, alcune delle istanze tipiche di una società moderna: alcuni monaci, infatti, si sono impegnati in prima persona in progetti volti a migliorare la condizione delle classi più umili.

La loro attività ha l’esplicito fine di smentire le accuse di quanti considerano il buddhismo una fede essenzialmente passiva che si mostra insensibile alle miserie dell’umanità, considerate parte di un destino ineluttabile. Una conferma significativa di questo mutato atteggiamento si è verificata, a partire dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento, in India, dove il numero dei fedeli era costantemente diminuito fin dal XII secolo, con la conversione di circa tre milioni di individui appartenenti alla casta più bassa della tradizione induista, quella dei cosiddetti “intoccabili”.

Filosofia per sua natura nemica di ogni visione materialistica, il buddhismo ha subito restrizioni, e talora anche vere e proprie forme di persecuzione nei paesi retti da regimi comunisti; le difficoltà maggiori sono sorte in Cina, paese la cui classe dirigente ha mostrato chiaramente, dopo l’annessione del Tibet e l’esilio del Dalai Lama nel 1959, la propria ostilità, in particolare al lamaismo, ma in generale a ogni altra forma di questa tradizione religiosa.

Molto attivo è invece da alcuni decenni il buddhismo giapponese, che ha conosciuto la nascita di numerose nuove scuole, come la Soka Gakkai (“Società per la creazione dei valori”) sorta dalla scuola Nichiren e caratterizzata da una solida organizzazione soprattutto per quanto concerne le tecniche di proselitismo e l’utilizzo dei mezzi di comunicazione per una forma di propaganda capillare. Dal 1956 essa creò un “partito del buon governo”, espressione concreta di un’ideologia che promette ai suoi fedeli felicità materiale e spirituale in questo mondo, trasfigurato in una sorta di paradiso terrestre.

L’indirizzo Soka Gakkai ha acquisito, insieme allo Zen e ad altre scuole buddhiste, una certa notorietà anche in Occidente, dove ormai da alcuni decenni l’interesse per questa disciplina spirituale si esprime sia nel rinnovato fervore di studi, condotti soprattutto in chiave di accostamento comparativo con la tradizione filosofica occidentale, sia in forme di adesione più o meno ufficiale, limitate comunque a cerchie alquanto ristrette. "Religioni," Origine : Emmanuel Buchot e Encarta.

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