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L'agricoltura africana
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Nonostante l’espansione del commercio e dell’industria, gli africani rimangono prevalentemente occupati nell’agricoltura e nella pastorizia. Nell’Africa settentrionale e nordoccidentale avena, orzo e mais sono le più importanti colture cerealicole. Datteri, olive e agrumi sono frutto delle principali colture arboree; si coltivano anche numerose specie di ortaggi. Capre, asini, pecore, cammelli e cavalli sono i più importanti animali da allevamento.

Nella regione del Sahara i pastori nomadi allevano cammelli e capre e i pochi agricoltori stanziati nelle oasi coltivano datteri e cereali. A sud del Sahara, nei territori del Sahel e nelle più fertili aree occupate dalle savane, l’agricoltura itinerante – una pratica secondo la quale piccoli appezzamenti vengono ricavati incendiando tratti di savana, ripuliti e coltivati per essere poi abbandonati dopo alcuni anni – è ancora praticata, ma via via va lasciando il posto a un’agricoltura stabile. Mais, sorgo, miglio e, lungo i fiumi, il riso sono i principali cereali coltivati nella fascia a nord delle foreste pluviali.

Negli ambienti forestali più piovosi subentra la produzione di igname, manioca e banane, coltivati soprattutto negli altipiani costieri e nelle aree a foresta dell’Africa centrale;

l’allevamento non può essere praticato in queste ultime zone, infestate dalla mosca tse-tse, presente in circa un terzo del continente. Per tradizione, il possesso di animali da allevare rimane tuttora indice di un relativo benessere economico e sociale.

L’agricoltura orientata al mercato è diffusa in tutto il continente. Si producono derrate alimentari per i mercati urbani locali, mentre chiodi di garofano, caffè, ananas, cotone, cacao, zucchero, tè, mais, caucciù, agave, arachidi, olio di palma e tabacco sono fra i prodotti agricoli da sempre destinati all’esportazione e all’industria. Negli ultimi vent’anni si è assistito a un significativo sviluppo della coltivazione di nuovi prodotti per i mercati occidentali, soprattutto europei: fagiolini, agrumi, rose e altri fiori, kiwi. Nell’Africa orientale e meridionale estese piantagioni e tenute agricole, spesso di proprietà di società straniere o europee, sono sfruttate per la coltivazione di agrumi, tabacco, tè e altri prodotti destinati all’esportazione.

Agricoltura africana
Agricoltura africana. Encarta

Circa un quarto del territorio africano è ricoperto da foreste, dalle quali le popolazioni locali traggono legname utilizzato come combustibile per gli usi domestici; spesso ciò è causa di preoccupanti processi di degrado forestale, soprattutto intorno alle città. Importante è, dal punto di vista economico, la produzione di legni pregiati, perlopiù destinati all’esportazione. Il Gabon è il principale produttore di okumè, un legno usato per la fabbricazione del compensato; la Costa d’Avorio, la Liberia (prima della guerra civile), il Ghana e la Nigeria sono i principali esportatori di legno duro, molto ricercato dai mercati occidentali, ma ormai le aree di produzione sono in via di esaurimento.

La pesca è praticata soprattutto nei laghi della Rift Valley; la pesca di mare è diffusa principalmente per il consumo locale e ha notevole rilievo commerciale in Marocco, Mauritania, Senegal, Namibia, Mozambico e Sudafrica. "Africa," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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