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Architettura giapponese dell'epoca Meiji
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Durante il periodo detto della Restaurazione Meiji (1868-1912), in reazione alla politica culturale di chiusura che aveva caratterizzato il periodo precedente, si attuò una decisa svolta in direzione filoccidentale: massiccia fu l’importazione di forme del tutto estranee alla tradizione nazionale.

La penetrazione di stili architettonici occidentali seguì due canali: da un lato, furono gli stessi architetti stranieri, a partire dal 1868 invitati in Giappone per importanti commissioni, a realizzare opere di impronta spiccatamente occidentale, soprattutto a Tokyo (tra le figure più importanti, ricordiamo i britannici T.J. Waters e Josiah Conder; l’americano R.P. Bridgens; l’italiano C.V. Cappelletti; il tedesco H. Ende); dall’altro lato, i giovani giapponesi che durante gli anni Settanta si trasferirono in Europa per studiare, una volta tornati in patria eressero edifici che risentivano delle tendenze e delle scuole occidentali.

 

Tokyo in particolare fu centro di sperimentazione architettonica: ne sono testimonianza la sede della Banca del Giappone, disegnata da Tatsuno Kingo (1890-1896) e il Teatro Imperiale costruito nel 1911 da Yokogawa Tamisuke. I frequenti terremoti spinsero inoltre, dalla fine dell’Ottocento, all’adozione massiccia di materiali nuovi ed estranei alla tradizione edile giapponese, come gabbie d’acciaio e cemento armato.

Quest’ultimo fu impiegato in larga misura nell’epoca Taisho (1912-1926) per la costruzione di grattacieli. Esercitarono notevoli influssi sull’attività e la progettazione edilizia di questo periodo i movimenti occidentali della Secessione viennese e del razionalismo, e le figure di Frank Lloyd Wright, Walter Gropius, Le Corbusier e Ludwig Mies van der Rohe.

Scarso successo ebbero invece i tentativi volti al recupero dell’architettura tradizionale e alla sua conciliazione con le più moderne esigenze di razionalità e funzionalità.
Arte decorative

La partecipazione di artisti giapponesi alle esposizioni internazionali di Vienna (1873), Chicago (1893) e Parigi (1900) diede grande impulso alla produzione di oggetti d’arte destinati al mercato estero. Nell’oreficeria, nell’arte della ceramica e nella produzione di tessuti si attuò un’interessante connubio tra tecniche tipiche della tradizione nazionale e un repertorio di motivi decorativi aperto a nuove influenze e suggestioni.

"Giappone," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Saigo Takamori
Saigo Takamori. Encarta
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